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Due americani a Parigi

I designer di Kenzo raccontano come introdurre una chiave americana alla storica maison franco-giapponese e reinventarsi una seconda vita al di là dell'Atlantico.

Oggi alle 16,30 a Firenze  nel  Mercato Centrale di San Lorenzo,  scendono in campo Humberto Leon e Carol Lim con  la loro collezione Uomo autunno inverno 2013-14. Il duo, direttore creativo di Kenzo, è Guest Designer Uomo dell’83sima edizione di Pitti Immagine Uomo.  Quella che segue è l’intervista esclusiva uscita sul numero 8 di Studio.

Colli alla Modigliani e in testa cappelli dal piumaggio psichedelico: sono queste le nuove colonne d’Ercole in formato manichini che svettano all’interno dello store in Howard Street, lo stesso che dieci anni fa ha spostato i confini della moda newyorchese. Carol Lim e Humberto Leon, da un anno direttori creativi di Kenzo, hanno deciso di introdurre così, alla famiglia “Opening Ceremony” la nuova seconda vita con cui si destreggiano al di là dell’Atlantico, in rue Vivienne quartier generale della maison francese curata per quasi una decina di anni da Antonio Marras. Con due manichini posti all’ingresso interamente vestiti da quella collezione, la prima femminile ideata dal duo per Kenzo, che subito si è fatta notare grazie alla psycho grafica (made in Usa) con le cromie abbinate (alla francese). Un equilibrio di certo meno poetico di quello a cui ci aveva abituato il loro predecessore ma che trasla perfettamente la filosofia anni Settanta inventata da Kenzo Takada: «Per la collezione estiva siamo partiti con l’idea di stampe e colori brillanti. Le stampe sono sempre state importantissime per il Dna di Kenzo, e per questo volevamo onorarle. Una volta concepite le grafiche della collezione, volevamo aggiungere il tocco di sport e divertimento che amiamo della moda americana, da qui l’equilibrio tra due amori, quello di Kenzo per le stampe e il nostro per lo sportswear». Un’equazione più pratica che vezzosa.

Così come l’arrivo dei due americani a Parigi più che a un cliché è coinciso con una primavera di rinnovamento che aveva il volto asiatico (e non per forza il passaporto, come per gli americanissimi Carol e Humberto) che ha scosso le maison parigine: cambio di guardia in Cacharel (dove sono arrivati Ling Liu e Dawei Sun) e Kenzo. In pochi mesi femminilità europee in mano a coppie di designer con formazione americana e nomi inaspettati nel panorama del Vecchio Mondo. Ma la coppia Lim&Leon ha apportato la ventata più significativa in quel di Parigi, perché il duo di trentaseienni arrivava improvvisamente da Kenzo con una carriera più imprenditoriale che da stilisti, con due cv in cui si leggono laurea alla Berkeley in economia per una e arte americana per l’altro. Una quintessenza di Born in the Usa che poco c’entrava con gli atelier parigini. Due soci che hanno concepito uno spazio come laboratorio-vetrina per i loro amici stilisti e per le loro prime prove da designer, che poi è divenuto la mecca di Nolita ma soprattutto la casa di una crew di creativi che non sfilava (ancora) al Lincoln Center (dove si svolge la New York Fashion Week).

Humberto riassume in fretta e con entusiasmo la credibilità in ambito moda che si sono creati negli anni cruciali per la loro formazione: «Una delle cose più importanti successe durante il periodo dell’università è stato incontrare Carol! Berkeley era anche un luogo che alimentava la mia curiosità in tutta la sfera creativa, persone, immagini, luoghi, tutto. Ed è sempre lì che ho conosciuto Patrik Ervell e le sorelle Rodarte». Incontri essenziali per la coppia Leon&Lim che ora “espone” gli amici a fianco delle loro pochette per Kenzo realizzate come dei portachiavi-scoobydoo. Berkeley torna spesso nei racconti dei due designer, non solo come data e luogo del loro sodalizio, ma anche per la naturalezza con cui hanno debuttato e fatto loro la Moda: «Sono stati anni ricchi di sessioni vintage. Carol ed io passavamo moltissimo tempo a cercare chicche e pezzi iconici, nelle nostre spedizioni trovavamo capi incredibili, in primis proprio quelli di Kenzo Takada, riconoscibilissimi. E che ancora oggi sono nel nostro guardaroba. Sono sincero, il mio amore per Kenzo è nato ai tempi del college».

Questo non essere forzatamente tra gli addetti ai lavori ma essere spontaneamente moderni nelle amicizie (vedi Spike Jonze e Jason Schwartzman) come nell’attitude (feste in quartiere, niente red carpet) una volta arrivati alla direzione di Kenzo, più che metterli alla prova li ha messi in vetrina: una sorta di celebrazione europea che i due forse non sapevano di avere “a disposizione,” tanto erano immersi nella cultura che loro stessi hanno rinnovato, quella che ha traghettato la fruizione della moda dal mall al concept store: «Crediamo che il concept store abbia un’identità molto definita rispetto al mall e quello che lo rende unico è la cura che c’è dietro ogni prodotto». Ma loro, auto-definitesi mall kids visto che sono cresciuti anche studiando i look dei coetanei nei centri commerciali della periferia di Los Angeles, hanno strutturato Opening Ceremony con la stessa “tuttologia” che si trova in un mall: «Quando progettavamo OC abbiamo subito deciso che oltre a nuovi nomi di designer era necessaria anche una selezione che spaziasse dal libri ai prototipi di design, tutti elementi correlati che ci piacevano e ci stimolavano. Questo è ancora il metodo con cui iniziamo tutti i nostri progetti: mettere alla luce del sole tutto quello che ci sta ispirando».

Una chiave semplice, parrebbe, che invece ha introdotto non solo un nuovo concetto estetico di negozio, tra modernariato (nei mobili) e modernismo (nelle linee e designer selezionati) il tutto mentre in Europa imperava il boho-chic, ma che ha lanciato i due mall kids nel mondo della moda di culto. La stessa attitudine, che gli è valsa la stima e l’apprezzamento nel mondo della moda, ha spinto Carol Lim e Humberto Leon, anziché presenziare nell’ennesimo store multibrand in Meatpacking, a supportare gli ideatori dell’Ace Hotel, un albergo che oltre alle camere su misura di budget e mood è presto diventato un salotto newyorkese, e dove è nato il piccolo distaccamento di Opening Ceremony.

I neo designer di Kenzo in questo hanno le idee chiare: continuare un progetto – di vita più che di brand – dove tutto si può fondere per raccogliere al meglio le idee e la personalità di chi le ha create. Forse il riassunto più attuale di questa Lim&Leon philosophy sta nelle Vans customizzate Kenzo, le nuove sneakers in tela interamente realizzate con le grafiche a rete da pesca della collezione ora in negozio da Kenzo. Fare parte del presente, questo i due stilisti lo conoscono bene e per leggere meglio il tempo in cui vivono si fanno aiutare anche da cartoline di viaggio come da volti. Ecco perché a impersonificare la New York di Carol Lim e Humberto Leon è stata Chloë Sevigny portafortuna che non ha mancato di presenziare sulla passerella del duo a Parigi, vestita con una tuta da lavoro in satin blu: «Per disegnare una collezione ispirata non è necessario avere una musa, ma quando crei nella testa hai il tuo mondo, quindi i tuoi amici, le persone che ti sono vicine e che indosserebbero i pezzi che stai realizzando. Per questo non possiamo disegnare per una persona specifica, ma per un mondo. E così sarà anche per Kenzo: collezioni che raggiungano un pubblico ampio, variegato, senza età o target obbligato».

Newyorkesi ora, losangelini prima, questa coppia di amici, designer, complici, da qualche mese è costantemente in viaggio tra Vecchio e Nuovo Mondo. E la loro forza, oltre al dinamismo come hanno messo in chiaro con l’ultima (già) iconica collezione è stato il viaggio: «Puoi essere influenzato da moltissimi input, ma per noi mondi nuovi e luoghi segreti saranno sempre la fonte sicura di ispirazione. Questo atteggiamento l’abbiamo ritrovato subito sfogliando l’archivio di Kenzo Takada, lui che ha basato il background di un brand del genere creando una linea che introducesse proprio il suo amore per il viaggio, un costante richiamo alla scoperta che sposiamo pienamente. E che sarà il punto di partenza per tutto quello che faremo qui a Kenzo».

 

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