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Una canzone per l’estate

Da Jacko a Ice Cube, passando per rapper italiani che hanno abolito il significato delle parole nei testi. Qualche consiglio della redazione e degli amici di Studio per i pezzi da ascoltare da ora a fine settembre. Buone vacanze.

Dopo avervi consigliato i libri da leggere in queste vacanze, abbiamo dato per scontato che anche l’orecchio volesse la sua parte. Perciò abbiamo chiesto ad amici, collaboratori e firme della redazione di indicarci quale canzone, per loro, rimarrà in qualche modo legata all’estate del 2014. Ne è uscita una lista di pezzi molto varia, che va dagli U2 e Michael Jackson e passa per Ice Cube e Maruego. Buona lettura, e soprattutto buon ascolto.

Gianluigi Peccerillo – Caribou, “Can’t Do Without You (Extended Mix)”

Dan Snaith nel giugno del 2014 rivelò l’uscita del suo sesto disco in studio intitolato Our Love. Dan Snaith è noto ai più col nome di Caribou e il disco, composto da dieci tracce fu presentato come il più “soulful” da lui realizzato. Che se ci pensi bene e accosti quell’aggettivo alla musica che fa rischi sempre di restare un po’ straniato. Ad anticiparlo, il brano “Can’t Do Without You”, una traccia che si stende su di un tappeto di synth e percussioni che ti fanno percepire distintamente l’intensità del tutto e ti portano talmente in alto da sentirti invitato alla celebrazione di quel sentimento a cui tanti aspirano e che senti di avere dentro e non aspetti altro che esploda. Un po’ come sul finire del pezzo, quando tutto prende vita. Al di là della sensazioni all’ascolto, il brano di Snaith, sebbene uscito nel 2014, mi fece compagnia soprattutto durante l’estate dell’anno successivo. Nell’estate del 2015, infatti, sono stato ad Oslo in dolce compagnia, lo ricordo come se fosse ieri: una città che non avevo mai visitato prima, un clima tutt’altro che estivo eppure perfetto per rigenerarsi e staccare la spina. La prima cosa che mi disse fu «che cretino che sei, ti sei portato i bermuda!» e io le sorrisi perché tanto a scaldarmi c’era lei. C’è un avvenimento in particolare che ricordo di quel viaggio e ogni volta che ciò avviene parte in automatico quel brano nella mia mente. Lo riporto fedelmente come dalle pagine del suo (di lei) diario:

«Eravamo in una città con le case tutte ordinate. ma non una città triste, le case erano colorate. Tu lavoravi al Mac seduto su una specie di chaise-longue, io ero sul divano a leggere di nuovi polimeri che stanno introducendo nel campo del tessile, per dei tessuti impermeabili iperleggeri. Però sbircio sempre al di sopra del giornale e ti guardo e tu sei concentratissimo. Mi alzo, vengo a sedermi vicino a te. Tu posi il Mac, mi prendi in braccio e io divento piccola. Mi dici ‘perché non posiamo tutto e usciamo?’. Ti dico che hai una consegna tra due giorni. Mi dici che hai voglia di bicicletta. Scendiamo e tu hai la bicicletta tutta nera, io tutta bianca. Anche le ruote. Andiamo in questo parco che aveva un sacco di alberi e fontane, passiamo per un ponte e tu mi dici che forse quella città è più bella di Terzigno e Curti insieme. Io rido. Poi ci fermiamo vicino a una fontana che era vicino a una panchina. Ci sediamo, mi dai la mano e guardiamo la gente che passa e cominciamo a ipotizzare le loro vite e a inventarci le storie e alla fine tu dici ‘ma tanto più belli di noi finora non ne sono passati’». “Can’t Do Without You”, non una resa, semplicemente il prendere coscienza che da due diventammo uno in quei giorni e non ci staccammo più. Zweisamkeit. Buon ascolto. Buona estate.

Filippo Sensi – U2, “Trash, Trampoline & The Party Girl”

Mi pare quasi di vederli, di conoscerli uno a uno, Trash, Trampoline e lei, la Party Girl, forse ce li abbiamo tutti avuti per amici da qualche parte, in una stagione ormai remota, certo esotica. Per tutti, poi, sarebbe diventata solo Party Girl, le bandiere bianche, i falò, il sudore estivo; la più classica delle b-side, con l’improvvisazione maldestra del fan chiamato a strimpellare sul palco. Era il momento dello slargo del concerto, lo svacco, quando quasi vedi la fine e ti rilassi e noi pure lì sotto tiriamo il fiato. «I know a boy, a boy called Trampoline, you know what I mean», e io che non ho mai capito cosa intendesse Bono prima di perdere la Vox, ma si strizzava l’occhio, come a dire che lo sapevamo, ohi se lo sapevamo. Ora che non si portano più tanto, e d’altra parte neanche loro l’hanno mai amata, più un tanti auguri che un classico, Party Girl, con la chitarra trascinata e quel finale che si interrompe come un incidente, non è forse l’estate, come fosse la Cedrata Tassoni o Little Tony che canta Love Boat?

Costanzo Colombo Reiser – Ice Cube, “It Was a Good Day”

Pare incredibile, ma nel rap di vent’anni fa non c’era posto per attori di teen drama, per megalomani alla ricerca del rispetto di Riccardo Tisci, e men che meno era pensabile supportare ex agenti di polizia reinventatisi narcotrafficanti.
Vent’anni fa l’America bianca di Tipper Gore era terrorizzata dal nazionalismo nero dei Public Enemy e dal gangsta rap californiano. Vent’anni fa la libertà di parola veniva sfruttata, con gli NWA a incidere pezzi su come uccidere puttane e Ice T che inneggiava alla morte delle guardie. Vent’anni fa, se degli sbirri corcavano un nero, mezza Los Angeles veniva messa a ferro e fuoco per giorni.
Sic transit gloria mundi, ma almeno di quell’epoca ci restano i dischi. The predator di Ice Cube, per esempio: un classico col classico dentro. Parlo di “It was a good day”, una sorta di “Perfect day” ghettusa che percorre una giornata idilliaca a South Central, il tutto su un beat costruito attorno a un campione di “Footsteps in the dark” degli Isley Brothers. E mentre la chitarra di Ernie Isley crea l’atmosfera da cazzeggio definitiva, Cube va a letto soddisfatto: «Today I didn’t even have to use my AK/ I gotta say it was a good day». Notti magiche anche quelle.

Matteo Lenardon – Maruego, “Cioccolata” (feat. Caneda)

Non ricordo chi mi ha mandato per primo “Cioccolata”, so solo che ho pensato “è terribile” e “voglio riascoltarla”. La traccia di Maruego è infatti uno di quei pezzi che scopri solo perché qualcuno ha violentato la tua pazienza costringendoti a sentirla. Ed è diventata una “underground hit” di questa estate perché poi tu vuoi restituire il favore a qualcun altro facendo la stessa cosa. Perché è la perfetta canzone estiva? Perché risponde ai due storici requisiti dei pezzi che ti ricordano la sabbia nel calippo: è conformista, ma innovativa. “Cioccolata” ha infatti risolto uno dei più grossi problemi del rap italiano, i testi, sostituendo i significati delle parole con suoni nonsense, in pratica con un altro strumento musicale. E, punto più importante, come tutte le canzoni dell’estate può essere utilizzata per rovinare la giornata a qualcuno.

Davide Coppo – Juan Luis Guerra, “Visa para un sueño”

Di Juan Luis Guerra non sapevo molto, credo per colpa mia. Ho cercato qualcosa su Wikipedia: è dominicano, ha quasi l’età di mio padre, ha vinto un’enormità di Grammy, è un’istituzione della bachata. Conosco una sola canzone di Guerra ed è la mia canzone per l’estate. Si chiama “Visa para un sueño”, l’ho scoperta perché sta nella colonna sonora di Caro diario, nella scena iniziale dove tutti ballano questa musica latina in una zona di Roma che non conosco. Il gruppo che la canta nel film si chiama DiapaSon, il cantante Carlo Coppoli. Sulla loro pagina Facebook hanno pubblicato l’estratto del film da Youtube e un commentatore ha scritto «Ammazza come eri giovane Carlé», e d’altronde quelle scene sono del 1993, più di vent’anni fa. Chissà se Carlé ha già figli o nipoti che conoscono il film e guardano papà o nonno in Tv su un vecchio Vhs o su Youtube.

Comunque: passerò l’estate in città (a Milano) e andrò spesso in balera. L’ultima volta che ci sono andato il cantante dell’orchestra della balera milanese (lui, Sandro Rossi) ha cantato “Thriller” e “Billie Jean”. Mi piacerebbe andare in balera, invece, e sentire José Luis Guerra. Io starei fermo come Moretti e guarderei gli altri ballare, perché non so ballare, ma mi sentirei particolarmente a casa, in un frammento temporale latino e mediterraneo molto casalingo, nel caldo tropicale di Milano vuota in agosto, con una canzone dominicana, carne alla griglia, birra fredda e subito calda. Se l’Argentina avesse vinto i Mondiali, certo, sarebbe stato perfetto.

Virginia Ricci – Gipsy Kings, Medley “Bamboleiro”/”Volare”/”Djobi djoba”

Un disco per l’estate per me è molto difficile da individuare, forse perché possiedo una personalità multipolare che, in una stagione per sua essenza deragliata, passa da uno stimolo all’altro senza alcun senso apparente, o forse perché le questioni che mi mettono all’angolo mi fanno sentire una pedina esistenzialista per cui la scelta è un onere e, diamine, questo esistenzialismo mi ha sempre angosciato. Ho quindi deciso di svincolarmi in maniera intelligente dalla selezione di una sola traccia e per depistare ho scelto un medley, ho anzi scelto il medley per eccellenza, che è quello dei Gypsy Kings—vi sfido a trovare una o più canzoni che, anche sommate l’una all’altra tipo megazord, rendano l’idea di quanto sia aleatoria e frivola la stagione estiva. A nessuno frega un cazzo della musica in questo periodo dell’anno, io stessa più volte ho provato ad ascoltare le pedate anali che mi sento nei momenti bui e penso di me stessa che sono una persona triste e che ora non è il caso di soffermarsi sui problemi, ed è proprio questo il senso del medley e il senso dei Gypsy Kings: zingari che passano da un pezzo all’altro, erraticità allo stato brado. Oltretutto questi geni sono l’unico gruppo che io conosca la cui super hit è il medley (mi sono sempre immaginata che i loro concerti durino sei minuti e se durano di più non voglio saperlo). Ho chiesto ad alcuni esperti se avessi fatto bene a eleggere IL Medley a pezzo universale per l’estate e mi hanno risposto “Baila Baila Baila Baila”. L’ho preso come un sì.

PS: il testo è questo:
ESTE AMOR LLEGA ASI’
DE ESA MANERA
NO TENE’ LA CULPA
CABALLO QUE VA EN SAVANA
PORQUE’ ES MUY DESPRECIADO
POR ESO OOOO….
NO TE PERDONO LLORA’

ESTE AMOR LLEGA ASI’
DE ESA MANERA
NO TENE’ LA CULPA
AMOR DE COMPRA Y VENTA
AMOR EN EL PASADO
VEN BELEN VEN BELEN VEN BELEN
VEN VEN BELEN VEN BELEN

BAMBOLEIRO BAMBOLEIRO
BAMBOLEIRO BAMBOLEIRO
BAMBOLEIRO

VOLARE.. OH OH..
CANTARE OH OH OH OH
NEL BLU DIPINTO DI BLU
FELICE DI STARE LASSU’

BAMBOLEIRO BAMBOLEIRA
PORQUE ES MI VIDA Y YO
LA PREFIERO VIVIR ASI’

BAMBOLEIRO BAMBOLEIRA
PORQUE ES MI VIDA Y YO
LA PREFIERO VIVIR ASI’
DJOBI DJOBA DJOBI DJOBA

DJOBI DJOBA
CADA DIA YO TE QUIERO MAS
DJOBI DJOBI DJOBI DJOBA
CADA DIA YO TE QUIERO MAS
DJOBI DJOBI DJOBI DJOBA
CADA DIA YO TE QUIERO MAS
PIDA ME LA
ESTA NINA QUE YO QUIERO
PIDA ME LA
ESTA NINA QUE ME MUERO
PIDA ME LA PIDA ME LAAA

PIDA ME LA
ESTA NINA QUE YO QUIERO
PIDA ME LA
ESTA NINA QUE ME MUERO
PIDA ME LA PIDA ME LAAA

CUANDO SEI MARIA DOLORES
CUANDO SEI QUE MAL DE AMORES
CUANDO SEI MARIA SUBELA
CUANDO SEI MARIA DOLORES
CUANDO SEI MARIA DOLORES
CUANDO SEI QUE MAL DE AMORES
CUANDO SEI MARIA SUBELA
CUANDO SEI MARIA FAVORE
BAILA BAILA BAILA BAILA
BAILA BAILA BAILA ME

ESTE RUMBA TAN GITANA
QUE YO SIEMPRE CANTARE’
PERO LO SIEMPRE CANTARE
PERO’ LO SIEMPRE CANTARE’
ESTA RUMBA TAN GITANA
QUE LO SIEMPRE CANTAREEEI
BAMBOLEIRO BAMBOLEIRA
PORQUE ES MI VIDA Y YO
LA PREFIERO VIVIR ASI’

BAMBOLEIRO BAMBOLEIRA
PORQUE ES MI VIDA Y YO
LA PREFIERO VIVIR ASI’

BAMBOLEIRO BAMBOLEIRA
PORQUE ES MI VIDA Y YO
LA PREFIERO VIVIR ASI’

BAMBOLEIRO BAMBOLEIRA
PORQUE ES MI VIDA Y YO
LA PREFIERO VIVIR ASIIIIIII’

Cesare Alemanni – Future Islands, “Seasons”

Adesso che con Spotify potrei ascoltare quasi tutto quello che voglio quando voglio (un mio sogno bagnato fino ad appena qualche anno fa), ho praticamente smesso di ascoltare nuova musica. È come se l’infinità dell’offerta avesse prosciugato la mia domanda individuale. Non è snobismo, anzi sono semi-preoccupato e spero si tratti solo di un periodo visto che per anni la musica (il rap in particolare) è stata una delle mie principali passioni e non voglio finire a fare paternali a un adolescente su quanto fosse incantevole metterci due giorni per scaricare un mp3 con Soulseek. Detto questo, la mia “canzone per l’estate” (non proprio estiva e non proprio recentissima) è “Seasons” dei Future Islands, un po’ per mancanza di altri contendenti, un po’ perché mi ricorda un bel momento di luglio, un po’ perché, dal vivo, il cantante fa cose così. Mi auguro che il video sia all’altezza del pezzo dato che, grazie alla GEMA (la Siae tedesca), io non posso vederlo.

Michele Boroni – Michael Jackson, “Love Never Felt So Good”

La mia formazione musicale è, già di per sé, molto pop. Ogni estate poi accade che questa mia inclinazione prenda totalmente il sopravvento: ascolto molta più radio, le playlist dell’iPod si fanno leggerissime e canticchio smodatamente, pure. Date queste premesse e visto che quest’anno è tornato, sotto sapiente e ponderata post-produzione, il Re del Pop con un pezzo lasciato nel cassetto tra la registrazione di Thriller e Bad, non posso esimermi da eleggere “Love Never Felt So Good” mia personale canzone dell’estate.

Un pezzo che fa battere il piedino, groove ed echi primi anni 80, con archi e basso melodico, e spiace anche che non sia in super-heavy rotation ovunque come fu “Get Lucky” dei Daft Punk lo scorso anno, dato che la matrice è più o meno la stessa. I ragionamenti sull’immortalità tecnologica e le opinioni su operazioni del genere le lasciamo per l’autunno. Ah, dimenticavo. La versione scelta non è quella insieme a Justin Timberlake, bensì la traccia che apre il disco Xscape con il cantato tutto di Jacko.

Pop Topoi – SOPHIE, “Lemonade”

Il misterioso produttore scozzese SOPHIE (l’ho visto di persona e posso testimoniare: è un maschio) spreme in un minuto e cinquantotto un beat che rimbalza come la pallina di un flipper in cortocircuito e il ritornello di un tormentone estivo mai esistito. Le due parti si alternano, cambiando tempo e tonalità, e trovando un freschissimo compromesso tra l’R&B del futuro e il jingle di uno spot giapponese. Inquietante, delirante e kawaii, “Lemonade” è la colonna sonora di un attacco di panico a bordo piscina.

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