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Sfilate, che gusto c’è

Le passerelle viste dal vivo o in streaming dal divano di casa, ecco cosa cambia. Uno sguardo digitale e uno de visu alle collezioni presentate domenica

Un tempo ad allettare era l’esclusività. La grandeur delle maison si dispiegava negli allestimenti più scenografici, nei cadeau per gli ospiti di maggior riguardo, nei casting più prestigiosi: a solcare le passerelle erano top model che, a detta di Linda Evangelista, non si sarebbero alzate dal letto per meno di 10mila dollari. Oggi quell’aura di unicità non avvolge più le sfilate. Non la maggior parte, almeno. Gli allestimenti sono ridotti all’osso – non in tutti i casi: sia Antonio Marras sia Ermanno Scervino hanno scelto scenografie e ambientazioni molto curate – e gli omaggi sono stati (quasi) aboliti. Di top model in passerella se ne vedono ben poche e solo sotto l’ala delle griffe di maggior peso. Che, spesso, come Prada, preferiscono aggiudicarsi le debuttanti più promettenti in esclusiva piuttosto che puntare su nomi blasonati.

E, allora, vi chiederete in questa giornata di neve e di elezioni: che gusto c’è ad andare alle sfilate quando, complice la tecnologia, molte di esse sono trasmesse in diretta streaming e visibili comodamente da casa, sul proprio computer? Qualcuno dice che il futuro delle sfilate è questo: via libera al digitale, per tagliare i costi (di tutti: anche dei giornali che devono mandare i propri editor oltreoceano) e semplificare. Oggi ho provato a sperimentare questa nuova dimensione. guardando alcune delle sfilate in calendario (Missoni, Salvatore Ferragamo) comodamente seduta sul divano, con un Macbook Pro e un caffè. E mi sono data una risposta molto semplice: lo streaming rappresenta una grande chance per tutti gli appassionati che, per un motivo o per l’altro non possono accedere alle sfilate. È una sorta di finestra sul cortile dalla quale si può sbirciare, ma analizzare non sarà mai possibile. Primo perché in dieci minuti di sfilata la trasmissione streaming si blocca dalle cinque alle dieci volte; secondo perché, nonostante gli zoom che proiettano lo spettatore direttamente sulla passerella, la terza dimensione viene completamente (o quasi) ignorata. Ed è difficile distinguere al meglio colori e materiali.

 

MARNI

Linee precise, tagli fermi. È una collezione rigorosa quella portata in passerella da Marni. Che stempera il rigore in un romanticismo contemporaneo, fatto di grazia e ricercatezza. Sfilano cappotti senza maniche e giacche che strizzano l’occhio al guardaroba maschile, ma anche shorts che mettono le gambe in bella mostra. E pellicce: stole e colli, ma anche dettagli a rendere più femminile un capo. Il vero cuore di Marni, lo sanno bene gli appassionati del genere, sono le stampe: per l’ai 2013/14 trionfano print grafiche e atmosferiche che spaziano dalle foreste ai rami.

 

EMPORIO ARMANI

Sfila una femminilità anni Venti, condita da deliziosi cappellini. In passerella giacche di velluto e cappotti maschili, ma anche pantaloni ampi e morbidi. Non mancano i volumi a uovo che caratterizzano gli abiti da sera, avvolgenti, in velluto. Molti colori pastello, che illuminano la collezione. Il fil rouge della linea per l’autunno inverno prossimo è il Kajal inteso come gamma di sfumature – dai teneri crema e rosati ai colori scuri – e ombreggiature minerali.

 

DOLCE&GABBANA

La Sicilia e la sua cultura sono una fonte inesauribile di spunti per Domenico Dolce e Stefano Gabbana. Che trasformano la ricchezza estrema che ha reso famosi in tutto il mondo i mosaici del Duomo di Monreale in una collezione di abiti all’insegna dell’artigianalità. Sfilano pietre ricamate sul pizzo, abiti a corolla con bustier in filigrana d’oro. E, ancora: broccati, organza a stampa mosaico. Tra le stampe anche quelle che omaggiano Sant’Agata, patrono di Catania.

 

GENNY

Dietro questo marchio rilanciato da meno di due anni c’è la creatività di Gabriele Colangelo, un giovane designer italiano che ha già sfilato con la propria etichetta venerdi 22 febbraio. La mano di Colangelo dietro lo stile di Genny si vede: la ricercatezza dei materiali si abbina ad una nuova lettura delle forme. Che appaiono quasi stilizzate, tanto sono minimali. Tagli e fenditure, bottoni a pressione che sembrano perni. Gli abiti sono scomposti, vivono di asimmetrie e sovrapposizioni. Sottili bacchette dorate si lasciano intravedere come fossero un’impalcatura sulla quale ha preso forma l’abito.

 

MISSONI

Una donna lontana dalle convenzioni, libera da vincoli, da schemi rigidi. Tanto da puntare su un guardaroba rilassato, che si ispira per molti versi al loungewear e all’intimo: i capispalla sembrano vestaglie, i pantaloni sono morbidi. Le forme sono informale, aperte. Impalpabili maglie si sovrappongono e avvolgono la silhouette. La femminilità si esprime attraverso spacchi, scollature, ma anche paillettes, trasparenze.

 

SALVATORE FERRAGAMO

Fermezza, contegno, rigore. La sfilata di Ferragamo è un alternarsi di tagli precisi, forme essenziali.  La silhouette è scolpita: cappotti maschili, pantaloni dal fit asciutto, ma anche abiti corti e scivolati in seta. Le gambe sono spesso scoperte. Trionfano i colori scuri: nero, blu grigio.  Ma anche il bianco ottico e il grigio ghiaccio. Le zip e i dettagli metallici esaltano il lato contemporaneo di questa collezione che rappresenta il punto d’incontro tra sartorialità e tecnica.

 

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