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Weezer

Al minuto 1,11 di Paranoid Android dei Radiohead rifatta dai Weezer, Rivers Cuomo canta: When I am king you will be first against the wall.

Sta circolando un video dei Weezer che suonano in studio una cover di “Paranoid Android” dei Radiohead. Alla fine degli anni Novanta le due band hanno inciso due degli album che ho ascoltato di più all’epoca: Ok Computer e Pinkerton.

La storia dei Radiohead: da lì in poi, conquistato il mondo, cominciano a sperimentare e producono dischi interessanti come Kid A e In Rainbows, fanno la cosa migliore che si possa fare con il potere assoluto: metterlo in discussione. La storia dei Weezer è molto diversa: venivano dal successo college rock dell’esordio, Weezer, grazie al video di Spike Jonze per “Buddy Holly” ambientato con gli effetti speciali dentro il locale di Al di Happy Days. Il successo del primo disco li porta a comporre un secondo, Pinkerton, che è quasi un concept album sul successo, cioè in realtà sul successo del leader Rivers Cuomo, dunque sull’essere una persona molto morbosa, un nerd, un genietto dall’aria un po’ schifosa, che ottiene l’attenzione dell’intero mondo indie, fino in Giappone. (Non dico cosa hanno fatto i Weezer dopo quel disco perché è troppo difficile da spiegare. Diciamo che se i Radiohead hanno sperimentato con la musica e la distribuzione dei dischi, loro invece hanno sperimentato in maniera malata e a volte tremenda con il concetto di college rock, facendo capire a chi negli anni Novanta dichiarava di amare il college rock, che la parola “college” non è la parola più innocente della civiltà americana.)

Per “un po’ schifoso” intendo per esempio il testo di “Across the sea”, romantico pezzo su una fan giapponese barely legal (il testo dice “18 year old girl”, e non si sa davvero se credergli): “Hai diciott’anni, vivi in un paesino in Giappone, mi hai sentito alla radio un anno fa e volevi sapere tutto di me… Perché sei così lontana? Ho bisogno d’aiuto ma sei dall’altra parte dell’oceano. Non potrei mai toccarti, sarebbe sbagliato: ho la tua lettera e tu hai la mia canzone”. Ed ecco che arriviamo alle conclusioni inquietanti: “Dalle mie parti non fanno carta da lettere così bella: così delicata, così elegante: allora annuso e lecco la busta e crollo a pezzi ogni volta che provo a immaginarmi come ti vesti per andare a scuola, e come decori la tua stanza, e come ti tocchi… e mi maledico perché sono al di là dell’oceano”.

Non proprio un testo sano. È per questo motivo che Cuomo è adatto a dare il suo cuore a questa canzone dei Radiohead, che ha un testo quasi altrettanto malato: “…Per favore potete smettere di far rumore? Sto cercando di riposare un po’ da tutte quelle voci di galline abortite che ho in testa…” e “…Quando sarò re, voi sarete i primi a finire fucilati, voi e le vostre opinioni senza senso” e “…L’ambizione vi fa sembrare proprio brutti, maiali di Gucci, che scalciano e sbraitano…”

Ma a differenza di “Across the sea”, questo è un testo moralista di un songwriter moralista. Thom Yorke canta qui un attacco agli yuppies, grossomodo, dal punto di vista di un uomo distrutto. La voce narrante dei pezzi di Ok Computer è di regola una persona resa pazza dall’oppressione capitalista. L’intento è sano e anche radicato nella tradizione letteraria inglese che va dai supermercati di Ballard ai Clash di I fought the law and the law won. Nell’attacco moralista di “Paranoid Android”, cantando il pezzo con la sua voce stridula, Yorke vuole conciliare il genere canzone folk contro l’oppressore e il genere delirio di uno psicopatico. Come a dire, sensatamente, che chi critica il sistema è reso pazzo dal sistema. Yorke vuole suonare sia ex cathedra – un Joan Baez uomo ultra urbano – che completamente scoppiato – Daniel Johnston. Il problema è che Yorke al dunque non è davvero matto, è un signore inglese con idee politiche, molto intelligente, molto sensato, e i suoi personaggi alienati mi suonano leggermente piatti.

Cantato da Cuomo, il testo diventa ben altro: le affermazioni sembrano finalmente idiosincratiche. Nella voce Cuomo non ha la minima affettazione. Fa paura quanto manchi di affettazione. E la band (che insomma non sarà gli Smiths ma un suo minimo ruolo nella storia della musica alternativa ce l’ha avuto), fa una cosa altrettanto priva di affettazione: la cover è una riproduzione quasi nota per nota che contribuisce all’effetto serial killer: perché cercano di fare così i normali? Perché hanno messo in rete una cover in studio di uno dei pezzi più importanti di una band loro coetanea? Perché l’hanno suonata così alla lettera? (Particolarmente sinistra la dedizione del bassista.) Tutto il contesto rende il testo di Yorke molto inquietante. Quando Rivers Cuomo esordisce dicendo: “Please could you stop that noise? I’m trying to get some rest”, la calma controllata con cui lo dice mi fa dire: ti prego, lasciamolo dormire, non disturbiamolo. E poi dice: “From all the unborn chickens’ voices in my head”. Allora fa davvero impressione. E poi, con la voce di uno che domani andrà a costituirsi per aver ucciso qualcuno, comincia la seconda strofa dicendo: “When I am king you will be first against the wall, with your opinion which are of no consequence”.

Rivers Cuomo fa paura. E la cover dei Weezer sembra predatare il pezzo dei Radiohead, anzi sembra che la versione dei Radiohead sia un film e quella dei Weezer un documentario. Come se i primi avessero girato American Beauty e i secondi Una storia americana.

 

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