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Usato sicuro per usato sicuro, ognuno si tiene il proprio

Il Pd accusa Monti e Ingroia di non farlo vincere. Ma, stando ai sondaggi, ha gli stessi elettori del 2008. Qualcosa non torna

Premessa: i sondaggi, come ricordava correttamente Mannheimer sul Corriere, sono una fotografia dell’oggi più che una previsione del domani, e quindi valgono quando li leggi e forse mai più. Ma sono comunque indice di una qualche tendenza e, se hanno un’utilità, è quella di suggerire alle forze politiche se, dove e come correggere il tiro.

Veniamo al dunque.

Stando al sondaggio Ipsos presentato nella puntata di Ballarò del 15 gennaio, il Pd è al 33,4 percento, Sel, sua alleata, al 4,9. Fa 38,3 (più Tabacci e socialisti si arriva al 39).

Quanto prese il Pd alle ultime politiche del 2008, allora alleato con l’Italia dei Valori? Il 33,2. Che sommato al 4,37 di Di Pietro & co., diede un bel 37,5.

Come è noto, non bastò lontanamente a Pd e alleati per vincere. Principalmente per il gran risultato ottenuto dal centrodestra ovviamente. Ma, dissero in molti nel centrosinistra, anche per quella idea di Walter Veltroni, molto contestata dalle ali più tradizionali del partito, di costruire una forza politica a vocazione maggioritaria, e cioè, nella sostanza di scegliere di andare da soli (o all’epoca con il solo Di Pietro) per non dover sottostare a ricatti e ricattini di partiti minori e, soprattutto, di tutto quel mondo a sinistra del Pd, storicamente riottoso e reo di aver fatto cadere l’unione prodiana. Quel mondo prese – fra la Sinistra Arcobaleno e un altro paio di partiti comunisti irrilevanti – circa il 5 percento.

Oggi, a sinistra del Pd, le forze si sono coalizzate in Rivoluzione Civile, che candida Ingroia e che il sondaggio di Pagnoncelli da al 4.8.

Ricapitolando:

2008. Pd più Idv, 37,5. Sinistra Arcobaleno più comunisti vari (non alleati) circa il 5.

2012. Pd più Sel, 38,3. Rivoluzione Civile, con dentro verdi e comunisti vari, 4,8.

Praticamente lo stesso numero di elettori. Non si è mossa una virgola.

Questa volta però, rispetto al 2008, la differenze rilevante è che il centrosinistra è di gran lunga in vantaggio. Come mai? Perché il Pdl ha perso 20 punti e, sempre stando ai sondaggi, la Lega sua alleata circa il 3.

Uno potrebbe dire, vabbè, quella del centrosinistra è stata una scelta: consapevoli della debolezza e dell’enorme difficoltà del centrodestra, abbiamo badato a galvanizzare i nostri elettori storici e andiamo a vincere così.

Se non fosse però che gli scenari dipingono un possibile pareggio al Senato in alcune regioni che non permetterebbe – per via di una legge elettorale che NESSUNO, tantomeno il Pd, ha toccato – alla Ditta bersaniana di portare a termine il suo disegno.

La colpa, dicono in molti nel centrosinistra, è del centro di Monti e della sinistra di Ingroia che ci tolgono voti.

Scusate, ma i conti non tornano: Ingroia si prende i voti di quel 5 percento che vive da sempre allegramente a sinistra del Pd, crede fermamente  in un sacco di cose ma fondamentalmente se ne frega del governo del Paese. E Monti, nel 2008 – ma anche solo l’anno scorso – non esisteva. Il premier uscente, è cosa nota, ha scelto di “salire” in campo proprio una volta aver constatato che le scelte del Pd e quelle del centrodestra lasciavano uno spazio elettorale, da quantificare certo, ma comunque su cui scommettere e da far pesare.

Monti non esisteva dicevamo. Ma esisteva però, eccome se esisteva, il suo circa 11 percento di elettori che oggi l’Ipsos accredita a Scelta Civica.

A cui forse, innegabilmente a questo punto, andrebbe (o andava, magari è tardi) data un po’ di attenzione. Come a quel venti e passa percento che aveva deciso di non votare più per il centrodestra, e adesso un po’ sta con Monti, un po’ non vota, un po’ è andata con Grillo ma un po’ (un bel po’) sta decidendo di tornare a casa. (Senza contare gli elettori del Pd che stanno facendo più di un pensierino su Scelta Civica).
Insomma, paradossalmente era forse maturo il tempo per cambiare passo e incassare l’investimento sulla tanto vituperata vocazione maggioritaria, no?

Viene istintivamente  in mente quel giovane e “arrogante” candidato alle Primarie del Pd – quello lì sì, quello che se vinceva si sfasciava il partito e se perdeva doveva farne uno suo – che aprì a settembre la sua campagna elettorale dicendo che lui “parlava anche ai delusi di Berlusconi, ovviamente, se no non si vince” e venne accusato delle peggio cose dai maestrini della sinistra. Gli stessi che oggi si appellano al voto utile.

Di utile, ad oggi (poi domani magari cambia tutto), c’è una lezione: usato sicuro per usato sicuro, ognuno si tiene il proprio.

 

 

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