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10 motivi per leggere Charlotte Brontë oggi

A 200 anni dalla nascita di Charlotte Brontë, perché Jane Eyre e la vita della scrittrice continuano a essere contemporanei.

 
1.  Jane Eyre è il romanzo giusto contro il bullismo

Sei un insegnante, un genitore, un fratello maggiore che vaga preoccupato in libreria in cerca di testi sul bullismo? Vai dritto allo scaffale dei classici e tira giù Jane Eyre. La prepotenza, la sopraffazione e la violenza di cui sono capaci i bambini non sono una novità del nostro decennio. Nell’incipit del capolavoro di Charlotte Brontë, un quattordicenne tormenta la cugina decenne costringendola a chiamarlo «signorino Reed» e non John, come una serva. Poi le tira la lingua quasi fino a strappargliela e, visto che lei non reagisce (come tutte le vittime è abituata ad aspettare con pazienza che passi il peggio), inizia a picchiarla. A quel punto Jane si difende, e il bullo chiama la mamma fingendo di essere lui l’aggredito. L’adulta, ovviamente, crede subito al piccolo bugiardo. Spoiler: Jane Eyre diventerà una donna emancipata, colta e amata; John Reed schiatterà al termine di una breve, degradata e miserabile esistenza.

 

2.  Charlotte Brontë spiega come risultare originali in una famiglia in cui la concorrenza è spietata

«Charlotte fu l’unica Brontë a morire con la parola amore in bocca», scrive Lyndall Gordon nella biografia appena uscita per Fazi (Charlotte Brontë. Una vita appassionata, traduzione di Nicola Vincenzoni). Se sei una scrittrice in una famiglia di artisti dell’Ottocento, non solo la tua vita ma anche la tua morte sarà in competizione con quella degli altri. Come da cliché, i Brontë ebbero trapassi romantici: Emily andò incontro al divino, Anna sopportò il sacrificio, Branwell espresse pentimento. Solo Charlotte, dopo aver visto tutti andarsene, anche un’altra sorella morta bambina, visse il suo ultimo anno immersa nel sentimento più antiletterario che esista: la felicità. Giunta l’ora, si rivolse angosciata al marito: «Non sto per morire, vero? Non ci vorrà [Dio] separare, siamo stati così felici».

The Bronte Museum And Former Home Of The Famed Bronte Sisters

3.  Jane Eyre è un buon manuale di educazione sessuale

«Ho finito le avventure della signorina Jane Eyre, e penso che sia il personaggio più intelligente mai scritto da quando Austen e Edgeworth erano nel loro momento d’oro. Molto meglio questa sfacciata signorina che cinquanta libri di Trollope e Martineau avvolti da un copriletto, con cinquanta Dickens e Bulwer a tenergli compagnia». È il giudizio di John Gibson Lockhart, contemporaneo della Brontë, al quale la «sfacciata signorina» piacque proprio in ragione di ciò per cui veniva considerata oscena: Jane era una donna, ma viveva il desiderio come imprescindibile presupposto non solo dell’amore (già sarebbe bastato a farne una rivoluzionaria), ma persino del matrimonio. All’epoca molti medici teorizzavano che l’orgasmo femminile aumentasse il contagio di malattie veneree: una donna passionale quindi era per forza un’untrice. Jane Eyre non è una libertina, però non prescinde da quello che al suo corpo va di fare: potrebbe sposare un uomo solido, bello e anaffettivo, invece gli preferisce un bugiardo bruttino e peccatore, perché lo desidera con ogni millimetro della sua pelle, ed è ricambiata. Non è malata e non lo fa ammalare. Spoiler: vissero felici e contenti.

 

4.  Charlotte Brontë insegna a gestire i rifiuti editoriali

L’esordio nel romanzo di Charlotte Brontë, Il professore, fu rifiutato nove volte, di cui tre dallo stesso editore che lo pubblicò solo postumo, due anni dopo la morte dell’autrice. Ma Charlotte non lo considerò mai un goffo primo tentativo, al contrario lo riteneva la sua opera più matura: «La parte centrale e quella finale del Professore sono il punto più alto della mia scrittura. A mio parere in esse vi sono più essenza, più sostanza e più realtà che in buona parte di Jane Eyre». In Italia, dopo un lungo oblio, torna in libreria nella traduzione di Martina Rinaldi, per i tipi di Fazi.

 

5.  Jane Eyre è un caposaldo dell’assertività

Nella bella prefazione a una nuova edizione di Jane Eyre (illustrazioni di Flavia Sorrentino, traduzione di Luisa Reali, Mondadori Junior), Valeria Parrella scrive: «Jane sceglierà sempre contro tutto e tutti: contro la convenienza sociale, contro i luoghi comuni, contro la cultura dell’epoca e perfino contro la religione. Jane Eyre è una donna che sceglie e scegliendo determina il proprio destino. Una persona che sceglie è una persona libera». Regalate questa edizione a chiunque si senta impigliato in un luogo claustrofobico, un lavoro insoddisfacente, una relazione ormai finita, un’abitudine sbagliata, una casa brutta, una città infernale, a chi ogni mattina si alza dicendosi che se ne andrà e gliela farà vedere, e ogni sera crolla sul cuscino perché oggi no, ma domani andrà meglio. Regalatela, regaliamocela. Ne abbiamo tutti bisogno.

The Bronte Museum And Former Home Of The Famed Bronte Sisters

6.  Charlotte Brontë insegna cosa dire a quelli della “letteratura al femminile”

«A certi critici mi piacerebbe rispondere: “Per voi io non sono né un uomo né una donna – mi presento a voi solo come autore. È il solo criterio in base al quale avete il diritto di giudicarmi – il solo terreno su cui accetto il vostro giudizio». Così Charlotte Brontë si beffava della curiosità pettegola dei recensori che volevano sapere chi fosse Currer Bell, lo pseudonimo che firmava Jane Eyre. Secondo Lyndall Gordon, Charlotte non era una femminista polemica, anche se non disdegnava l’ideologia: solo, la estendeva all’arte e ai concreti bisogni della persona.

 

7.  Jane Eyre è la storia di una resiliente

Scrive Valeria Parrella: «Jane è fragile in una società massacrante: è bambina, e poi donna, in una società e in una cultura in cui i bambini sono da forgiare più che da accompagnare, e le donne sono ricche oppure serve. Allora la ribellione di Jane, che non può nulla, in cosa consiste? Jane resiste». Negli ultimi anni va di moda la parola “resilienza”, spesso contestata in quanto anglismo (ma, come ricorda l’Accademia della Crusca, ha un’origine latina ed è la sola traccia rimasta di un verbo andato perduto in italiano, “resiliere”), usata dai più per indicare un’elasticità, una personale capacità di rielaborazione dei traumi. All’epoca di Jane il verbo “resiliere” veniva usato dalla comunità scientifica e filosofica con diversi significati, e lei li incarna tutti.

 

8.  Charlotte Brontë insegna a sposarsi bene, cioè per amore

«In merito a mio marito – il mio cuore è saldato a lui». E ancora: «Non credo esista al mondo un marito più buono e gentile del mio». Di più: «Trovo in mio marito l’infermiere più tenero, l’aiuto più gentile, il miglior conforto terreno che mai ebbe una donna». Come la sua protagonista più famosa, anche Charlotte si sposò per amore e con ostinazione. Come lei, credeva che il matrimonio fosse possibile solo con una passione totale, una condivisione assoluta. Il suo matrimonio con Nicholls appare davvero un’unione invidiabile, perfetta, carnale e sacra, bella in modo disumano. Spoiler: vissero felici e contenti, ma per pochissimo tempo, perché Charlotte morì l’anno dopo. (Vent’anni dopo lei avrebbe parlato di lui con le stesse parole? Ricacciate indietro quel sospetto, per una volta sogniamo con la realtà).

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9.  Jane Eyre è stato un bestseller anonimo

Molto prima di Elena Ferrante ci fu Currer Bell, lo pseudonimo con cui Charlotte Brontë firmò i suoi primi libri. La raccolta di poesie che riuniva Charlotte, Emily e Anne come Currer, Ellis e Acton Bell vendette solo due copie. Jane Eyre, che era solo di Currer, fu invece un successo immediato. La scelta di non rendere pubblica la propria identità non era un vezzo di Charlotte, ma serviva a garantirle il riparo quotidiano da attenzioni che avrebbero disturbato il solo egocentrismo che le interessasse: scrivere. È la stessa motivazione sempre dichiarata dalla Ferrante. In compenso, Charlotte decise di rompere l’anonimato in famiglia, confessando al padre di avere scritto un romanzo. Lui, perplesso, si preoccupò che avesse pubblicato a pagamento, e le rise in faccia sentendo che pensava addirittura di guadagnarci. Quindi lesse Jane Eyre, in un giorno soltanto, e la sera, scosso, scrisse alle figlie: «Bambine, Charlotte ha scritto un libro – e credo sia migliore di quanto mi aspettassi».

 

10. Buon viaggio

Ricorre in queste settimane il bicentenario della nascita di Charlotte Brontë. Nel 2017 toccherà a Branwell, nel 2018 a Emily, nel 2020 a Anne. La Brontë Society ha programmato diversi eventi al Brontë Parsonage Museum, la casa museo familiare a Hawort, Yorkshire. Fate la prima valigia (piena di libri) e organizzate la vostra prima vacanza.

 

Immagini scattate all’interno di Haworth Parsonage, la casa museo della famiglia Brontë (Christopher Furlong/Getty Images).
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