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La seconda vita delle modelle

Dopo le sfilate, il cinema: ci sono riuscite Valérie Massadian e Joana Preiss, due muse di Nan Goldin

L’ultima della lista sembra essere lei, Abbey Lee Kershaw, eroina della nuova generazione di dolls model, che diventerà co-protagonista insieme a Charlize Theron e Zoe Kravitz di Mad Max 4. Prima, naturalmente, molte altre: da Agyness Deyn a Lily Cole, quest’ultima forse la più fortunata tra le top che hanno tentato la carriera di attrici. Per le modelle degli anni Zero la recitazione è la seconda vita dopo passerelle e pagine patinate, quasi un’ossessione che invece rimanda le ragazze al punto di partenza. La bestia nera delle modelle è per prassi il casting, quello negli Studios però, dove spesso da top diventano comparse tanto sceniche quanto lo erano in passerella con un abito da haute couture. Stesso ruolo, ambizione diversa. I casi fortunati, a dispetto dell’ostinazione di una caparbia Lily Cole, al momento sono pochissimi e spesso nati in sordina. Lo dimostrano due personaggi pressoché simili che oggi raccolgono i frutti di una carriera molto credibile forse perché hanno un minimo comune denominatore: Nan Goldin.

Le muse spiano i maestri. Il pensionamento di una modella segue vie sempre più traverse, dal dijing alla creazione di accessori per Suv o alla più classica e onesta creazione di lingerie. Eppure sul post-modeling più dei calendari Pirelli realizzati influiscono i nomi e l’indole di chi ti ha ritratto. Ecco perché associare il nome di Nan Goldin a casi di (insperato) successo nella recitazione suona inaspettato. E funziona. La fotografa della Ballad of Sexual Dependency, “occhio” narrante di quella Los Angeles e poi New York, è stata quella che ha fotografato al meglio due modelle icone:  Valérie Massadian e Joana Preiss.  Entrambe ora, dopo una discreta carriera da attrici/curatrici,  sono registe con due film in uscita nei prossimi mesi dove dimostrano che mentre la Goldin le scattava loro segnavano tutto.

Androginia a Bowery Street. Quando Nan Goldin ha incontrato per la prima volta Valérie Massadian ha avuto una sensazione che sarebbe durata molti anni e molti scatti: impossibile non trovare in questa francese, figlia di Jacques Massadian mente di Actuel e della Parigi bourgeois, una sedicenne in fuga a Tokyo prima e New York poi, una storia da raccontare e una febbre che avrebbe influenzato involontariamente il fashion biz. Perché Valérie era androginia pura, con un viso dalla fronte ampia e dalle sopracciglia in eterna smorfia. Una follia estetica che qualche anno dopo avremmo trovato solo in Kate Moss. Così Valérie diventa la musa anni di Nan Goldin che l’ha ritratta in ogni istante, nuda davanti allo specchio, nella vasca, a letto col suo uomo, persa in nottate di tulle e camere spoglie. La stava tormentando e allo stesso tempo celebrando in quel modo che poi Valérie avrebbe utilizzato in Nana (nome casuale?), il suo primo film da regista che debutta in queste settimane, incentrato sulla storia di una bambina abbandonata in una casa nella foresta dove il dramma sta nella completa assenza di eventi. Accolta molto bene in patria, Valérie Massadian ha chiosato in fretta la formula del suo successo «avere la concentrazione di essere davanti a qualcuno. Ed essere con questo qualcuno», lezione di vita (artistica) ricevuta direttamente da Nan Goldin.  Volto ancora più duro ora, braccia robuste rispetto ai ritratti della Goldin (di cui Valérie è stata anche curatrice e produttrice) l’ex modella Massadian ha studiato benissimo la lezione: rapinare la fotografa che ti celebra e farne buon uso. Anche per un drama-thriller che ricorda più Shining che le notti brave al Chelsea Hotel.

Colpire Nan Goldin con la marsigliese. Non è dovuta arrivare a New York Joana Preiss per entrare nella corte (dismessa negli ultimi anni) di Nan Goldin. La modella cresciuta a Marsiglia, è semplicemente passata da Parigi per trovare il suo ruolo: quello di riportare la musa a ruolo chiave per una buona collezione in un periodo in cui le muse duravano una sola campagna pubblicitaria. Lei invece in pochi mesi nel ’99 diventa l’ispirazione in carne e ossa di Nicolas Ghesquière, l’enfant prodige arrivato a disegnare Balenciaga che in Joana ha visto l’astro nascente della pipòl parigina. Nan Goldin invece a questa giovane francese del Sud, nervosa, scura e corrucciata, ha rubato l’anima, in uno scatto stupendo, che ricorda il primo periodo dell’artista: Joana fissa l’obiettivo sdraiata su un fianco mentre l’uomo che è con lei a letto, catenina d’oro e sigaretta, sta per inveire contro Nan come in una scena de L’odio di Kassovitz. Nan Goldin sta fotografando Joana, e la giovane modella incrocia lo sguardo della fotografa della Bowery che non c’è più, e sa che sta per essere battezzata. Lasciata alle spalle la rivoluzione Balenciaga di cui è stata co-protagonista Joana arriva al cinema, autentica drama-girl come le aveva insegnato più Nan Goldin che la cineteca di Rohmér. Dopo il film rivelazione Ma Mére con Louis Garrel, il risultato è la nuova vita da regista di Sibérie il viaggio di una coppia in Siberia, solo treno, sguardi e una relazione che più si allungano i chilometri più subisce l’effetto domino.  Una coppia messa a nudo, omaggio-furto a Nan Goldin che alla giovane marsigliese ha regalato una delle cover dei suoi libri: nuda di spalle, capelli lunghissimi le coprono la schiena e sullo sfondo un amante.  Questo spiega perché Lily Cole si è ostinata a entrare nel cast dell’ennesimo rifacimento di una Biancaneve da 3D mentre Kate Moss dopo il furtivo battesimo di Corinne Day non ha ancora pensato di passare al grande schermo.

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