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Grazie al successo dell’Odissea di Nolan, il Met di New York ha deciso di esporre al pubblico la più antica “copia” esistente dell’Odissea di Omero Un papiro risalente all'Egitto tolemaico, che contiene tre versi assenti nella versione canonica dell'opera.
Quattro anni dopo Aftersun, la regista Charlotte Wells ha finalmente annunciato il suo nuovo film Verrà presentato a settembre al New York Film Festival, è un corto che racconta la vita della leggendaria batterista Paula Spiro.
Il più grande baobab del Madagascar sta morendo e la causa della sua morte (ovviamente) è la crisi climatica Ha vissuto per più di mille anni. Poi sono arrivate le piogge eccessive e le infezioni fungine. E adesso non c'è più niente da fare.
Il nuovo film di Jonathan Glazer è un documentario girato con una videocamera dai bambini di Gaza, dell’Ucraina, del Sudan e dello Yemen , questo il titolo scelto da Glazer per il film, verrà presentato al prossimo New York Film Festival.
La foto più bella e difficile dell’eclissi solare l’ha fatta uno skater Lui si chiama Danny Leon e molto probabilmente la sua foto vi è apparsa nel feed. Scattarla è stata una vera e propria impresa.
David Byrne ha fatto una playlist da ascoltare solo e soltanto quando si va in bici Una selezione di 40 canzoni, scelte con un criterio estremamente byrdiano.
Anche l’Accademia svedese ha fatto la sua lista di libri per l’estate, composta tutta da Premi Nobel per la letteratura, ovviamente Cinque libri, cinque autori e autrici, con una brevissima recensione a spiegare perché vale la pena portarseli in vacanza.
In Spagna c’è un hotel in mezzo al nulla, senza Wi-Fi né tv, che si può prenotare solo spedendo una lettera scritta a mano E aspettando una lettera di conferma altrettanto manoscritta. È l'hotel El Elevador a El Hierro, la più piccola e meno visitata delle Canarie.

Libri per desiderare le stelle

La divulgazione scientifica vive un boom, ma perché siamo così felici di soccombere di fronte ad argomenti tanto complessi? In parte perché cerchiamo un “sublime da tasca”.

14 Febbraio 2017

Borges una volta scrisse che era solito mettere i libri di metafisica sullo stesso scaffale della letteratura fantastica. Io metto quelli di fisica accanto a quelli di fantascienza. Non perché ne contesti il fondamento scientifico (tutt’altro: lo statuto di verità che possiedono è parte dell’irresistibile fascino che esercitano), ma perché simile è l’effetto che producono in me. Credo sia un’esperienza condivisa, se non da tutti i lettori, di certo da quelli privi di un dottorato in fisica delle particelle: a un certo punto, a una certa pagina, si smette di capire, si rinuncia a comprendere, e ci si lascia trascinare dalla risacca delle onde gravitazionali, con l’immaginazione che rotola lisergica dai campi del Tennessee direttamente ai bastioni di Orione.

718+bg+tLsLLa guerra dei buchi neri di Leonard Susskind, per dire, ha anche il titolo da rutilante space opera: le schermaglie che si raccontano, però, non sono quelle tra due civiltà intergalattiche ma tra due ancor più inconciliabili teorie e i loro rispettivi alfieri, Stephen Hawking e Susskind stesso. Del resto fu proprio Hawking nel 1988 con il suo Dal Big bang ai buchi neri (notoriamente il libro più venduto e meno letto della storia, insieme a Il nome della rosa) a fare delle stelle di neutroni e dell’orizzonte degli eventi inquilini stabili dell’immaginario collettivo: l’anno scorso in Inghilterra ne è uscita una nuova edizione illustrata mentre quest’anno Hawking chiude il cerchio con Dove il tempo si ferma. La nuova teoria sui buchi neri.

A fare di queste singolarità cosmiche dei divi ci ha pensato anche il cinema con Interstellar, un film ispirato alle teorie e ai libri di Kip Thorne, dove il buco nero Gargantua è quasi più fotografato del protagonista Matthew McConaughey. Il fatto è che il miglioramento degli effetti speciali, al cinema e nei documentari televisivi (da Cosmos, remake della storica serie di Carl Sagan degli anni Settanta, a Mars prodotto da Ron Howard), ha reso lo spazio molto più “visibile”, e quindi spettacolare, spingendo la parola scritta a una corsa al rialzo del tasso di visionarietà. Si scatena così un potlatch in cui stringhe, multiversi, teorie del tutto, viaggi nel tempo si succedono in libreria per catture l’attenzione del lettore, spingendo spesso sul pedale della suggestione estetica o del sapienziale come nel caso delle Sette brevi lezioni di fisica – quest’anno tradotto da Penguin per il mercato anglosassone, e autentico best-seller globale – o del bellissimo Time Travel: A History di James Gleick, che mescola speculazione scientifica e storia letteraria.

00bbdfef1629a5f2ebcb30eeaf1c7c4784fc8878Ma perché siamo così felici di soccombere di fronte a argomenti tanto sfuggenti e controintuitivi? In parte perché questi libri regalano una specie di “sublime da tasca”: l’immagine inimmaginabile, non rappresentabile, di una totalità naturale che ci sovrasta e allo stesso tempo ci avvince. Ma mentre ai tempi di Schiller e Kant questa sensazione la si poteva trovare nel mare in tempesta o in un vulcano, adesso, vivendo su un pianeta totalmente antropizzato (e infatti si inizia a parlare di antropocene), tocca cercarla al centro della galassia. Eppure, sono convinto, c’è anche qualcosa di rasserenante in questi libri: per quanto oscuro, il “sublime cosmico” promette comunque una qualche spiegazione, un barlume di comprensibilità. Che è molto più di quanto si possa dire dopo aver letto un giornale al mattino. Il grado di impenetrabile complessità raggiunto dalla società, dalle forze dell’economia e della tecnica, sfugge a qualsiasi tentativo di riportarlo a un ordine umano, ancora più di un quasar, con l’ansia che ne consegue.

È un disorientamento che vivono anche i protagonisti de El espíritu de la ciencia-ficción (Lo spirito della fantascienza), il romanzo inedito di Roberto Bolaño appena pubblicato dal suo nuovo editore Alfaguara (dopo essere stato per tutta la vita, e dopo, di Anagrama dell’amico Jorge Herralde). Scritto nel 1984 e finora conservato negli archivi dello scrittore, Lo spirito della fantascienza è, all’apparenza, la storia di due tipici perros románticos bolañiani, due giovani che tentano di vivere la letteratura nella Città del Messico degli anni Settanta e diventare poeti. Ma questo piano di realtà, una prova generale delle atmosfere e del passo dei Detective selvaggi, si interseca con un racconto onirico-fantastico e, soprattutto, con le lettere che i due protagonisti indirizzano ai loro scrittori di fantascienza preferiti: da Ursula K. LeGuin a Robert Silverberg a il più amato, il più grande di tutti, Philip K. Dick. Destinazione stelle si intitolava un vecchio classico della fantascienza (di Alfred Bester), ma oggi è la non fiction a soddisfare il nostro desiderio di infinito. Del resto lo dice la parola stessa: desiderio, etimologicamente, significa mancanza di astri. Il desiderio è sempre un desiderio di stelle.

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