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Essere Ana Kras

L'artista serba racconta le radici del personale processo creativo che l'ha resa uno dei nomi di punta della scena newyorkese. Lo short movie firmato Aaron Rose.

I palazzi di Belgrado. incorniciati dal cielo azzurro; gli anziani e una giovane ragazza che cammina per strada: «Non avrei mai pensato ci fossero tante somiglianze tra il mio lavoro e il luogo dal quale provengo, la Serbia». Quanto contano le proprie radici nella formazione di un processo creativo? Molto, almeno secondo Ana Kras, protagonista del terzo episodio di The Cultural ispirato da Nuova MINI Clubman, “Bombonice”, girato da Aaron Rose, che presentiamo oggi in anteprima italiana.

Ana Kras è l’emblema dell’eclettismo che contraddistingue la classe creativa, oggetto di indagine da parte di MINI: è un’ artista, una fotografa, una designer di arredamento e una modella. A raccontarla è Aaron Rose: regista, produttore, curatore e visual artist. Uno dei protagonisti della scena culturale californiana – e internazionale – impegnato nella promozione delle sinergie tra arte e cinema, ma anche nella formazione delle giovani generazioni.

Nata a Belgrado nel 1984, Ana rimane molto legata al proprio paese natale e alla propria famiglia, ai luoghi e alle atmosfere tipiche della Serbia che, anche in modo inconscio, sono entrate a pieno diritto a far parte dell’immaginario di riferimento dell’artista: «Sono cresciuta in un palazzo di edilizia sociale: squadrato, di cemento. In realtà proprio brutto. Sulla scia di questo, nel mio lavoro posso rintracciare una certa ruvidezza», dice. Il video si intitola “Bombonice” in omaggio alle lampade Bonbons che Ana ha creato nel 2012 e che compaiono nello short movie: una famiglia di lanterne ognuna delle quali è realizzata a mano e unica. A sottolineare l’importanza dell’unicità del singolo, ma anche il un legame di ogni elemento con il contesto. Ana è considerata una delle artiste più talentuose e promettenti dell’attuale scena newyorkese: oggi vive e lavora nel Lower East Side: «Le cose accadono in modo spontaneo – dice – io non sono molto brava a seguire i piani che mi sono prefissata». L’arte, dunque, pur essendo ancorata saldamente al dna di chi la produce. Ma è anche rischio, novità, istinto.

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