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Cinque stelle, zeru tituli

Il brutto risultato grillino alle amministrative significa il ritorno del bipolarismo e dei due grandi partiti italiani? Sì, se tornano a fare politica.

Roma - Domenica prossima, comunque andranno le cose ai ballottaggi di questa sessione di elezioni comunali, in nessuno dei principali capoluoghi di provincia in cui si tornerà a votare ci saranno “cittadini” del movimento cinque stelle. Nessuno, niente, nemmeno uno. Zeru tituli.
Certo: a voler osservare con occhio distaccato i numeri dei cinque stelle, rispetto alle ultime amministrative, quelle di cinque anni fa, i risultati ottenuti dal Movimento sono, in molti casi, raddoppiati, triplicati, quadruplicati. Guardare però con occhio distaccato quello che è successo la scorsa settimana nei comuni in cui si è andato a votare, e rivendicare l’irresistibile progressione dei cinque stelle sul territorio, costituisce il classico caso del bambino che invece che guardare la luna guarda il dito che indica la luna, e significa, in altre parole, non accorgersi di quello che è accaduto appena tre mesi dopo il famigerato “boom” ottenuto dal cinque stelle: lo smacchiamento dei grillini, il timido ritorno del bipolarismo, la normalizzazione dei “cittadini” a cinque stelle.

Al di là dei singoli casi in cui i grillini hanno ottenuto risultati da incubo – basti pensare al caso di Roma, Viterbo, Siena, Imperia, tutte città dove i grillini rispetto alle ultime politiche hanno perso tra il 12 e il 24 per cento – il punto è che in appena tre mesi i politici non politici del partito non partito si sono resi conto, vedremo se in modo definitivo, che la loro forza propulsiva e la loro essenza politica è direttamente collegata all’essere fuori dal palazzo, da dove è ovviamente più facile, essendo appunto fuori dal sistema, poter declinare il proprio credo antisistemico. Semplice, no? In tre mesi di permanenza all’interno del sistema, invece, i grillini, dimostrando ancora una volta di essere più una forza antagonista che rivoluzionaria, hanno messo insieme una serie di disastri tale da essere ormai percepiti – come dimostra anche la bassa affluenza del primo turno delle comunali dei paradossi – parte integrante dell’odiato sistema. E così, vuoi per i no rifilati a Bersani ai tempi del governo di cambiamento, vuoi per i pasticci sulle primarie, vuoi per i disastri con le diarie, vuoi per le figuracce su Rodotà, vuoi per la scarsa dimestichezza con l’attività parlamentare, vuoi per la militarizzazione del movimento, vuoi per le continue denunce di colpi di stato, vuoi per la difficoltà con cui hanno provato a riempire di contenuti la loro idea di rottamazione, vuoi per mille altri motivi, alla fine i cinque stelle si sono ritrovati alle elezioni con quei brutti ceffi degli azionisti di maggioranza della grande coalizione (Pd e Pdl) che hanno ottenuto i primi due gradini del podio in tutte le principali amministrazioni comunali.

E’ vero: mai come in questo momento l’elettorato italiano è fluido e mobile e mai come in questo momento (vedi anche l’astensione registrata al primo turno delle elezioni) sarebbe sufficiente l’ingresso in campo di un nuovo leader carismatico per attirare verso di sé il consenso degli elettori disinnamorati della politica. Eppure, anche per gli stessi grillini, sarebbe da sciocchi sottovalutare quello che sta accadendo in questa legislatura: dove, per farla breve, il governo più anomalo della storia della nostra Repubblica, quello guidato da Enrico Letta, si ritrova nelle condizioni di combattere i surfisti dell’anti politica semplicemente facendo un po’ di buona politica. E se è vero che l’anti politica è come un fungo che cresce sulla muffa creata dalla politica, è anche vero che Pd e Pdl, dalla plancia di comando del governo, hanno davvero l’opportunità di riscrivere la cartina geografica della politica italiana, di combattere a colpi di riforme gli antagonisti a cinque stelle, e di avvicinarsi alle prossime elezioni con un obiettivo preciso: dimostrare agli elettori di essere loro, Pd e Pdl, le due vere alternative per guidare il paese.

Detto in altre parole, se Pd e Pdl non vogliono tirare le cuoia devono evitare di tirare a campare, e devono soprattutto creare le condizioni per offrire agli elettori due grandi e affidabili nuove alternative di sistema. Un nuovo bipolarismo, per dirla in modo facile, dove i cinque stelle, e non solo loro, sarebbero costretti a fare una cosa molto semplice: o stare di qua o stare di là. La missione naturalmente non è scontata, ma per dare un senso a questa grande coalizione non esistono alternative. O si fa così, e si governa con questo obiettivo, oppure alle prossime elezioni ci sarà sempre qualcuno che, anche con un semplice vaffanculo, potrà avere la possibilità di dare il colpo di grazia al bipolarismo italiano.

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