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Elon Musk contro le leggi della fisica

Ritratto di un imprenditore geniale e stralunato, dagli shuttle ai treni ultra veloci. Sembra Iron Man ma è meglio credergli, nonostante tutto.

La similitudine con Tony Stark/Iron Man è diventata normalità giustificata dai fatti. Il vero Tony Stark si chiama Elon Musk, imprenditore sudafricano naturalizzato canadese con il cuore gonfio di Silicon Valley, che negli ultimi anni ha, tra le altre cose: co-fondato PayPal; creato Tesla, l’azienda automobilistica che ha rivoluzionato il settore “vetture elettriche”; fondato SpaceX, costruttrice di space shuttle d’ultima generazione utilizzati persino dalla Nasa.

La sua ultima idea è Hyperloop, un treno ultra veloce che promette di andare da Los Angeles a San Francisco – distanti più di 600 chilometri l’una dall’altra – in appena 30 minuti. In molti pensano che il progetto sia folle e tecnicamente impossibile. Ma per Elon Musk il “tecnicamente impossibile” è solo un’altra faccia del possibile, quindi questa settimana ha aperto un concorso per la progettazione di questa incredibile infrastruttura: sarà aperto a studenti universitari e privati e sembra destinato a incrociare la tecnologia ferroviaria con lo scenario dipinto dai Jetsons. Per aiutare i partecipanti alla gara, la SpaceX costruirà un tracciato di prova lungo un chilometro su cui testare i prototipi del concorso, il cui vincitore sarà decretato nel giugno del 2016. Ma a che serve questo concorso, specie se non sarà Musk a costruire il treno? Per capirlo, meglio ripassare la stellare carriera del nostro, unico protagonista contemporaneo in grado di strappare lo scettro di innovator rex al defunto Steve Jobs.

Se Iron Man utilizza i suoi dollari per costruirsi una tuta in grado di volare ed essere oltreumano, Elon Musk ha usato i suoi miliardi per intraprendere una carriera imprenditoriale inedita, diventata il sunto perfetto del vangelo della Silicon Valley: creare cose per rendere il mondo un luogo migliore. Al netto del vago retrogusto pagano derivante dalla frase, Musk è davvero un personaggio unico, deciso a modificare il nostro stile di vita dandoci auto elettriche ma sexy e potenti, portandoci tutti su Marte per salvarci (come ha detto alla rivista Aeon: «Fanculo la Terra!»). Esagerato, immune al ridicolo e laurato in fisica, è un personaggio da film, come dimostra questo breve sunto della sua carriera: nato nel 1971, a 24 anni fonda la sua prima azienda, Zip2, con i soldi del padre; la vende a Compaq nel 1998 per fondare X.com, un proto-servizio per la trasmissione online di denaro, fusosi nel 1999 con l’allora neonata PayPal, rivenduta a sua volta a eBay per 1,5 miliardi di dollari.

In questo paragrafo abbiamo coperto i primi tre anni della carriera di Elon Musk: l’investimento paterno iniziale ammontava a 28 mila dollari.

Nel 2002 arriva SpaceX, idea ambiziosa che inaugura il genere “stralunato Musk”: in un momento in cui la corsa allo spazio è praticamente immobile e il budget della Nasa sempre più ristretto, l’imprenditore punta alle stelle producendo il suo primo shuttle in un’isola vicino alla Hawaii. I primi anni spaziali sono contrassegnati da fallimenti, ripensamenti, investimenti a rischio e una certa preoccupazione tra gli amici di Elon, che lo danno per fuso. Poi il successo, mai definitivo però: gli esperimenti di SpaceX continuano ad andare storti ancora oggi (vedi il Falcon 9), ma pubblico e investitori concordano: bisogna solo aspettare. Anche perché, in pieno stile Musk, mezzi come il Falcon 9 non hanno tanto problemi alla partenza quanto al ritorno, visto che sono in grado di ri-atterrare solo verticalmente. Raggi che tornano a casa in retromarcia: questo è Elon Musk, un ingegnere mago del business che conosce le regole della fisica pur non fidandosene granché. Pensate che un treno superveloce gli faccia paura?

La storia dell’Hyperloop comincia invece nel 2013, quando la costruzione del California High-Speed Rail viene ufficialmente approvata dallo stato Usa, deciso a investire 70 miliardi di dollari per un progetto in grado di collegare ad altissima velocità metropoli e città californiane. L’enormità dell’opera non piace a molti protagonisti della Silicon Valley, che la definirono uno spreco di denaro pubblico per un’infrastruttura già vecchia, poco moderna, rumorosissima e destinata a scatenare legittime proteste ambientaliste. Invece l’Hyperloop, con le sue capsule sparate lungo una camera sottovuoto, si propone come l’alternativa giusta («più sicura, veloce, meno costosa, più conveniente, immune al meteo, auto-alimentante, resistente ai terremoti e non impattante con il territorio»), un enorme tunnel sopraelevato nel quale far scorrere pallottole cariche di persone. Le quali saranno sistemate nei pod, veicoli bassi e senza finestre(che non danno l’aria di garantire un grande comfort), nei quali stare seduti per tutta la durata del viaggio.

Poco fa abbiamo parlato di “sottovuoto” e qui la questione si fa spinosa. Hyperloop si baserebbe su un ambiente «a bassa pressione» e su pod in grado di lievitare su un circuito grazie a  getti d’aria compressa. «Le persone hanno familiarità con l’hockey da tavolo», ha spiegato Musk a Businessweek, «però in questo il supporto d’aria viene generato dal pod stesso e non dal tubo». I critici di Hyperloop hanno da tempo messo in dubbio l’aspetto energetico, obiettando che l’energia necessaria per far muovere questi pod è eccessiva, non conveniente. E qui Musk si esercita in un’altra delle sue piccole rivoluzioni copernicane, rovesciando il piano del discorso: «Non è tanto l’aria a muovere i pod [essa serve solo a tenerli sospesi per annullare l’attrito]. La velocità dei pod è data da un acceleratore lineare, un motore elettrico lineare, […] una cosa che esiste da tempo». Ogni air ski (il dorso inferiore) del pod avrà quindi una fila di calamite che, interagendo con il motore linerare, daranno accellerazione ai veicoli, una spinta in grado «di viaggiare attraverso il tubo a 1200 chilometri all’ora». Ad assicurare l’energia (o una sua parte) necessaria al funzionamento della struttura, ci sarebbero poi i pannelli solari a ricoprire Hyperloop.

Musk, come detto, è solo l’alfiere del progetto, la cui costruzione verrebbe portata a termine da altri: per ora Hyperloop rimane un’idea collettiva che si sviluppa soprattutto attraverso il crowdfunding, con aziende come Hyperloop Transportation Technologies, al lavoro per lo sviluppo del super treno. Il quale ha tutte le caratteristiche della folle idea che non funzionerà ma anche del sogno, dello sguardo volto al futuro.

Anche per questo è difficile parlarne o criticarlo: pochi di noi sono in grado di avere un rapporto tanto colloquiale con il futuro e c’è sempre il rischio di passare – tra cinque, dieci, venti anni – per il gufo ottuso incapace di capire, di passare per il Dick Rowe della situazione (l’uomo che rifiutò i Beatles perché riteneva le guitar band «finite»), per non aver creduto al Grande Progetto del Grande Uomo. E qui si giace il grande potere di Elon Musk, uomo geniale, deciso, quasi simpatico, al quale è meglio credere, non si sa mai, nonostante quello che sostengono le leggi della fisica.

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