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19:47 giovedì 4 giugno 2026
Il brand di skincare The Ordinary se la sta prendendo con l’assurdo marketing e i prezzi folli dei brand di skincare “Buy the ingredients, not the hype”, si intitola la nuova campagna del brand, in cui a prodotti di uso comune viene applicata la stessa maggiorazione di prezzo che si usa con gli ingredienti dei cosmetici.
Phoebe Bridgers ha organizzato un concerto a sorpresa al Madison Square Garden di New York e i biglietti costano un dollaro Il concerto è previsto per questa sera e varrà la solita regola a cui Bridgers tiene molto: niente telefoni.
Per la prima volta al mondo, una cittadina in California ha votato per impedire totalmente e permanentemente la costruzione di data center È successo a Monterey Park, dove l'86 per cento dei cittadini ha votato per vietare per sempre la costruzione di data center.
A Oxford sta per aprire la prima libreria che vende esclusivamente romantasy Si chiama Bad Girl Books e l'ha aperta Starlin Marot, che prima di diventare libraia faceva la tiktoker. La booktoker, per la precisione. Di romantasy, ovviamente.
L’ultima moda tra i miliardari è comprarsi lo scheletro di un dinosauro Vengono battuti per milioni di dollari dalle più prestigiose case d'asta del mondo e acquistati da miliardari che si sono un po' stufati delle "normali" opere d'arte.
Sempre più giovani si dedicano al solomaxxing, cioè rimanere single perché per trovare un partner servono troppo tempo e troppi soldi Essere single non per scelta sentimentale o filosofica, ma perché le relazioni hanno un costo che il reddito medio non copre più.
Per festeggiare il centesimo compleanno il brand islandese 66°North si è inventato una delle campagne più riuscite degli ultimi anni Cento persone, nate ognuna in uno degli anni trascorsi dal 1926 a oggi, fotografate con addosso i loro vecchi capi 66°North, quelli a cui sono più affezionati.
Nelle praterie della Mongolia è stata costruita una galleria d’arte che sembra un’astronave precipitata sulla Terra Si chiama Praire Ark, l'ha disegnata lo studio architettonico cinese Büro Ziyu Zhuang ispirandosi alla saga di Alien di Ridley Scott.

Settimane della moda — Londra

Iniziano in questi giorni le sfilate maschili: in Inghilterra J. W. Anderson si conferma e sorprende con una passerella in streaming su Grindr.

11 Gennaio 2016

J.W.Anderson - Runway - London Collections Men AW16Come da consuetudine ormai da quattro anni a questa parte, la moda maschile ha inaugurato la stagione per l’Autunno-Inverno 2016 con la rassegna London Collections Men, che l’11 gennaio passerà il testimone all’89esima edizione di Pitti Uomo a Firenze, prima di arrivare a Milano e Parigi. Un calendario fitto di eventi e sfilate, in cui (pochi) nomi conosciuti al grande pubblico – Burberry, Paul Smith, Alexander McQueen, per citarne alcuni – dividono il palcoscenico con marchi più giovani dall’estetica variegata ma sempre squisitamente londinese. Christopher Kane, Nasir Mazhar, Sibling, Topman, Craig Green e Martin Rose: le sfilate e presentazioni da tenere d’occhio sono tante, tra conferme e nuovi arrivati. Se c’è un nome, però, che il sistema moda britannico è riuscito a imporre al mercato e alla stampa negli ultimi anni con prepotente efficacia, è sicuramente quello di Jonathan Anderson, la mente creativa dietro J.W. Anderson.

Fresco di premio al British Fashion Award come miglior designer sia per l’abbigliamento maschile che per quello femminile – durante la stessa cerimonia dello scorso novembre, Alessandro Michele ha vinto l’International Design Award per il suo lavoro da Gucci – quella del 31enne Jonathan è una storia di successo e velocità. Dopo la laurea nel 2005 presso il London College of Fashion, nel 2008 fonda il marchio che porta il suo nome e presenta una collezione di soli accessori maschili, cui seguirà nel 2010 una collezione femminile, mentre la stampa non fa altro che parlare di lui come del prossimo grande nome della moda made in Uk. Fa incetta di premi ai British Fashion Awards, a dimostrazione di quanto l’intero sistema punti su di lui: nel 2012 viene indicato come talento emergente nel ready to wear; nel 2013 vince nella categoria New Establishment Award, che premia i giovani marchi che hanno saputo consolidarsi, e nel 2014 si aggiudica lo scettro di miglior designer di menswear. Nota a margine: i riconoscimenti significano sponsorizzazioni e supporto economico per il marchio, cosa che permette a J.W. Anderson di diventare un piccolo grande caso di successo, sia di critica che commerciale. Nel 2013, inoltre, si guadagna la nomina di direttore creativo di LOEWE, marchio spagnolo specializzato in pelli pregiate appartenente alla conglomerata del lusso LVMH.

Jonathan Anderson è «un pioniere di idee», ha scritto Lauren Cochrane sul Guardian

Nel 2015, come già ricordato, gli vengono assegnati entrambi i premi maggiori, cosa mai accaduta in precedenza: in molti hanno scritto che il motivo è la sua concezione di moda, dove le collezioni uomo e donna si richiamano fortemente fra loro, nel solco di quella fluidità di genere di cui Miuccia Prada è stata maestra (tra l’altro, subito dopo la laurea, Anderson ha lavorato come visual merchandiser da Prada al fianco di Manuela Pavesi). Un altro motivo è la sua voglia di sorprendere: non è uno stilista che ama crogiolarsi nei suoi stilemi, anzi i suoi sforzi di spingersi al massimo sono evidenti, quando anche non sempre portano a risultati convincenti. Jonathan Anderson è «un pioniere di idee», ha scritto Lauren Cochrane sul  Guardian all’indomani del premio: è stato il primo, ad esempio, a spostare la lancetta sugli anni ’80 quando tutti erano ancora impegnati nella loro personale rivisitazione del ritorno degli anni ’70.  Non ha fatto eccezione la collezione per l’Autunno-Inverno 2016 presentata nella mattinata di domenica a Londra e andata per la prima volta in streaming su Grindr, l’app di incontri dedicata ai gay. Lo streaming delle sfilate è tutt’altro che inusuale, ma la scelta della piattaforma è sembrata a molti quantomeno singolare: non a Jonathan, però, che nel backstage ha dichiarato: «Per me [utilizzare Grindr] ha significato raggiungere 196 paesi diversi in un solo momento. È stupefacente essere in grado di arrivare a sette milioni di persone in una sola volta. Credo sia importante per i marchi esplorare i nuovi media (…) e poi non vedo tutta questa differenza fra Grindr, Tinder e Instagram».

J.W.Anderson - Runway - London Collections Men AW16La collaborazione non nasce dal nulla: nell’autunno scorso Grindr è passato sotto l’egida di PR Consulting, potente agenzia pubblicitaria che rappresenta molti marchi di prim’ordine, fra cui Acne Studios, Dior, Dries Van Noten, Louis Vuitton e, naturalmente, J. W. Anderson. L’incontro fra le due realtà si può interpretare, da una parte, come il tentativo di Grindr di ridisegnarsi come un universo più ampio di una “semplice” hook-up app e dall’altra, quello di Anderson di sperimentare con i nuovi media, passaggio oggi obbligatorio nella costruzione dell’identità di un brand. E la motivazione della scelta è tanto candida quanto provocatoria, quasi a dire, perché perdere tempo nella realtà falsata di Instagram quando Grindr – in ultima istanza – ci fornisce la stessa identica cosa senza inutili sovrastrutture?

Lo abbiamo detto, Anderson non è uno a cui piace perdere tempo, mai. Se gli altri stilisti arrancano dietro al numero di collezioni da produrre nell’arco di un anno, lui riesce abilmente a dividersi fra due marchi: tra due settimane sarà di scena a Parigi con LOEWE, collezione di cui ha già scattato la campagna, mentre a fine febbraio sarà il momento del womenswear, e anche qui per Anderson la questione è conclusa con ampio anticipo. La velocità, d’altronde, era anche il tema dello show di Londra: dalle lunghe zip alle sneakers da boxeur, dai vezzosi completi pigiama ai maxi cardigan, i suoi ragazzi hanno dato il via alla sfilata mentre ancora gli ospiti stavano prendendo posto e altrettanto velocemente sono ritornati dietro le quinte. A chi tentava di fare una foto da postare su Instagram sarà parso di intravedere delle lumache qui e là, su giacche, cappotti e pantaloni: cosa mai significheranno in quel contesto gli animali simbolo per eccellenza di lentezza? Sono red herrings, specifica lo stilista, ovvero falsi indizi: non è necessario d’altronde che tutto ciò che si vede in passerella abbia una spiegazione.

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