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Documenta: come sarà l’edizione 14

La nuova edizione, che per la prima volta uscirà da Kassel e si sposterà parzialmente ad Atene, partirà ad aprile. Un po' di notizie su cosa succederà e un po' di storia su cos'è stata.

Da qualche giorno, la quattordicesima edizione di dOCUMENTA si è fatta più vicina. Gli accrediti alle giornate inaugurali di una fra le manifestazioni più prestigiose al mondo  dedicate all’arte contemporanea internazionale sono aperti. E per la prima volta, dal 1955, dOCUMENTA uscirà dai confini tedeschi di Kassel per raggiungere Atene: «C’è qualcosa di estremamente invitante nell’idea di sovvertire la geografia», ammette il direttore artistico Adam Szymczyk.

«Documenta di Kassel. Ne avevo sentito parlare molto», scrive Enrique Vila-Matas, nelle primissime pagine di Kassel non invita alla logica, romanzo edito da Feltrinelli nel 2015. «Anzi, alcuni amici negli anni settanta erano tornati da lì trasformati, dopo aver visto opere d’arte d’avanguardia eccezionali. Di fatto, Kassel era, per questo e per altri motivi, assolutamente un mito dei miei anni giovanili, un mito ancora intatto; era il mito della mia generazione e, se non mi sbagliavo, anche delle generazioni che erano seguite alla mia, dato che ogni cinque anni lì vi si concentravano opere di rottura. Dietro alla leggenda di Kassel, le dissi infine, c’era il mito delle avanguardie». In poche righe, Vila-Matas convoglia quello che è dOCUMENTA da oltre sessant’anni:  restituire l’immagine del mondo al di là del tempo.

Fondata nel 1955 da Arnold Bode, pittore e professore tedesco che, nel comprendere quanto la Germania fosse culturalmente isolata, dopo la Grande Guerra, inaugura una rassegna d’arte, allestendo autori mai istituzionalmente invitati, in precedenza, su suolo tedesco. Una mostra aperta al pubblico come parte della Bundesgartenschau, una mostra di giardinaggio e di architettura del paesaggio in quel periodo ospitata a Kassel. La parola documenta fa riferimento a un’esposizione che ambisce a documentare l’arte del mondo moderno.

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Inizialmente, l’intento è di rivelare quei lavori che sono stati oscurati durante il regime Nazista perché bollati come “Entartete Kunst”, arte degenerata, di cui fanno parte movimenti come: espressionismo, fauvismo, cubismo, futurismo, pittura metafisica e anche, non ultimo, Der Blaue Reiter. La prima dOCUMENTA offre al pubblico, tedesco e internazionale, uno spettacolo fitto di dipinti astratti, realizzati tra gli anni Venti e gli anni Trenta, da Kandinsky a Picasso, catalizzando oltre 130.000 presenze e molta stampa. Da quel lontano 1955, dOCUMENTA oltrepassa, ad ogni edizione, nuovi confini, accantonando il proprio eurocentrismo e ospitando interventi, progetti che comprendono un’infinita molteplicità di medium: dalla fotografia all’intervento installativo, dalla performance alle tracce sonore. La rassegna, in seguito, assume cadenza quinquennale e si trasforma, simultaneamente, in un terreno di intermediazione tra le discipline.

A partire dalla seconda edizione, letteratura, architettura, scienza, ecologia, estetica e politica innestano a tal punto l’arte della contemporaneità da rendere Kassel un punto di arrivo della liberazione espressiva, lo zeitgeist della rappresentazione. Durante l’edizione del 1972, si assiste, ad esempio, al superamento del limite esplorato fino a quel momento dall’arte. Non più Arnold Bode, ma un visionario direttore esterno, Harald Szeemann che convoca artisti come: Vito Acconci, Gerhard Richter, Alighiero Boetti, Marcel Broodthaers, ma soprattutto Joseph Beuys e Bruce Nauman, senza dimenticare Kounellis, Panamarenko, Penone assieme a Duchamp e Jan Dibbets. Un altro primato importante, per Kassel viene raggiunto nel 1992, quando, accanto all’enciclopedico Fridericianum, museo inaugurato nel 1779, viene inaugurata una nuova hall, di 1400 metri quadrati, disegnata dagli architetti Jourdan e Müller.

Mostre, dibattiti, conferenze e progetti speciali si sono comunque sempre estesi in tutta la città, coinvolgendo luoghi come l’Auepark, o come l’omaggio al One Hotel a Kabul di Mario Garcia Torres, senza dimenticare alcuni progetti tra Egitto e Canada, per raggiungere non solo maggiore audience ma per radicare una consapevolezza viva su quanto le sensibilità dell’arte possano produrre cambiamenti sociali reali. Nel 2014, in un simposio tenutosi a Kassel per formulare le linee guida dell’edizione 2017 (Documenta 14, Kassel: Learning from Athens), dOCUMENTA, per la prima volta in oltre sessant’anni,  travalica sostanzialmente le soglie tedesche e annuncia la volontà di legarsi al territorio greco, alla sua capitale. Il direttore artistico Adam Szymczyk precisa l’intenzione di dar vita, anche ad Atene, ad una rassegna dalla forza analoga, rispetto a Kassel: «Le linee di pensiero dietro questa decisione sono molte e sono strettamente connesse con l’attuale situazione socio-politica in Europa e nel mondo, una dimensione che spesso guida l’azione artistica. Bisogna indicare la necessità di incarnare, attraverso Documenta 14, la tensione evidente tra il Nord e il Sud e l’urgenza di ridefinire i confini nazionali, oggi perfettamente espresse nella produzione culturale contemporanea».  Ad Atene i percorsi saranno visitabili dall’8 aprile al 16 luglio, mentre a Kassel dal 10 giugno al 17 settembre.

GERMANY-SWITZERLAND-POLAND-ART-DOCUMENTA-SZYMCZYK

Dal momento in cui la Grecia ha accettato 204 milioni di euro dall’Europa e dal Fondo Monetario Internazionale, le relazioni con il Vecchio Continente hanno cominciato a diventare culturalmente e curatorialmente rilevanti: «Si percepiscono tensioni dovute all’ostilità verso le misure dettate dall’austerity, il che è pienamente comprensibile, oggi, ma risulterà ancora più evidente durante l’intero processo inaugurale di Documenta», rimarca il direttore artistico, «anche se non desidero che questo snodo rappresenti il tema principale, di collegamento dei lavori tra di loro, oppure dell’intera esposizione. Quel che mi interessa è che Atene torni ad essere considerata una città contemporanea del Mediterraneo e che venga connessa ad altri luoghi, ben al di là del mare che la distanzia. La delimitazione con la Turchia, il concetto di ospitalità esteso al flusso di migranti provenienti dall’Asia e dall’Africa rappresentano l’apice di una situazione più ampia con la quale l’Europa deve confrontarsi. Mi auguro che così succeda anche attraverso questa rassegna. Continua a guardare ad Atene come a un portale, a un limite, o a un luogo sul quale persone provenienti da tutto il mondo possono trovare visibilità».

Nonostante i fondi, per la produzione dei lavori, in Grecia siano quasi inesistenti, art dealer e gallerie, a quanto pare, non troveranno terreno fertile: «Ritengo esistano diversi compiti relativi a diversi ruoli nell’intero mondo dell’arte. Io penso che Documenta debba mantenersi a debita distanza dalla scena del mercato dell’arte greca e globale», riprende Szymczyk. «Il mio intento primario è, e resta, quello di mettere in dialogo, su un piano culturale, le diverse istituzioni pubbliche coinvolte tra Atene e Kassel». Ma il curatore polacco, al secondo posto, secondo ArtReview, fra le cento personalità più influenti nel mondo dell’arte, può permettersi di seguire una linea dura, nei confronti di supporti privati esterni anche grazie ad un milieu curatoriale integerrimo di cui si è circondato a partire dal 2013, invitando: Pierre Bal-Blanc, direttore del CAC di Brétigny; Hendrik Folkerts curatore delle performance allo Stedelijk Museum di Amsterdam; Hila Peleg, fondatrice del Berlin Documentary Forum; Dieter Roelstraete, senior curator al Museum of Contemporary Art Chicago; e Monika Szewczyk, curatrice dei programmi espositivi al Reva e David Logan Center for the Arts, dell’Università di Chicago.

«Ho visto la mia prima Documenta», dichiara il curatore, «nel 1997, era la decima edizione, è stata un’esperienza che mi ha sommerso, era decisamente ricca, completamente diversa, così tanto fuori da ogni limite da non farmi più appassionare, per anni, a nessun’altra esposizione d’arte. Il ricordo ancora oggi è molto forte. Poi, a mano a mano, il pensiero di Documenta ha rappresentato per me una sfida fino a quando nel 2013 si è avvicinata sempre di più a me, dopo che il Comitato mi aveva selezionato per dirigerla».

Intanto, la lista degli artisti non è ancora stata ufficialmente pubblicata e probabilmente non verrà annunciata prima di aprile, nonostante «gli artisti siano stati invitati a visitare Atene, quasi fosse una sorta di parentesi paradossale, prima di arrivare a Kassel. Poi, assieme ai curatori, pondereremo quale delle sue sedi sia più opportuna per mostrare i loro progetti. Noi siamo sempre in cerca della loro migliore risposta». Come scrive Enrique Vila-Matas: «Era vero, nessuno aveva parlato di caos e la cosa più probabile era che io nutrissi un vecchio e grossolano pregiudizio nei confronti dell’arte contemporanea e che appartenessi al gruppo di quelli convinti che l’arte attuale fosse un vero disastro, una presa in giro, o cose del genere. D’accordo, assentii di colpo, non c’è caos nell’arte attuale, né crisi di idee, né intasamento di sorta. Dissi ciò e poi accettai di andare a Kassel».

 

Immagini Getty Images.
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