Attualità | Coronavirus

Mascherina, non lasciarmi

Da oggi indossarla all'aperto non è più obbligatorio: ma siamo davvero pronti a provare a vivere senza di lei?

di Clara Mazzoleni

Foto di Christopher Furlong/Getty Images

Ricordate la prima volta che siete usciti di casa con la mascherina? Ci ho pensato proprio oggi, primo giorno in cui indossare le mascherine all’aperto ha smesso di essere obbligatorio. In realtà la prima l’avevo costruita grazie a quei tutorial per farsele da soli, usando un fazzoletto di stoffa piegato e due elastici per capelli. Poi ero finalmente riuscita a comprare un pacco di ambitissime, preziosissime mascherine chirurgiche su Amazon. Odore nauseabondo, elastici bianchi sempre un po’ larghi che ho continuato ad accorciare con due piccoli nodini finché non ho visto una ragazza bellissima portarli incrociati, dettaglio sexy da imitare come se fosse un nuovo modo di indossare il pezzo sopra del bikini. Della mia prima vera uscita con la mascherina chirurgica – la spesa al Pam – ricordo l’odore inquietante del tessuto di carta e la sua consistenza asettica ma indisponente, capace di trasmettere una sensazione molto simile a quella che si prova prendendo un bicchiere di plastica da quei dispenser d’acqua che si trovano in ufficio o nelle sale d’attesa. Uno strano micro-brivido di disagio che fin dall’inizio ha reso la mascherina una regola da sopportare con stoica pazienza nell’attesa di potersene liberare definitivamente. E allora perché, oggi, per le vie di Milano, la maggior parte delle persone sta continuando a indossarla?

Forse non siamo ancora pronti, forse ci siamo affezionati. Nel corso di quest’anno, per esempio, il mio rapporto con la mascherina è completamente cambiato: all’inizio la consideravo un oggetto scomodo e distopico, ora è un’amica protettiva, una complice discreta, una mite compagna di avventure. Passeggiando con lei tra le corsie del supermercato, ho lanciato sguardi languidi prontamente ricambiati. Insieme a lei ho gustato l’inedito potere di venire benissimo in qualsiasi foto. Grazie a lei ho imparato a truccare gli occhi con più attenzione e cura, dimenticando il rossetto. Ho provato a personalizzare il mio stile comprando mascherine fatte a mano per decine di euro, ma alla fine sono giunta alla conclusione che solo lei è quel che voglio: la chirurgica verde-azzurrina resta la migliore, soprattutto per l’estate. Quel Tiffany smorto è diventato come il nero, il bianco o il colore carne: un colore perfetto, che sta bene su tutto.

La mascherina è entrata a far parte della nostra vita e non siamo pronti a lasciarla. Sorridiamo teneramente – ah, com’eravamo ingenui! – ripensando a come, anni fa, guardavamo con stupore e curiosità le ragazze cinesi che la indossavano in metro, generando in noi visioni di metropoli lontane e futuriste: inquinate, brulicanti, velenose, immerse in un’atmosfera gialla e nefasta. E poi, il 2020 è arrivato. Durante l’esplosione della pandemia, alcuni abitanti di Milano si ritrovarono già muniti di mascherina: proprio in quei mesi l’aria della città si era fatta praticamente irrespirabile e andare in bicicletta o camminare all’aperto era diventata un’esperienza disgustosa. Avevamo iniziato a cercare su internet maschere in grado di bloccare l’inquinamento, purificatori d’aria da appartamento, in giro si vedevano le prime pubblicità di creme viso anti-pollution. Poi il blocco totale della pandemia ha drasticamente abbassato i livelli di sostanze tossiche nell’aria, e le mascherine in tessuto tecnico sono stare riciclate per il Covid o rimesse nell’armadio. Ma ora che gli ingranaggi hanno ripreso a funzionare, potremmo ritrovarci nella situazione che la pandemia aveva interrotto.

Da un paio di mesi ho smesso di metterla almeno mentre vado in bici. Qualche giorno fa, mentre mi dirigevo all’Hangar Bicocca per fare il vaccino, ho sentito l’esigenza di indossarla: in viale Monza c’era un traffico pazzesco, e lo smog si mescolava all’afa rendendo l’aria irrespirabile. La coincidenza inquinamento-Coronavirus e la reticenza con cui abbiamo accolto il liberi tutti dimostrano che, nelle città, la mascherina è destinata a restare: per un motivo o per l’altro, l’aria non smetterà più di sembrarci minacciosa.