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Se questo è un porno

Il "cotto e mangiato" della fantasia sessuale, il BDSM per casalinghe: Fifty Shades of Grey è romance puro, e il suo successo è nella twilightizzazione dell'erotismo e della pornografia. Piccola analisi del film più brutto della storia, che sta guadagnando centinaia di milioni di dollari.

È il film più brutto della storia del cinema (tolti gli ultimi quindici anni di made in Italy).

È (e resterà) uno dei maggiori incassi dell’anno, forse anche degli anni a venire.

È Cinquanta sfumature di grigio, già romanzo sporcaccione per casalinghe disperate – ma non solo, o non si potrebbero altrimenti giustificare i 100 e più milioni di copie venduti dalla trilogia: dopo il Grigio sono venuti il Nero e il Rosso, con buona pace di Stendhal. Ma procediamo con ordine.

Milano, 12 febbraio 2015, interno cinema Colosseo. Vado a vedere Cinquanta sfumature di grigio in sala, pagando per un film disgraziatamente doppiato, al primo spettacolo del primo giorno di programmazione – l’anteprima l’avevano piazzata la sera prima, ma c’era il Festival di Sanremo: siamo pazzi? C’è ressa alla biglietteria, perlopiù cinquanta sfumature di grigio-azzurro nei capelli delle signore ottuagenarie. Un gay ventenne con l’amica del cuore. Una coppia di sciuri di mezza età. Solo un’improvvida signora chiede un biglietto per Spider-Man, intendendo Birdman. Sul film torneremo dopo, basti per ora il commento a fine proiezione di un tipo seduto qualche poltrona più a destra della mia, cinquant’anni circa: «Ma va’ a da’ via il culo, Mister Grey!».

In quel primo giorno di programmazione, Cinquanta sfumature di grigio incassa in Italia 1.700.000 euro. Dopo il primo weekend arriva a 8 milioni e mezzo. Nel mondo fa quasi 250 milioni di dollari, di cui 81,7 negli Stati Uniti.

La storia la sapete. Anastasia Steele, detta Ana (uh), laureanda vagamente nerd (e soprattutto vergine), incontra Christian Grey, imprenditore multimilionario (e soprattutto dedito al sadomasochismo, ah no: oggi si dice BDSM). Fine. I critici, specialmente quelli italiani, hanno passato un’intera settimana a urlare che no, questo non è un film erotico. A dire ma dove sono finiti i Louis Malle, i Barbet Schroeder, ma anche solo i cari vecchi Adrian Lyne di una volta. Che il sadomaso è tutt’un’altra cosa, mica queste carezzine sulle chiappe con la coda di pavone. I critici italiani notoriamente se ne intendono, basta vederli, coi loro marsupi e i felponi grigio chiaro con cui si avviano alle proiezioni stampa. (Ricordo al Festival di Roma un paio d’anni fa i gridolini imbarazzati dei giornalisti per E la chiamano estate, brutto film, certo, ma il problema era un altro: cominciava con l’origine-del-mondo di Isabella Ferrari in primo piano, forse non ne avevano mai vista una così da vicino. Ma ora non c’è tempo.)

Il punto è come sempre un altro. Cinquanta sfumature di grigio non sarebbe questo successo potenzialmente miliardario se Universal e produttori assortiti non l’avessero consapevolmente trasformato nel nuovo Twilight. Il film è romance puro, girl meets boy, con un ostacolo che rende tutto “complicated”, come da status sentimentale che le Anastasie di tutto il mondo unite metterebbero su Facebook. Se ieri c’era il vampiro, oggi c’è il dominator: in entrambi i casi, sono cazzi. Scappa a gambe levate, viene da urlare alla protagonista. Ma lei è già irretita. È innamorata. Non c’è cinghia che tenga.

Nella prima scena in cui Christian bacia Anastasia (i due sono in ascensore), lei si butta contro la parete e alza immediatamente le braccia, riflesso pavloviano che può avere solo una ragazza che di fronte a vampiri e master non si spaventa, pur mantenendo lo sguardo incantato di un’Alice nel paese delle meraviglie – al posto di Bianconigli e biscottini ci sono frustini, manette, «È quello cos’è?», «Si chiama flagello». A posto così.

Alla twilightizzazione del soft-porn contribuisce la scelta del cast: Anastasia è interpretata da Dakota Johnson, figlia di Don Johnson e Melanie Griffith, nipote (da parte di madre) di Tippi Hedren, insomma pura Hollywood dynasty, non saranno di certo due tette all’aria a segnarla a vita come una Maria Schneider qualsiasi. È pure bravina, tiene in piedi l’assai pericolante baracca, ha già una fulgida carriera davanti. A guardarla, l’unico contratto che per ora pare aver firmato, più di quello tra Anastasia e Christian che stabilisce pratiche sessuali e safe word quando il dolore è troppo, impedisce di riempirsi di botox come sua madre. Christian è Jamie Dornan, ex modello vagamente Pattinson, ma molto più cane (sì, è possibile). Quando dà sei frustate alla sua schiava (ce le vendono come «la cosa peggiore che mi potresti fare»: non m’intendo di BDSM, ma siamo sicuri?), ha l’aria sexy e magnetica di Flavio Insinna mentre apre i pacchi su RaiUno.

Kim Kardashian ha twittato un paio di settimane fa, dopo una proiezione privata del film: «OMG, it’s sooooo good!!!!!». Lei ne capisce: nella recente intervista al magazine Love, quello in cui si è rimessa tutta biotta (ma con gli occhiali), ha detto all’intervistatrice Cara Delevingne che preferisce farlo da dietro. Emma Marrone, due o tre sere fa, ha scritto su Instagram: «Mr. Grey non esiste, Mr. Grey non esiste, Mr. Grey non esiste…»: è una di quelle che nelle cinquanta sfumature ancora ci vedono (e vogliono) la favola. Belén e la sua compagna di merende Patty la Petineuse sono rimaste più deluse. Gli amici raccontano di platee urlanti, applausi durante la proiezione, fotine al culo di Christian Grey l’unica volta che lo fa vedere. Il film è uscito il giorno di San Valentino, sempre per ragioni di cerchiobottismo tra twilightizzazione e brividi erotici da rivendersi facilmente a casa. Un “cotto e mangiato” della fantasia sessuale, un paio di manette di peluche, dei lacci in ecopelle, o una cravatta di seta (più presumibilmente di Zara) sugli occhi, come fanno nel film, è più facile.

Il dibattito sul post o anti femminismo di romanzo e film negli Stati Uniti non si placa. Dakota Johnson dice che Cinquanta sfumature insegna alle donne a essere libere col proprio corpo (lei intanto si mostra non depilata laggiù, e anche questo è motivo di discussione). Può anche essere, del genio di produttori e strateghi del marketing fa anche parte vendere Il Messaggio. Ma le senonoraquandiste di tutte le latitudini mica si fanno intortare così facilmente. Il film potrebbe essere il più grande caso di incasso derivato da un pubblico perlopiù femminile (nel primo weekend le platee americane erano composte per il 68% da donne). È già il più alto risultato nel primo finesettimana di programmazione per un film diretto da una regista donna (Sam Taylor-Johnson, fu fotografa e videoartista molto concettuale), probabilmente sarà il più alto in assoluto finché Taylor Swift non debutterà alla regia.

Dietro ogni grande uomo c’è una grande donna. Com’è noto, dietro Christian Grey c’è E.L. James, autrice della trilogia delle Sfumature. Il genio più genio di tutti. Ha venduto i diritti del primo libro agli Studios per 5 milioni di dollari, ma ha avuto l’ultima parola sul montaggio. Un writer’s cut, insomma. Ora restano i due (sicuri) sequel. Andrò alla prima proiezione del primo giorno di Cinquanta sfumature di nero, poi vi dico.
 

Nell’immagine, un frame del film

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