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Pamela Anderson e nessun’altra

Ritratto dell'attrice canadese che ha riscritto nell’immaginario collettivo il mito del bagnino, e che ha appena compiuto 50 anni.

Con questo pezzo inauguriamo “Studio estate”, una serie di ritratti di personaggi e di luoghi da scoprire e riscoprire durante le vacanze d’agosto.

Durante una partita di football a Vancouver, una telecamera si ferma su una ragazza bionda seduta sugli spalti, con indosso una maglietta della birra Labatt. Appena l’immagine viene proiettata sul maxischermo, lo stadio esplode in un boato. L’entusiasmo è così travolgente che il marchio le chiede subito di firmare un contratto come testimonial. La birra si chiama Labatt Blue e lei diventa “The Blue Zone Girl”. Comincia dunque tutto in Canada, nel 1989, con una bellezza che deflagra. Oltre a Pamela Anderson, altre attrici e modelle sono state scoperte per caso: Cindy Crawford taglia pannocchie in una fattoria dell’Illinois quando viene fotografata da un giornalista; Kate Moss ha quattordici anni, quando viene notata all’aeroporto Jfk di New York; a undici anni Natalie Portman mangia in una pizzeria di Long Island ed è avvistata da un talent scout. Il fragore suscitato dalla allora ventiduenne Pamela Anderson risuona ancora oggi, nell’estate dei suoi cinquant’anni. Da allora, infatti, non si è mai smesso di parlare di lei. Con stupore, con morbosità, con incredulità, con venerazione e con disgusto. È stata una delle donne più desiderate d’America: definita eccessiva, la coniglietta di silicone, la maggiorata, la bambola californiana e considerata «subdola induzione all’eterosessualità» da Aldo Busi.

Dopo la pubblicità della birra, squilla il telefono mentre lei sta litigando con il fidanzato: «Mi stavo chinando per schivare forchette e coltelli», raccontò. Al telefono c’è la redazione di Playboy, che le chiede di posare per la copertina. A bordo di un pullman, supera la frontiera del Canada e a Seattle sale per la prima volta su un aereo. Destinazione: Los Angeles. Durante gli scatti per Playboy è così nervosa che vomita quando un’assistente le tocca il seno. La rivista le dedicherà in tutto quattordici copertine, con cui è tuttora la donna più ritratta nella storia del magazine americano. Come tutti i sogni in attesa di brillare, a 23 anni lascia il Canada e si trasferisce definitivamente sotto al sole della California. Lavora per fotografi e artisti, poi arrivano le tre serie di Home Improvement (andata in onda in Italia col titolo Quell’uragano di papà) e, senza neanche un provino, interpreta la bagnina C. J. Parker per cinque stagioni di Baywatch, che la consacra a una fama planetaria.

Studio estate Pamela Anderson

Indossare il costume rosso da bagnina la rende un’icona. Come C. J. Parker riscrive nell’immaginario collettivo il mito dell’assistente di spiaggia. È sempre pronta a intervenire in caso di pericolo, vola giù dalla torretta di controllo e si lancia verso le mareggiate che si abbattono sulla costa californiana. Capelli biondi rigorosamente al vento, sguardo puntato all’orizzonte. Ogni falcata delle infinite corse sulla sabbia costruisce il mito. Il costume rosso esalta un fisico che attira e intontisce milioni di spettatori. Baywatch entra nel Guinness dei primati come il telefilm più visto al mondo: milioni di persone ogni settimana la osservano afferrare il mitico salvagente rosso affusolato, a tre maniglie, e sfidare le onde. Nelle scene in slow motion delle corsette verso riva si vede bene che incarna un archetipo inossidabile: la donna bella che salva dai pericoli. Eccola intervenire all’ultimo momento, prima che qualcuno anneghi, con una funzione salvifica (donne altrettanto stupende, in epoche passate, riescono addirittura a redimere dal male). La sua attività di bagnina distoglie per un attimo dal vero pericolo della spiaggia: la sua sensualità irresistibile. Solare, abbronzata, ossigenata, inarrivabile eppure al servizio delle persone in difficoltà. Canadese, eppure creatura marina, incarna lo spirito stesso della California: spirito ludico, spirito libero, spirito di puro svago. Almeno in apparenza.

Figlia di un bracciante finnico e di una cameriera danese emigrati in Canada, è la prima a nascere nel giorno del centesimo anniversario del Canada e quindi viene soprannominata “The Centennial Baby” (i genitori ricevono un premio e intascano un assegno). Oggi è un’imprenditrice, mamma di due figli, animalista convinta: l’ultima volta che ha mangiato carne avevadodici anni (smise quando vide sanguinare un cervo ucciso dal padre). La sua vita privata è burrascosa e senza nessun C. J. Parker allerta per soccorrerla. Si sposa quattro volte, la terza e la quarta con lo stesso marito, da cui poi divorzia. I matrimoni sono tutti complicati, più insidiosi delle mareggiate. Nel 1995, con Tommy Lee, cantante dei Mötley Crüe, celebrano le nozze quattro giorni dopo essersi conosciuti, su una spiaggia messicana, lei in bikini bianco. La madre scopre che la figlia si è sposata leggendo People. Hanno due figli e nel 1998 divorziano. Nel 2006 sposa il cantante Kid Rock: divorziano sei mesi dopo. Nel 2009 all’hotel Mirage di Las Vegas va in scena il ricevimento del matrimonio con Rick Salomon. Poi chiedono l’annullamento. E si risposano.

Pamela Anderson Playboy

Una delle prime volte in cui in Italia si parla di lei è nel 1995. Nel film Barb Wire, presentato a Cannes, impugna una Desert Eagle calibro 50, la pistola semiautomatica molto scenografica, potente come un’arma anticarro. Se ne parla così: «Una radiosa e polposa creatura bionda, risata facile e felice, seno debordante e dondolante, una specie di Anita Ekberg anni Novanta, quindi artificiale e teleinventata, disposta a farsi fotografare in bikini bianco per dieci minuti, da un muro umano di disperati professionisti. Si chiama Pamela Anderson» (Natalia Aspesi su Repubblica).

È una sirena diventata diva, per nulla misteriosa né trasgressiva. Il più grande scandalo è la diffusione di un sex tape con il marito Tommy Lee (per un certo tempo è stato il filmato più richiesto su internet). Lee dichiara in tribunale di aver chiuso il video nella cassaforte della loro villa di Oceanside, e che qualcuno lo ha rubato. Da allora, filmati privati resi pubblici sono stati tanti, a volte anche all’origine della fama, o moltiplicatori di fama: Jennifer Lawrence, Belén Rodríguez, Kim Kardashian, Paris Hilton. Sono stati proprio Pamela e Tommy “involontariamente i fondatori del genere” (Anna Meldolesi in Elogio della nudità, Giunti 2015). Prima dello scandalo del video, i suoi poster in costume da bagno vengono censurati dalla metropolitana londinese perché giudicati “pericolosi” per i viaggiatori.

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La svolta nella sua immagine pubblica avviene nel 2014. Dà vita alla Pamela Anderson Foundation, associazione benefica che si occupa di diritti umani, tutela dell’ambiente e degli animali. Presentando queste attività, ospite del Festival di Cannes, sconvolge tutti raccontando di aver subito abusi sessuali dai sei ai dieci anni dalla sua sua baby sitter, di essere stata violentata a dodici anni da un uomo di venticinque e poi, continua a raccontare commossa: «Il mio primo fidanzato decise che sarebbe stato divertente violentarmi insieme ad altri sei suoi amici. Non c’è bisogno che io aggiunga che, nel tempo, per me è stato estremamente difficile fidarmi degli esseri umani. Ma l’affinità con gli animali, invece, mi ha salvata». Il suo corpo sempre esposto, spesso senza veli, sempre sotto gli occhi di tutti, conservava dunque un segreto. La madre scopre le violenze dalla tv, non sapeva nulla neanche il fratello, che alla notizia piange per quattro ore. La sua immagine attraversa un momento tragico che le permette di entrare in una nuova dimensione. Dal 2014 prosegue sempre di più con le battaglie ecologiste. Insieme al dolore della confessione, affiora una sorta di sollievo: dopo essere stata guardata all’infinito ora può essere vista per ciò che è veramente.

Dal 2015 far parte di Sea Shepherd, un’organizzazione in difesa delle balene. Diventa una divinità vegana, come tutti: Brad Pitt, Michelle Pfeiffer, Gwyneth Paltrow, Diane Keaton, James Cameron, Lisa Simpson, Paul McCartney, Alanis Morissette, Serena Williams, Bill Clinton, eccetera. Il suo corpo tanto ammirato, ferito nell’intimità, alterato dalla chirurgia, viene ora offerto per salvare il pianeta. Lo spirito della bagnina rimane: andare verso gli altri. Nel 2017 un nuovo gossip si aggiunge alla sua lista di flirt e lei confessa: «Sì, amo Julian Assange». Durante la campagna per le presidenziali in Francia, chiede ufficialmente ai francesi di votare Jean-Luc Mélenchon, che garantirebbe ad Assange la cittadinanza francese. Ormai è già tutto finito, adesso si parla della sua storia con il giocatore Fadel Rami. Ogni tanto il passato torna. Quando la rivista Playboy decide di smettere di pubblicare nudi, sceglie lei per l’ultimo numero di gennaio febbraio 2016. Indecisa se posare o meno, chiede il parere dei figli – allora Brandon ha 19 anni, e Dylan a 17 – che dicono di sì. Ma d’altronde, confessa a Entertainment Tonight: «Volevano solo me, nessun’altra».

NELLE IMMAGINI: Quattro delle 14 copertine di Playboy con Pamela Anderson: la prima (ottobre 1989) e la seconda (febbraio 1991); la settima (settembre 1997) e la ottava (giugno 1998)
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