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Bentornati a Milano

Matteo Renzi su Vogue, Gigi Hadid aggredita per “protesta”, i casting misti di molte sfilate: cos’è successo a una Settimana della moda di moderato ottimismo.

Proprio quando avevamo deciso che forse era meglio chiudere entrambi gli occhi e stendere un velo pietoso sulle collezioni per la Primavera Estate 2017, è arrivata la Settimana della moda di Milano a dare una svegliata a tutti. L’amaro in bocca lasciatoci da New York e Londra, d’altronde, stava quasi per convincerci che avremmo continuato ad annoiarci moltissimo, occasionalmente anche ad arrabbiarci un po’, ma poi sono comparse le foto della famiglia Renzi al completo a farci capire che forse questa stagione valeva la pena continuare a seguirla. Sin dal primo giorno di sfilate milanesi, i media specializzati hanno incensato la moda italiana e il suo rinascimento felice. Solo la scorsa settimana, d’altronde, lo stesso Michele era il “Reinassance Man” per il New Yorker, mentre nel lancio su Facebook del lungo profilo dedicato al nostro premier che compare nel numero di ottobre, Vogue America ha scritto che Renzi era «pronto alla sfida», quella di riformare il suo governo, rendere il suo Paese protagonista dell’Europa post Brexit e, per inciso, confermare il suo supporto all’industria della moda. A rileggere tutto, effettivamente, vengono le vertigini.

Alternative Views - Milan Fashion Week Spring/Summer 2017

Limei Hoang su Business of Fashion già la sera del primo giorno annunciava il «momento bellissimo» della moda italiana, mentre Eric Wilson si chiedeva stupito quand’è che la fashion week di Milano fosse ritornata a essere divertente. Così le passerelle di questi giorni sono sembrate a tutti magicamente pervase da quel sentimento – al limite del fastidioso – che latitava da innumerevoli stagioni, quasi fosse l’ultimo dei trend: l’ottimismo. Come segnala Il Sole 24 ore, il Centro studi di Confindustria ha appena stimato la crescita del Pil italiano a +0,7% nel 2016 e a +0,5% nel 2017, ridimensionando così le aspettative di Matteo Renzi e del ministro Pier Carlo Padoan, che si prevedevano invece una percentuale compresa tra lo 0,8 e l’1%. Il settore moda, però, si attesta a +1,4% (83,6 miliardi di euro), registrando sì un punto in meno rispetto al +2,4% del 2015, ma comunque doppiando il resto dell’economia italiana. Come a dire, che se non si può parlare esattamente di momento bellissimo, ce la caviamo molto meglio di tanti altri.

Lasciando per un attimo da parte la numerologia, di cose interessanti se ne sono viste, a cominciare dallo show di Gucci. Michele può ormai permettersi di viaggiare in lungo e in largo nelle sue fantasie, ricostruirle minuziosamente e trasportarci dentro tutti i suoi spettatori, allestendo un set che sembra rubato a Dario Argento, e servire così una porzione ennesima di quel suo complicato universo estetico, fatto di educande e popstar degli anni Ottanta che indossano crinoline del diciassettesimo secolo. Un racconto personale e documentato che continua ad avere successo.

Gucci Alternative Views - Milan Fashion Week Spring/Summer 2017

In molti hanno scritto poi che Miuccia Prada è tornata a fare la Miuccia Prada, sebbene i dibattiti fra gli appassionati continuino via social, mentre collezioni convincenti si sono viste da Sportmax, Marni, Fendi, Bottega Veneta e Marco De Vincenzo fra gli altri. Laddove poi non si è parlato dei vestiti, c’erano le sorelle Hadid a tenere banco: Gigi e Bella, infatti, hanno dominato le passerelle di Milano. Da Alberta Ferretti a Moschino, passando per Versace e Max Mara, l’impressione è che la ragazza popolare su Instagram, in qualche modo già celebrity, sia lo strumento più semplice che molti marchi utilizzano nel tentativo di arrivare meglio e prima a quel target nebuloso che sono i Millennials. Ne parlavamo la scorsa settimana a proposito dell’esperimento TommyXGigi e di come aveva funzionato, in quel caso, il modello del vedo-e-compro-subito, potenziato com’era dalla presenza mediatica della bella Gigi. Il disturbatore ucraino che l’ha aggredita fuori da Fendi – e che lei ha giustamente messo al suo posto con una vigorosa gomitata – ha cercato di far passare il suo gesto come un “atto di protesta”, perché «le ragazze carine di Instagram non hanno nulla a che fare con la moda». Il poveretto non merita che si riporti il suo nome, eppure quel sentimento nei confronti delle Hadid e delle Jenner è comune a molti. È vero, sono ben lontane dall’essere Naomi Campbell o Mariacarla Boscono e basterebbe guardare Bella sfilare per Versace subito prima della stessa Boscono per capirlo, ma è innegabile che quel loro potere social è qualcosa di cui i brand possono e devono servirsi.

Alternative Views - Milan Fashion Week Spring/Summer 2017

È una questione di linguaggio, prima di ogni cosa, e chi non vuole capirlo probabilmente non realizza com’è complicato oggi comunicare un prodotto di moda. Nel caso di Gigi, poi, c’è una solarità esplosiva (una sorta di attitudine, specifichiamolo, non una caratteristica fisica) che è di per sé un elemento distintivo e che solo femminili dalle ristrette vedute possono definire con l’odioso «curvy». In molte sfilate poi abbiamo visto finalmente casting un po’ meno bianchi e noiosi del solito, anche se almeno su questo fronte New York e Londra, con show come Opening Ceremony e Marques’Almeida, sono decisamente più avanti. Una capitale della moda è tale, infine, quando oltre ai marchi storici, può vantare una scena di brand di ricerca  più piccoli, che possono beneficiare di un palcoscenico internazionale. Conosciamo bene, ad esempio, il valore di progetti come quelli di Lucio Vanotti, Marios o Arthur Arbesser, che hanno la bella abitudine di far dialogare fra loro menti e progetti creativi diversi e sono da tempo delle boccate di aria fresca nel calendario. Allora possiamo dirlo, centellinando un po’ di quell’ottimismo di cui sopra, che Milano sta bene, dai, magari non benissimo, perché di cose da fare ne ha la Camera della moda di Carlo Capasa. Di una cosa però siamo sicuri: Philipp Plein non mancherà a nessuno.

 

Fotografie Getty Images.
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