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Furto d’autore

Un festival di Cannes da romanzo: dove rubare gioielli diventa parte integrante di una trama hollywoodiana ricca di Bling Bling.

Il gelsomino risale malizioso la facciata dell’Eden Roc di Cap a Cap d’Antibes, pochi chilometri lontano dalla congestionata Croisette. In un tardo pomeriggio, in una suite con le portefinestre socchiuse, il vento che s’insinua calmo, mentre Steven Spielberg sfoggia il suo cappellino da yankee sui tappeti rossi del 66mo Festival di Cannes, un rubicondo Fawaz Gruosi ascolta la propria assistente ripetergli con calma i nomi della bellissime donne che saranno presenti al party per i vent’anni della sua maison di gioielli, De Grisogono. Un mezzobusto dalla sporca parlata marsigliese ha appena raccontato le ultime notizie al telegiornale, acceso poco distante, in camera da letto. Il businessman, che ha ormai ceduto gran parte delle quote di maggioranza della sua De Grisogono a fondi europei e africani, non presta poi così tanta attenzione ai fatti che il giornalista racconta.

Preferisce chiudere gli occhi e, fingendo di concentrarsi sulle varie Bianca Balti e Marion Cotillard che verranno alla sua festa, sogna di opali, diamanti, zaffiri, incastonati con la minuzia degli amanuensi oppure coraggiosamente tagliati a baguette, e poi diademi e spille floreali, bicchieri di cristallo bordati da rossetti rossi e fondi di whisky. Quando l’assistente smette di parlare il suono gracchiante della televisione torna a svegliarlo da quel sogno: «i gioielli spariti dalla cassaforte della stanza al Novotel non erano predisposti per le celebrità del 66mo Festival di Cannes. Così ha confermato l’inchiesta sul funzionario dipendente di Chopard incaricato dalla maison di custodire i gioielli dal valore di un milione di dollari rubati l’altra notte».  Spalancati gli occhi, Fawaz Gruosi smette di sognare topazi e riesce solo a vedere la scritta squallida del Novotel dove soggiornava tutta quella meravigliosa mercanzia ora svanita nel nulla, «come in un grande film» chiosano riviste e commentatori. «Come in un gran bel film» conclude il patron di De Grisogono quando la sua assistente lascia la suite dell’Eden Roc. Il gioiello che lui ha portato per essere mostrato agli occhi del mondo (del cinema) da solo vale addirittura due milioni di euro. E appena pensa al valore del collier si alza per chiudere le portefinestre.

Il furto ai danni della maison Chopard ha scosso il buon costume del Festival: poche ore prima Uma Thurman alla festa di Chopard è avvolta in un abito preraffaellita e poco dopo il brand che ogni anno fornisce la Palma d’oro si trova senza scettro e regina. Tutti immediatamente associano il brand a quella camera d’hotel dove un Lupin ispirato ha portato il giallo in un festival costellato da noir-eros più che da furti hollywoodiani. Il furto, il grande tabù, è la parola che rimbalza dagli occhi delle attrici alle bocche dei fotografi sul red carpet. Chopard è stata “colpita” lontana dal glamour: nessun folle e insano fan che abbia strappato dal collo di Marianne Cotillard un collier di diamanti, ma solo un colpo silenzioso e ben assestato  in una hotel da poche stelle. Ironia, Sofia Coppola con le sue ancelle-attrici al seguito è presente sulla Croisette con Bling Bling storia sui grandi furti nelle ville del Sunset Boulevard a opera di annoiate adolescenti benestanti. Dalla finzione alla realtà?

La futura premiata Lèa Seydoux, intanto, ripassa la lezione di Liz Taylor grande protagonista del festival e dei gioielli:  la sua interpretazione di Cleopatra 50 anni fa torna appositamente restaurata per il festival e qui, oltre alla pellicola, va in scena tutto il potere che i gioielli hanno su un’attrice. Dal collier-serpente che scende a mordere il seno ai grandi monili che cingono le braccia della Cleopatra dagli occhi viola. Tutto a Cannes parlava di Liz, complice la collezione di gioielli Bulgari utilizzati per il film e radunati in una mostra dedicata al film che fece innamorare perdutamente la Taylor di Richard Burton (e ancora – dei gioielli). Se le cattive ragazze della Coppola sono state lontane dai capolavori di Bulgari, il fascino dell’opulenza ha colpito i classici ladri in tuta nera e guanti gommati.

Fawaz Gruosi si sente quasi sollevato del fatto che un colpo del genere sia avvenuto: etichettabile come assurdo e scorretto, il furto di beni di lusso appartiene ad altre epoche, altri film, altre città. Non a Cannes.  E non con la calma dimostrata. Panciotto, capelli impomatati, una bellissima e prezzemolina Bianca Balti al suo fianco, Mr. Gruosi non ha il tempo di interrogarsi su chi vincerà il festival. Su chi puntare come nuova testimonial del brand che ha fondato dal nulla. Ci sono da intrattenere la potentissima Lady Goga (Ashkenazy) madrina di Vionnet e poi Sharon Stone in rosso carminio e falcata da Grande Hollywood in visita ai cugini poveri della campagna europea. Confusione, aria di successo, diamanti e lapislazzuli: un colpo gobbo che potrebbe ripetersi senza alcuna sbavatura. Detto fatto. E il collier da due milioni di euro voluto da Fawaz Gruosi scompare. Si dissolve in una polvere di stelle che più o meno suona così: bling, bling.

 

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