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Vi presentiamo Scrivo

Siamo in edicola, ma stavolta senza carta. Sul primo numero digitale del nostro speciale digitale trovate un saggio sul Grande Romanzo Americano, un'intervista a Sullivan, un pezzo sull'arte delle stroncature e un romanzo di Sarah Manguso.

È uscito il nuovo numero di Studio, che per l’occasione cambia nome e diventa Scrivo. Si tratta di uno speciale annuale soltanto digitale dedicato al mondo della letteratura e, per l’appunto, all’arte dello scrivere. I possessori di iPad possono scaricarlo direttamente dalla nostra applicazione (che, in caso non ce l’aveste, è qui), mentre tutti gli altri possono rivolgersi all’edicola virtuale di PortReview, dov’è in vendita. Di seguito il guest editor di questa edizione, Tim Small, spiega perché abbiamo deciso di dedicare uno speciale a un mondo notoriamente in crisi come quello dell’editoria.

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“La morte del romanzo” è un’espressione talmente abusata da avere una sua pagina su Wikipedia. The death of the novel: ne parlava Walter Benjamin nel 1930 in Krisis des Romans. Il romanzo, quindi, è in via d’estinzione da quasi un secolo. La crisi non è una cosa nuova, almeno non la crisi del romanzo come forma. Certo, però, dubitiamo che Walter Benjamin, quasi novant’anni fa, avrebbe pensato a una crisi dell’editoria come quella che stiamo attraversando oggi nel mondo Occidentale. Di tutta l’editoria: librerie che chiudono, libri che non si vendono, gente che, ci viene detto, non legge più.

Mettendo assieme questo primo numero di Scrivo, il primo speciale digitale di Studio dedicato ai libri e a quello che diventeranno, non potevamo non scontrarci con questo argomento. Ignorare la situazione nella quale sta versando l’editoria in generale sarebbe stupido, miope. Lasciarsi prendere dalla disperazione, però, lo sarebbe altrettanto. Ragionando con il resto della redazione di Studio si è pensato quindi di partire con questo assunto: sì, l’editoria è in crisi, ma cosa vuol dire questo per la letteratura contemporanea? E per la scrittura? Senza farci prendere dall’ansia della fine del mondo come lo conosciamo, abbiamo provato a parlare di quanti più tipi di scrittura “letteraria” esistano oggi, ad interrogarci su cosa sopravviverà alla crisi, e a ragionare su cosa vuol dire, oggi, la parola “letteratura”; e su cosa sia, oggi, un “romanzo”.

Nel nuovo numero, quindi, troverete un’esplorazione del romanzo come forma di neuro-psichiatria (pg.6) con un’analisi della direzione che sta prendendo il dibattito sul Grande Romanzo Americano (pg.24), di fianco ad un’intervista a David Quammen, forse il nostro scrittore di letteratura scientifica preferito (pg.58). Abbiamo intervistato un maestro della “literary non-fiction” come John Jeremiah Sullivan (pg.77), autore del fantastico Americani (Sellerio), di fianco a un pezzo che parla dell’arte delle stroncature nell’era della cattiveria gratuita e anonima di Internet (pg.14) e a un’analisi dell’arte dello scrivere barzellette (pg.38). Abbiamo dato spazio a una rivalutazione critica dedicata ad uno dei nostri scrittori preferiti al mondo (Denis Johnson, a pg.46), e abbiamo intervistato la editor, traduttrice, ed ex-direttrice editoriale di minimum fax, Martina Testa (pg.86) oltre al re del romanzo storico a tinte pop, Valerio Massimo Manfredi (pg.68).

In conclusione, poi, abbiamo incluso un intero libro, per offrire un esempio di un certo tipo di scrittura che può esistere solo come narrativa, come letteratura, come forma ibrida, un incrocio di racconto, diario, memoria, poesia. Tutti i vecchi temi di Sarah Manguso è un romanzo breve costituito da 81 brevissimi racconti intrecciati, inedito in Italia, che abbiamo fatto tradurre apposta per questo numero, e che abbiamo pubblicato per ricordarci che alla fine, qualsiasi cosa succederà all’editoria, qualsiasi sarà il modo in cui acquisteremo i nostri libri in futuro, se la parola “libro” avrà più senso o meno, ci sarà sempre un certo tipo di scrittura, un certo tipo di investigazione sensibile, delicata, interiore, complessa e divertente, che esisterà finché ci saranno esseri umani dedicati ad essa. Sia che la leggeremo su carta che, come su questo primo numero di Scrivo, solo in digitale. Perché, per citare una cosa che ci ha detto John Jeremiah Sullivan nella nostra intervista, «qualsiasi cosa è potenzialmente morta, finché qualcuno non prova a resuscitarla».

 

Nelle immagini: la prima copertina di Scrivo e un’illustrazione di Sarah Mazzetti.

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