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Africa rossa

Immagini da una mostra a Londra che raccontano l'affascinante rapporto tra Unione sovietica e Africa post-coloniale.

Di Redazione

Un’interessante mostra alla Calvert 22 di Londra, inaugurata il 4 febbraio, racconta attraverso materiali fotografici e video il rapporto controverso e in fondo poco esplorato tra Unione sovietica e Paesi africani (di cui presentiamo qui alcune immagini).

Il celeberrimo dossier Mitrokhin conosciuto in Italia per altre e più interne ragioni ha rivelato l’opera di infiltrazione che lo spionaggio sovietico operò in epoca post-coloniale. Il Kgb lavorò inizialmente, anche attraverso investimenti in denaro, nelle ex-colonie francesi della Guinea e del Mali, mentre governi comunisti salirono al potere in Angola, Mozambico ed Etiopia nel 1974.

Il Paese in cui i rapporti con l’Urss si sono rivelati più forti e fecondi è stato però il Sudafrica, dove il partito comunista locale ha dato all’Arican National Congress, oggetto peraltro di finanziamenti da parte russa, numerosi esponenti, tra cui il presidente MbeKi, successore di Mandela.

In un articolo sulla mostra scritto dalla storica Julia Lovell per l’Economist si sottolinea come l’esibizione non riesca a costruire «una narrazione chiara e lineare della storia del comunismo in Africa, omettendo una larga parte delle vicende», tuttavia mette insieme una mole sufficiente di immagini affascinanti in grado di coinvolgere lo spettatore con questa sorprendente e importante storia che offre anche una chiave interpretativa per capire l’Africa del presente.

Red Africa. A season on the legacy of cultural relationships between Africa, the Soviet Union and related countries during the Cold War (4 Feb — 3 Apr 2016, Calvert 22 Foundation)

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