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Disco memorie

Il culto del club a partire dalle immagini della mostra Radical Disco, sull'architettura delle discoteche italiane dal '65 al '75.

Di Cristiano de Majo

La “pista”, il bancone del bar, i bagni, i corridoi, l’ingresso come camera di compensazione, il disegno delle luci. L’esperienza del club, della discoteca, non riguarda solo la musica, ma anche lo spazio. Sono gli spazi, anche più della musica, a restare impressi nella memoria, nella nostra nostalgia, nella costruzione mitica – e quindi anche gonfiata, distorta, metti pure le droghe, l’alcol – di serate che rappresentano un momento preciso della nostra vita e hanno il potere più di altre di simboleggiarlo.

Siamo cresciuti ascoltando anche solo per caso echi culturali che vociferavano di locali, notti e musica. Lo Studio 54 o il CBGB di New York a seconda dell’estetica che volevamo incarnare in quel momento. Anche se nel 1977 eravamo appena nati, abbiamo ascoltato i dischi dei Ramones, visto delle fotografie dell’epoca, Truman Capote a colori o il Lower East Side in bianco e nero, fantasticato di pippare cocaina da un cucchiaino d’argento, mentre Bianca Jagger ci passava davanti su un cavallo bianco. Abbiamo sognato le aperture del Pacha di Ibiza, o forse lì ci siamo stati davvero, non eravamo ancora nati per la prima Summer of Love, ma già la seconda…

E il Warehouse a Chicago e l’Haçienda di Manchester, ci è sembrato  di essere lì, di aver visto Frankie Knuckles inventare la house o il primo concerto degli Happy Mondays. E abbiamo riportato tutto questo retaggio culturale nei locali che abbiamo frequentato, in cui abbiamo ballato nelle notti della nostra rivoluzione personale.

Tutto nasce e tutto muore nella discoteca. Il senso di essere diventati giovani, così come quello di essere troppo vecchi per frequentarne una. La coscienza del proprio corpo e il contatto con gli altri corpi. Gli eccessi, il disordine, il desiderio, l’attesa, il senso di essere al centro di tutto. Come si progetta allora uno spazio che deve contenere tutto questo patrimonio?

Ha da poco aperto all’ICA di Londra una mostra, da cui sono tratte le foto di questa gallery, intitolata Radical Disco: Architecture and Nightlife in Italy, 1965-1975. L’esposizione approfondisce il lavoro di alcuni esponenti dell’architettura radicale come Superstudio, UFO e Gruppo 9999, nella progettazione di locali entrati nel mito collettivo italiano tra cui il Piper di Roma o L’Altro Mondo di Rimini. Sperimentazioni spaziali che cercano di cogliere il senso, allora non ancora codificato, della discoteca come luogo di utopia e che viste oggi ci riportano la nostalgia, quella di un ricordo che sembra appartenerci.

Crediti: 1) Gruppo 9999, prototipo per la Casa Orto al Mondial Festival, Space Electronic, Firenze, 1971. © Gruppo 9999, gentile concessione di Carlo Caldini. 2) UFO, amanti su una sedia a dondolo, Bamba Issa, Forte dei Marmi, 1970. Fotografia di Carlo Bachi. © Lapo Binazzi, UFO Archive. 3) 3C+t Capolei Cavalli (Giancarlo Capolei, Pinini Capolei, Manlio Cavalli), Piper club, Roma, 1965. © 3c+t Fabrizio Capolei, Pino Abbrescia e Fabio Santinelli (face2face studio), Corrado Rizza. 4) Interni di L’Altro Mondo, progettate da Pietro Derossi, Giorgio Ceretti e Riccardo Rosso, Rimini, 1967. © Pietro Derossi 5) Interni di Piper, Torino progettato da Pietro Derossi, Giorgio Ceretti e Riccardo Rosso,  1966. © Pietro Derossi. 6) Space Electronic durante il Mondial Festival, co-organizzato da Gruppo 9999 e Superstudio, Space Electronic, Firenze, 1971. © Gruppo 9999, gentile concessione di Carlo Caldini.   7)  UFO, Bamba Issa, Forte dei Marmi, 1969. Fotografia di Carlo Bachi. © Lapo Binazzi, UFO Archive. 8) Musica live a L’altro Mondo, Rimini, 1967. © Pietro Derossi. 9) Palco e impianto audio-visivo al Piper, Torino, progettato da Pietro Derossi, Giorgio Ceretti e Riccardo Rosso, 1966. © Pietro Derossi.
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