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Woody prende il Volo

Un normale Woody Allen incassa più di un buon Fabio Volo. Segno dei tempi?

Strane cose stanno succedendo in questi giorni in Italia. A volte sembra che, da un giorno all’altro, il paese si sia trasformato, abbia cambiato volto, non sia più così prevedibile come un tempo. Boh, #saràlacrisi, la #sobrietà, sarà stato questo strano clima di attesa e di sacrifici a venire, chissà, ma questo weekend è successa davvero una cosa strana e inattendibile.

Ecco la notizia: nel weekend appena trascorso il film di Woody Allen “Midnight in Paris”, al suo debutto al botteghino, ha totalizzato in 420 cinema 2.203.672 euri d’incasso battendo “Il Giorno in più” film tratto dal best seller di Fabio Volo – e da lui co-sceneggiato e interpretato – che nello stesso week-end in 444 cinema di euri ne ha guadagnati 1.442.634. Adesso vale la pena scorporarla e dividerla in due notizie, rispettivamente il successo inatteso di Allen e la performance non brillantissima di Volo.
Credo sia la prima volta che un film di Woody Allen vince il weekend degli incassi in Italia. Sì, forse c’è lo strano caso di Match Point (2005), su cui andrebbe dedicato un articolo a parte, grazie anche a uno dei trailer più ingannevoli della storia del cinema (questo) in cui si lasciava intendere un “Scarlett Johannson nuda” e varie scene hot, e con un copy degno dei promo di Maccio Capotonda.

“Midnight in Paris” è l’ennesimo film minore di Allen che, come quelli degli ultimi anni, sembra pagato dall’azienda autonoma di soggiorno della città ospitante per quanto è cartolina style. In più questa volta c’è il viaggio nel tempo nella Parigi degli anni ’20 e della belle epoque e gioca tutto sul compiacimento del pubblico nel riconoscere i vari artisti e scrittori che il protagonista incontra, da Scott Fitzgerald a Toulouse-Lautrec. Un film carino, girato da Allen con la sua consueta grazia, ma piuttosto didascalico e vecchio (lo sceneggiatore di serie tv che vuole scrivere il Grande Romanzo it’s so last century) e senza particolari picchi, ma che ha entusiasmato la critica di casa nostra. Non avendo avuto una promozione pesante, ecco forse l’altra notizia: la critica cinematografica conta e influisce ancora sui gusti del pubblico. O forse c’è qualcos’altro che può spiegare tale successo: è una voglia inconscia del pubblico di fuga dalla realtà contemporanea? È per caso una vicinanza a Parigi per sentirci tutti più europei e colti e senza troppi problemi economici come i protagonisti di Allen? Chissà.

L’altra notizia è che il Re Mida Fabiovolo, quello che ha riportato centinaia di migliaia di persone in libreria, non fa il botto con il film tratto dal suo libro più di successo, proprio quando la sua ultima fatica è il best seller della narrativa. Ed è assai strano, perché se è lecito metterci a discutere sulla qualità dei suoi romanzi (possibilmente avendoli letti, e non a priori), c’è anche da dire che il film non ha nulla da invidiare a una media commedia sentimentale con Hugh Grant o con Jennifer Aniston. E’ girato e scritto bene, a New York e con attori credibili. E poi c’è Fabiovolo. Che però ultimamente ha perso quella freschezza provinciale che lo caratterizzava e che piaceva a grandi e piccine: l’embargo al festival di Torino dove doveva essere presentato, polemiche e censure su Facebook, interviste fiacche in tv. Non so se tutto questo può avere influito alla deludente performance, forse no. Forse è ancora un segno dei tempi in rapida mutazione. Forse il pubblico di fronte ai soliti problemi di coppia, a quel realismo quotidiano fatto di uomini indecisi e donne emancipate, ha preferito scegliere la fuga, il sogno, il viaggio nel tempo.

Se oggi le lacrimucce scendono durante le conferenze stampe del Consiglio dei Ministri, tanto vale sentirsi più intelligenti e sognanti con Allen, piuttosto che realisti e sentimentali con Fabiovolo.

 

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