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Uno, nessuno e Kanye West

Di cosa parliamo quando parliamo di Kanye West. Come il divo del rap che si paragona a Steve Jobs (quando non direttamente a Dio) è diventato una star planetaria di cui è impossibile non sapere nulla.

Una delle poche cose, anzi forse la sola ch’io sapessi di certo era questa: che mi chiamavo Mattia Pascal. E me ne approfittavo. Ogni qual volta qualcuno de’ miei amici o conoscenti dimostrava d’aver perduto il senno fino al punto di venire da me per qualche consiglio o suggerimento, mi stringevo nelle spalle, socchiudevo gli occhi e gli rispondevo:
– Io mi chiamo Mattia Pascal.
– Grazie, caro. Questo lo so.
– E ti par poco?

Luigi Pirandello, Il fu Mattia Pascal, 1904

Nel 2008 Kanye West si definiva la voce di una generazione: «quello che Michael Jordan è stato nel mondo del basket io lo sarò nel mondo della musica». Sette anni fa queste parole ci potevano fare sorridere. Per noi Kanye era solamente il ragazzo vestito male che si divertiva a farsi fotografare mentre fumava il sigaro mostrando le sue collane d’oro, un ragazzo qualunque che avrebbe fatto qualsiasi cosa per riuscire a lasciare il segno. Sette anni dopo il peggior/miglior rapper di sempre è arrivato sul gradino più alto del podio e nessuno sa come ci è riuscito.

Oggi Kanye West vale oltre 130 milioni di dollari, ha costruito un impero che si fonda sulla sua immagine e sulla sua capacità di trasformazione. Kanye non è solo un cantante, Kanye è tutto e niente. Dal 2000 ha collaborato come designer per Nike, Louis Vuitton, Giuseppe Zanotti, Adidas e molte altre, è guest professor in diverse università tra cui Harvard, ha fondato e finanziato due organizzazioni di volontariato e ha pure aperto qualche fast food nella zona di Chicago. L’ultima novità è che vorrebbe diventare direttore creativo del marchio di abbigliamento americano Gap, dove sei anni fa lavorava come stagista.

Anche se siamo bombardati di notizie e informazioni sul rapper, sembra che il mondo non ne abbia mai abbastanza. Alla Georgia State University il professore Scott Heath ha iniziato da poco il corso «Kanye contro tutti: prosa e poesia nera da Hughes all’hip-hop». Il corso esamina Kanye in tutte le sue sfaccettature: ripercorre la vita del rapper partendo dalle origini e dal desiderio di diventare un artista, fino alla trasformazione in una delle figure pubbliche più studiate e analizzate di oggi. Nonostante Kanye sia diventato una materia universitaria, il rapper ha abbandonato l’idea di studiare nel 1998, dopo essersi ritirato sia dall’American Academy of Art di Chicago che dalla Chicago State University perché aveva deciso di intraprendere la carriera musicale. All’inizio degli anni ’90 Kanye si era dato al soul e alla produzione di neo-cantanti, tra cui anche il famoso D-Dot, oltre a far parte del gruppo rap da lui fondato: The Go-Getters. I ’90 sono passati veloci e i lavori da producer sono continuati ad aumentare fino a valergli un posto nella stimabile etichetta musicale Roc-A-Fella Records – fondata dai rapper Jay-Z, Dame e Biggs.

Kanye però ha sempre voluto essere la stella: fu snobbato e scartato da tutte le etichette discografiche a cui presentò il suo lavoro, non aveva quello stile “gansta” che avevano gli altri; quelli erano gli anni della nascita dell’hip hop come movimento culturale e nazionale: essere un rapper era uno stile di vita. Nel 2002, dopo un incidente in macchina che – a quanto dice lui stesso – gli ha indicato la via del successo, Kanye riuscì a completare e far uscire il suo primo singolo Through the Wire, un pezzo che racconta il suo percorso verso la guarigione. La traccia è stata prodotta con molta esitazione da Roc-A-Fella Records, ma ha avuto un feedback positivo dalla critica e così, in un attimo, Kanye si sentiva già sulla cresta dell’onda e a inizio 2004 confermava che la canzone sarebbe riapparsa nel suo album di debutto The College Dropout.

Per i dieci anni seguenti Kanye si è trasformato come un camaleonte e oltre a cambiare se stesso è stato in grado di modificare il mondo intorno a sé a suo piacere.

Per i dieci anni seguenti Kanye si è trasformato come un camaleonte e oltre a cambiare se stesso è stato in grado di modificare il mondo intorno a sé a suo piacere; anche se era già uno dei rapper più famosi nella scena pop americana, nessuno si sarebbe aspettato l’esplosione che causò nel 2013 con l’uscita del suo sesto album, nonché il suo più grande capolavoro egoriferito: Yeezus.

Yeezus esce in un momento di grande felicità per il rapper. Dopo aver portato a casa 21 Grammy e aver messo al mondo la sua prima figlia North West si sarebbe presto spostato con «l’unica donna della sua vita» Kim Kardashian. È proprio per queste ragioni che in Yeezus Kanye decide di optare una campagna marketing rischiosa ma che verrà ricordata a lungo. Sceglie di usare l’approccio pratico del Grime anni ’90, quello di forzare la gente ad ascoltare il suo disco, facendola diventare una colonna sonora di intere città con riproduzioni nelle strade di 66 città inglesi e oltre 200 località americane. Ed è successo. È stato  l’equivalente del marketing musicale di una bomba atomica; ne hanno parlato tutti, da Paul McCartney a Lou Reed, quest’ultimo descrivendo Yeezus come «una cosa completamente nuova, un disco monumentale».

Yeezus è la combinazione tra il soprannome di Kanye, Yeezy e Jesus: e nella canzone “I am God”, Kanye dichiara candidamente di essere Dio:

“I just talked to Jesus/He said, “What up Yeezus?”/I said, “Shit I’m chilling/Trying to stack these millions”/I know he the most high/But I am a close high/Mi casa, su casa/That’s that cosa nostra/I am a god/I am a god/I am a god”.

E se si sente Dio, perché non farlo diventare Dio? È stato proprio a fine 2013 che Brian Liebman, un ragazzo newyorkese allora ventitreenne ha fondato Yeezianity, la prima religione basata su Kanye West. Yeezianity è stata chiusa qualche settimana fa, dopo che Kanye si è imposto arrogantemente sul palco mentre il cantante Beck stava facendo il suo discorso di ringraziamento per aver vinto il Grammy per il miglior album dell’anno. Kanye ha pensato che quello sarebbe stato il momento migliore per far capire al pubblico che secondo lui la vincitrice avrebbe dovuto essere Beyonce. Il 20 febbraio, durante la trasmissione radiofonica The Breakfast Club, il rapper ha dichiarato anche di non aver mai ascoltato l’album di Beck. Chapeau, Mr. West.

Kanye si paragona a Steve Jobs, Walt Disney o Howard Hughes, ma alla fine chi è davvero? Sicuramente non ha nulla a che vedere con Steve Jobs, Walt Disney o Howard Hughes. E ancora più sicuramente non è uno dei rapper che rimarrà nella storia per il suo talento musicale. I rapper veri sono altri, diciamocelo: Notorious B.I.G, Tupac, Nas, Rakim, Eminem, Run DMC, Snoop Dogg, Public Enemy, N.W.A, Beastie Boys, LL Cool J. Difficile accostarlo a questi nomi.

Odiato dai suoi colleghi e amato da noi ignoranti dell’hip-hop, Kanye West è riuscito a farsi spazio nel mondo musicale come nessuno mai prima di lui. Che vi piaccia o no Kanye è lì, insieme a Paul McCartney in un video girato da Spike Jonze. Ecco. È un po’ scontato chiedersi cosa farà nel suo futuro ma inevitabile. Ormai parlare di Kanye West è come parlare del tempo e oggi a Milano piove.

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