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Apatow, il catechista/2

Rubrica nella rubrica di Francesco Pacifico. Secondo articolo su Judd Apatow, re della risata moralista USA

L’amica della sposa

Seconda puntata: “Bridesmaids – Le amiche della sposa”, punteggio Scala 40: 9/10.

IL MIO PROBLEMA

Nel parlare di questo chick flick dimostrerò oggi come la mia caccia al moralismo di Apatow sia un’esperienza pesantemente personale: oggi troverò il pelo nell’uovo con ostinazione, troverò la trama sentimentale moralista in un film non sentimentale e apparentemente non moralista. L’uovo è una discreta commedia per donne trentenni, incentrata su una rivalità tra due tipe per chi è la vera migliore amica di una ragazza che sta per sposarsi. L’argomento è un’interessante variazione femminile al bromance, bro + romance, che tratta i rapporti di amicizia con enfasi intenzionalmente ridicola; le situazioni comiche che ne derivano fanno spesso molto ridere. Solita produzione Apatow ben scritta, ben prodotta, ben recitata, con al centro una comica brava, Kristen Wiig, nel ruolo di una delle due damigelle rivali. Il pelo nell’uovo è invece un particolare secondario del film che secondo me rende evidente il moralismo sentimentale delle produzioni Apatow a prescindere da chi sia il regista del singolo film (qui Paul Feig) e chi l’autore (la stessa K. Wiig con Annie Mumolo): il pelo è la sottotrama sentimentale della Wiig.

Fin dai manuali evangelici su come trovare marito della fine del settecento, la cultura anglosassone conosce quel miscuglio intossicante di prescrizione morale e sentimentalismo che ha la sua epoca d’oro nell’Impero della regina Vittoria e la sua festa chiave in San Valentino. La Romcom, la commedia romantica, è una delle incarnazioni di questo spirito. Anche se nelle sue versioni recenti la commedia romantica americana è sempre più efficacemente incentrata su figuracce, goffaggine, volgarità, al fondo della Romcom sta oggi una rigida prescrizione morale: chi rimane solo, senza un partner, non vive una vita degna. Le donne sono perfette per questo genere di commedia, perché se vogliono avere figli devono sbrigarsi e quindi, come personaggi, possono essere messi spalle al muro in modo convincente.

BRIDESMAIDS – LE AMICHE DELLA SPOSA

La protagonista di Bridesmaids, Kristen Wiig, va in crisi perché la migliore amica si sposa. La giovinezza è finita e l’età adulta la trova malmessa: è tornata a vivere con la madre, il fidanzato l’ha lasciata e la sua attività, una bakery, ha chiuso. Proprio ora l’amica, Maya Rudolph, si sposa, e proprio ora Kristen scopre che Maya ha un’altra grande amica, una stronza ricca perfettina.

Le due competono per l’amore dell’amica. Bromance femminile. Questa lotta disperata ispira una sfilza di trovate divertenti e di volgarità riuscite. Possiamo anche dire che si racconta in modo liberatorio la femminilità. Un attacco di diarrea collettivo il giorno della prova dei vestiti porta la sposa a cacarsi addosso in mezzo alla strada con l’abito in prova addosso. Oppure a pranzo le due amiche parlano di cazzi di amanti sbattuti in faccia. Mimano il gesto del cazzo sbattuto in faccia. Super outrageous. “You don’t want to look right at it. It’s too aggressive”. E fa la faccia del pene, l’espressione virile che avrebbe il pene se avesse dei lineamenti umani. È forte che quest’epoca permetta una commedia conservatrice che usa due donne che fanno le smorfie antropomorfe di un pene.

Insomma il tema centrale del film è la femminilità raccontata come si raccontano di solito i vizi degli uomini: in modo greve e scatenato. Tutto vero. E le opinioni delle donne sull’amore sono spietate. Per dire: una damigella sposata parla delle lenzuola croccanti di sperma essiccato dei figli adolescenti dicendo che è orribile avere i figli. Non proprio una pubblicità dell’amore e della famiglia. Poi la tipa racconta a una neosposa che non vede l’ora di avere figli come suo figlio di nove anni le ha detto “mom go fuck yourself” mentre lei preparava uno splendido dolce.

Insomma il film è tutto un gineceo, le due bridesmaids si contendono il cuore della promessa sposa, il film finisce bene, alle fine le due rivali fanno amicizia. E per tutto il film si parla di sesso e diarrea in modo liberatorio.

Ma è tutto una copertura (vocina paranoica). Quest’ironia è una copertura, come sempre nelle Apatow Productions. Tutto ciò riesce a coprire perfettamente la vera struttura interna del film, che si iscrive invece nella tradizione vittoriana del trovare marito alle zitelle.

La sottotrama fondamentale di Bridesmaids è: Come K. Wiig trova l’amore umile, lascia l’amante vanitoso e supera il trauma di essere stata lasciata dal fidanzato con cui gestiva la bakery, che è fallita.

La scansone strategica di questa sottotrama la qualifica come vera spina dorsale del film: Kristen ha una storia fallita alle spalle, sta con un Fuck Buddy che non la porta da nessuna parte. Dopo il sesso le dice: “È imbarazzante, è che voglio che te ne vai”.

L’amica Maya le dice che così perde solo tempo: “Sei un affare e qualunque uomo sarebbe onorato di stare con te… Fai spazio per un uomo che ti tratti bene…” Tutti le chiedono sempre con chi sta. È un’onta. “You can’t go to the wedding alone. People will think you’re a prostitute”. Sono battute del film, ma si capisce che anche i registi lo pensano: Kristen deve trovare qualcuno, deve accontentarsi di qualcosa di piccolo e reale e abbandonare l’amante bellissimo e stronzo e un po’ babbo (Jon Hamm, il Don Draper di Mad Men, nientemeno).

E così a un certo punto Kristen incontra un goffo poliziotto che l’ha fermata perché ha gli stop rotti. È sfigato ma la tratta bene ed è pieno di iniziativa. Per esempio a metà film le dice: “Sai che dovresti fare? Aprire una nuova bakery”. Il tema della piccola imprenditoria come corollario dell’amore è comparso anche in 40 anni vergine, dove Catherine Keener aiuta Steve Carell a vendere action figures rare su ebay per raccogliere decine di migliaia di dollari per aprire il suo negozio di stereo. Qui il poliziotto è il Bene, ancorché sfigato, perché conosce le cose semplici e – a differenza dell’amante bello – sa come trattarla con equità, incazzandosi se lei fa male, gratificandola se lei fa bene. Non è ancora amore, ma si capisce che il poliziotto è la strada umile ma gratificante da percorrere.

Seguendo lo schema di 40 anni vergine, sappiamo che Kristen a un certo punto deluderà il Bene, volterà le spalle al poliziotto, secondo lo schema San Pietro: conoscere il messia, tradirlo, tornare a seguirlo. Ecco come.

Una sera finalmente fa l’amore con lui: Kristen ha fatto fallire il viaggio a Las Vegas con le damigelle e la sposa. La sposa, Maya, le dice che non vuole più che lei organizzi i festeggiamenti pre-matrimonio. Kristen è sola. Va dal poliziotto e ci fa l’amore.

Che lui sia il Bene lo si capisce da come la mattina dopo, al risveglio, le prepara sul tavolo della cucina gli ingredienti per preparare dolci e tornare a fare affari con i dolci, tema da lui già affrontato in un incontro precedente. È il momento di caduta, in cui la protagonista deve rifiutare il Bene per poi pentirsi: e dunque dice al poliziotto che lui non la può aggiustare, che nemmeno si conoscono, che la tresca è stata un errore. Così se ne va, e se ne va come un’immatura che sta trasgredendo una legge morale superiore vittoriana, sta voltando le spalle alla grande occasione di trovare l’uomo giusto.

Ed è qui che succede la cosa che mi sta più a cuore di questo film, la cosa che ne rivela la natura moralista: appena Kristen ha rifiutato il bene, l’umile sistemazione con un uomo, per uscire dalla deprecabile condizione di zitella, gli autori la puniscono decretando che da lì in poi, dal momento del rifiuto del Bene, tutto le vada storto. Insomma qui gli autori confermano il pregiudizio dei personaggi che la vogliono a tutti i costi fidanzata: se non ti fidanzi, la tua vita va a puttane.

Così, nelle scene successive avvengono catastrofi in serie.

Prima scena: rifiutato l’amore, Kristen arriva a farsi licenziare dalla gioielleria.

Seconda scena: rifiutato l’amore, viene anche cacciata di casa dalla coppia di antipatici inglesi fratello e sorella da cui vive (lui è il grandissimo Matt Lucas di Little Britain, comunque).

Terza scena: rifiutato l’amore, litiga con la migliore amica al punto che lei le dice di non presentarsi al matrimonio.

Nella quarta scena dopo il rifiuto del Bene e dell’Amore, Kristen ascolta le Hole in macchina. E si fa tamponare. Da uno che poi scappa. La macchina non si riaccende.

Perché il regista vuole stabilire una connessione tra il rifiuto dell’amore e la devastazione di ogni altro aspetto della vita di una persona?

Ed ecco che arriva il poliziotto innamorato che sclera perché lei non ha ancora sistemato la lampadina dello stop, ragione del loro primo incontro in strada. Segue scenata.

“Hai flirtato con me, mi hai fatto credere che ti piacevo. E poi te ne sei andata”.

Lei si giustifica: lo so come funziona per voi uomini, non ci tenevi.

A questo punto arriva Jon Hamm, che lei ha chiamato al telefono per farsi venire a prendere. Jon Hamm è il male come in 40 anni vergine Beth la bibliotecaria ninfomane è il male. Si presenta in Porsche: “What’s up Fuck Buddy?”

Il poliziotto, inorridito alla presenza del Male, se ne va guardando Kristen come fosse una puttana. Lei è sola, di fronte al male. Sale in macchina e Jon Hamm, il Male, le propone di fargli un pompino mentre guida.

Lei capisce che Jon Hamm è il Male e gli chiede se accosta e può scendere dalla macchina, “perché preferirei farmi ammazzare che rimanere in macchina con te”.

Improvvisamente scoparsi Jon Hamm è il Male e non si può tollerare più la sua umiliante compagnia per nemmeno un secondo. La redenzione è dietro l’angolo.

Jon Hamm la scarica e se ne va urlandole: “Non sei più la mia numero tre”.

Nella scena dopo lei piange guardando Tom Hanks in Castaway e frignando “No, Wilson…”

Poi le entra in casa una delle amiche, il personaggio cazzuto e idiosincratico e inattendibile, e le dà una lezione di vita: le spiega che lei, Kristen, non risponde mai al telefono e invece dovrebbe diventare un’amica, una persona che si dà agli altri. Qui si fa la morale. Con allegria. L’amica dà un discorsetto motivazionale di ampio respiro: “Non era facile andare in giro con questo corpo, al liceo”. (È molto sovrappeso.) “Mi lanciavano le miccette”. Ma ha lottato e ora, per dire, ha trovato un grande lavoro. Ha sei case. “Tu sei il problema, e sei anche la soluzione”.

Poi si abbracciano.

Ora, musica costruttiva anni settanta. Kristen, perso il Bene, ma capito l’orrore del Male, si mette a preparare dolci e così prende in mano il suo destino professionale, umano e sentimentale.

Nella scena dopo abbraccia la madre e le dice che le vuole bene.

La fortuna è girata: il meccanico le ripara la macchina gratis. I dolci vengono bene. Presenta la madre al meccanico e forse madre e attempato meccanico si metteranno insieme.

Ora va tutto bene perché Kristen ha ascoltato il discorsetto.

Regala un dolce al poliziotto, che però lo lascia fuori dalla porta perché è ancora arrabbiato.

Poi Kristen fa pace con la sua rivale: la promessa sposa è scomparsa e le due rivali devono cercarla. Nella ricerca le due rivali possono finalmente fare amicizia. Si scopre che la rivale dopotutto non è così perfetta e felice. E le chiede anche scusa per aver creato una distanza. Vanno a chiedere al poliziotto di aiutarle. Non le ascolta. Soffre. Il Bene soffre perché Kristen aveva scelto il Male.

Ma alla fine si parlano un po’, con franchezza, con dolcezza trattenuta. Dalla musichina si intuisce che c’è in vista una riconciliazione e il trionfo del Bene.

Intanto Kristen, che di colpo è un personaggio pieno di risorse, scopre che per la migliore amica promessa sposa l’organizzazione del matrimonio è diventata impossibile senza di lei e che quindi deve aiutarla a portare a termine il matrimonio.

Alla fine il matrimonio va benissimo e Kristen diventa una donna matura.

E finalmente, all’uscita del ricevimento, arriva, in borghese, con una bella giacchetta nocciola e la cravatta azzurra, il poliziotto. La bacia. Arpeggi.

Anche in questa Apatow Production, pur nascosta dietro agli sketch sulle donne liberate e pazze che parlano di bocchini, abbiamo vissuto la nostra parabola di redenzione sentimentale, anche qui ben collegata alla piccola imprenditoria: ci piace pensare che dopo il finale Kristen riaprirà la bakery e con alto senso di moralità farà i red velvet cupcake e le carrot cake.

Anche stavolta siamo salvi.

 

Parte 1

 

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