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Settimane della moda — Firenze

La collezione di Juun.J, la collaborazione di adidas e White Mountaineering, il progetto speciale di Marco De Vincenzo: le cose più interessanti di Pitti Uomo.

Dopo Londra, la moda maschile arriva in Italia per l’89esima edizione di Pitti Uomo, che dal 12 al 15 gennaio ha riunito a Firenze i principali addetti del settore, tra buyer, giornalisti, stylist e fotografi. Il più grande salone di moda maschile, quest’anno dedicato alla “simultaneità” degli stili, ha selezionato 1219 marchi, di cui 536 stranieri, che qui hanno presentato le collezioni per l’Autunno-Inverno 2016-17: può essere perciò a buon diritto considerato una menswear convention, utilizzando le parole dette da Claudio Marenzi, presidente di Sistema Moda Italia, a Business of Fashion.

Quella di Pitti, infatti, è a oggi una formula mista che sembra adattarsi alla contemporaneità del settore meglio rispetto a quella della classica “settimana della moda”, che invece appare da molto tempo sofferente, come ha raccontato Véronique Hyland in un articolo su nymag.com. Dalla Camera nazionale della moda italiana al British Fashion Council, infatti, le fashion week sono state più volte ripensate negli ultimi anni e appaiono ancora in fase di transizione. Inoltre, i marchi hanno sempre più collezioni da presentare e spesso scelgono posti che non sono New York, Londra, Milano o Parigi per farlo, oppure ritornano in quelle città in momenti dell’anno diversi da quelli fissati dai calendari prestabiliti.

'Designer Project adidas Originals By White Mountaineering' Presentation - 89. Pitti Uomo

Succede soprattutto per le collezioni resort, che si stanno trasformando in appuntamenti fissi laddove il mercato è più reattivo. Per fare qualche esempio: lo scorso maggio, Dior era in Costa Azzurra e Louis Vuitton a Palm Springs, mentre Gucci, dopo New York, per il 2017 ha scelto Londra, città dove il turismo da shopping rimane un fattore importante. Nelle ultime stagioni, Chanel ha portato le sue resort a Seoul, Dubai e negli Emirati Arabi, mentre lo scorso dicembre ha scelto Roma e Cinecittà per la sua collezione itinerante Métiers d’art Paris-Rome, orchestrata come sempre da Karl Lagerfeld. Sono tanti, poi, i marchi che hanno scelto di rinnovare la formula del runaway show, ovvero la sfilata classica, orientandosi verso presentazioni studiate ed eventi lontani dal calendario tradizionale, spesso più interessanti sia per giornalisti e buyer (che riescono a farsi un’idea precisa dei capi) che per l’immagine stessa del marchio, che ne guadagna in ricerca e strategia.

Pitti, invece, in virtù della formula mista di cui sopra, ha saputo negli anni mettersi alla prova e cambiare: oltre all’esposizione fieristica vera e propria, risultato di un’attenta selezione alla quale si accede solo su invito, ci sono anche i grandi happening, ovvero sfilate (poche e ben calibrate) e presentazioni speciali, che possono disporre delle meravigliose location che Firenze offre, c’è infine lo scouting costante di giovani marchi e designer, italiani e non (quest’anno arriva a Firenze anche International Woolmark Prize). C’è persino lo streetstyle (quello sì, anche qui parodistico, ma per fortuna in parabola discendente).

Per l’appuntamento di gennaio, oltre alla fitta rassegna di marchi on display, si sono rivelati particolarmente interessanti i progetti selezionati come ospiti della manifestazione: Juun.J come Guest Designer nel menswear, la collaborazione di adidas Originals con il marchio giapponese White Mountaineering come Designer Project e il sempre bravo Marco De Vincenzo nel womenswear.

Alla stazione Leopolda, lo show di Juun.J si è aperto sulle note di Heroes di David Bowie e, al di là del tributo alla recente scomparsa dell’artista, la personalità multiforme di Bowie è sembrata quasi accordarsi con l’idea di uno streetwear futuristico e senza barriere portata avanti dal designer coreano. L’esplorazione del genere rimane allora il tema centrale della collezione, e se il riferimento a Bowie in questo senso appare quanto mai azzeccato, i capi visti in passerella sono rivisitazioni “apocalittiche” di alcuni capisaldi del guardaroba maschile, dal bomber al cappotto lungo fino al giubbotto da motociclista.

I numeri finali sono positivi: Pitti 89 si chiude con un’alta affluenza di compratori e il record di espositori

È invece uno sportswear più classico, sintesi ragionata di spirito outdoor ed esigenze di stile, la collezione di adidas Originals e White Mountaineering, disegnata da Yosuke Aizawa, il designer classe 1977 che ha lanciato il suo brand nel 2006, dopo l’esperienza nel team di design di  Junya Watanabe. La scelta di una complicata scenografia di luci e simboli ha quasi distratto dai capi in sé, frutto di un design funzionale che mescola elementi sport, militari e streetwear. Ma nel complesso entrambi i progetti si sono rivelati scelte appropriate per Pitti, che dimostra ancora una volta come l’attenzione per la curatela sia la chiave di volta nella riuscita di una manifestazione di questa portata.

Il tema di quest’edizione, dicevamo, era quello della simultaneità degli stili nella moda, espressa dalle Pitti Generation(s) che a Firenze si ritrovano: l’ideale filo conduttore, dunque, era il racconto leggero e ironico di «un mondo dove l’età è sempre più uno stato mentale che anagrafico, con uomini maturi in jeans e t-shirt e giovani dalle barbe vittoriane appassionati di vintage».  Il progetto, a cura di Oliviero Baldini, si è articolato per il salone attraverso diverse modalità di rappresentazione, partendo dal concept di promozione dei vari saloni, affidato alla regia e fotografia di Pasquale Abbattista.

'Marco De Vincenzo' Women's Fashion Installation Fall/Winter 2016/2017 - 89. Pitti UomoCome nota Angelo Flaccavento su Moda 24: «È significativo che lo shuffle delle età dello stile avvenga proprio all’interno di Pitti Uomo, accompagnato da un video di Pasquale Abbatista che a suon di morphing liquefà il volto della cinquantenne in quello del ventenne per poi trasformarlo nel viso del saggio canuto e prendere subito le fattezze della ex modella dal fascino senza tempo, in un ciclo infinito di mutazioni plastiche che sconfiggono i limiti ormai vetusti della fisiognomica. A Pitti oggi si celebra lo stile transgenerazionale perché è proprio nello scenario di Pitti Uomo che il fenomeno per primo si è imposto agli occhi degli osservatori». Così, accanto ai marchi del “su misura” non stonano le ultime novità dello streetwear, sia nella loro versione più commerciale che in quella dell’interpretazione autoriale, alla ricerca di un guardaroba fluido, espressione di alcuni movimenti nella società che ancora fatichiamo a comprendere. Nel solco del ripensamento delle modalità tradizionali, allora, funziona bene la scelta di Marco De Vincenzo di utilizzare il suo budget come womenswear Guest Designer per rimettere a nuovo il Teatro Niccolini, chiuso da vent’anni, all’interno del quale ha presentato undici look. Divisi fra il palcoscenico e la platea, gli abiti dialogavano con lo spazio in una sorta di omaggio-installazione alla bellezza del luogo recuperato: nessuno ha sentito la mancanza di una sfilata.

A Pitti, però, non ci sono solo i designer affermati, ma anche quelli emergenti: innanzitutto nella selezione dei marchi presenti nelle varie sezioni, quindi attraverso la piattaforma Pitti Italics, dove la Fondazione Pitti Discovery promuove e supporta le nuove generazioni di designer che progettano e producono in Italia, che quest’anno ha scelto Vittorio Branchizio (già vincitore di “Who Is On Next? 2015″) e Federico Curradi. Prima volta a Firenze, inoltre, dell’International Woolmark Prize, premio istituito nel 1953 che celebra l’eccellenza stilistica nell’utilizzo della più importante fibra naturale australiana: la giuria d’eccezione (nella quale quest’anno figuravano Haider Ackermann, Suzy Menkes e Imran Amed fra gli altri) ha premiato all’unanimità l’indiano Suket Dhir.

I numeri finali, diffusi in mattinata, sono insospettabilmente positivi: Pitti 89 si chiude con un’alta affluenza di compratori (23mila, pari al +5%, quelli registrati alle 12 del 13 gennaio, di cui quasi 15mila italiani, +8%) e il record di espositori, a fronte di un’edizione condizionata dalla pesante situazione internazionale (molti department store americani e giapponesi, infatti, avevano invitato i loro buyer a ridurre i viaggi: si è temuto perciò che in molti non sarebbero venuti in Italia) e da una ripresa economica ancora troppo lenta. Eppure Pitti, superata agilmente questa edizione, si prepara al 90esimo traguardo di giugno.

 

In copertina e testata: immagini dalla sfilata di Juun.J (Vittorio Zunino Celotto/Getty Images). All’interno: la sfilata adidas Originals by White Mountaineering (Vittorio Zunino Celotto/Getty Images) e la presentazione di Marco De Vincenzo (Stefania D’Alessandro/Getty Images).
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