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Un ragazzo per l’estate

Consigli per comporre la perfetta playlist da spiaggia: tra limonate, amori effimeri e coni gelato

“Un ragazzo per l’estate” è la canzone italiana estiva definitiva. L’hanno registrata dei musicisti della scena indie romana, l’ha scritta il padre di un loro amico negli anni Ottanta, e per cominciare la linko e riproduco testo e accordi per poterla eseguire in spiaggia. (La canzone, uscita per 42 Records, l’etichetta che produce i Cani, si può scaricare insieme ad altre nel Nastrone per l’estate di Frigopop, che sono delle ragazze carine un po’ twee che in primavera organizzano il RomaPopFest.)

«Che mi offra coni e limonate»

(MI) Negli occhi aveva una (DO#-) macchia nera, quando (LA) rideva le faceva (DO#-) male.
(MI) Di pomeriggio si (DO#-) raccontava, di (LA) pomeriggio si poteva (SI) fare…
E commentava versi (DO#-) osceni: “Mi basta avermiti ogni (LA) tanto anche soltanto per (DO#-) l’estate a terzi a quarti o anche a (SI) metà.

“Voglio un ragazzo per (MI) l’estate, che mi offra coni e (DO#-) limonate, che beva bibite (LA) ghiacciate, dica frasi (DO#-) appassionate con il caldo che ci (SI) fa”.

MI, DO#-, LA, DO#-, SI

(MI) E raccontava che alla sua (DO#-) età quando uno (LA) parte resta sempre (DO#-) lontano.
(MI) Certo che scrive e ha (DO#-) scritto già e intanto (LA) parte sale in (SI) aeroplano.
(MI) E raccontava chi (DO#-) se ne va, “quello che (LA) resta può venirlo a (DO#-) trovare,
(MI) O se fa freddo e il freddo (DO#-) non ti va mi puoi (LA) aspettare qui vicino al (SI) mare…

“Io qui ci vengo per (DO#-) l’estate, a bere bibite (LA) ghiacciate, a farmi nera in riva al (DO#-) mare e quando è sera mi ci (LA) porti in riva al porto a (SI) passeggiar…
“Voglio un ragazzo per l’estate, che dica frasi appassionate, che vada bene per il mare, faccia quello che gli pare, uno che sappia navigar…
“Voglio un ragazzo per l’estate, uno che sappia anche giocare al dottore, uno che nelle sabbiature sappia farci anche all’amore con il caldo che ci fa…

…E ora scrive che non lo sa ma forse tornerà per Natale.
Ha già tre o quattro amori là che sei lei parte loro stanno male.
“E poi c’è l’università, tu andavi bene per l’estate, per quello che sapevi fare, andavi bene per il mare, ci sapevi navigar. Il mio ragazzo per l’estate!”

(MI) “Voglio giocare a pallavolo sulla spiaggia, voglio parlare con (DO#-) qualcuno che mi piaccia, voglio arrivare a nuoto (LA) alla seconda secca, voglio qualcuno che mi (DO#-) regga e non mi faccia andare (SI) giù…”

 *

Questa canzone contiene tutte le descrizioni fondamentali per affrontare l’estate, e i requisiti per fare di un uomo il cavaliere estivo perfetto: che mi offra coni e limonate, che beva bibite ghiacciate, dica frasi appassionate, che vada bene per il mare, faccia quello che gli pare, uno che sappia navigar, uno che sappia anche giocare al dottore, uno che nelle sabbiature sappia farci anche all’amore. E soprattutto nella coda finale si parla di un’attività estiva chiave nella mia esperienza: andare a nuoto alla seconda secca.

La canzone è stata scritta da Roberto Tinti, un professore di latino e greco dell’Aquila, cinquantenne, che ha un canale youtube assurdo in cui sperimenta col multitraccia versioni psichedeliche dello stile cantautorale della sua generazione e di quella precedente. Notevole secondo me “Gianni a Carrara”, il cui testo dice per lo più: “Non ho più l’età… ho una certa età… non me quitte pas”.

Uno dei figli di Roberto è amico di gente del giro indie romano, in particolare di Marcello Newman, chitarrista dei Jacqueries e cantante dei Marcello e il mio amico Tommaso. Newman ha chiamato il cantante dei Jacqueries, Andrea Catenaro, che cantava sempre in inglese, e l’ha fatto cantare in italiano su questo pezzo. I Jacqueries sono dei feticisti del pop inglese con chitarre tra J Mascis e Pavement, mentre Marcello e il mio amico Tommaso si giostrano fra Magnetic Fields, Belle and Sebastian e fiati alla Neutral Milk Hotel. Ad arrangiare il pezzo è stato chiamato Piermaria Chapus dei MiceCars, un altro gruppo che canta in inglese (in “Fritz is Alive”, che ho linkato, compare il fantasma di Elliot Smith). In “Un ragazzo per l’estate” queste passioni filologiche anglofone devono adattarsi alla tradizione degregoriana e gaetanesca. Dice Newman: “Per chi viene da un background come il mio lavorare con l’italiano è una liberazione. Almeno lo è stato per me. Ascolto da sempre musica anglofona e quindi ne conosco bene i codici, mentre del pop e del rock italiano non so quasi nulla. Al di là del common ground artistico che unisce le diverse tradizioni musicali ci sono delle specificità territoriali nel modo in cui facciamo musica: in italiano cantiamo in questo modo, in inglese in quell’altro, etc. Questi codici ci aiutano a prevedere la risposta del pubblico nel caso in cui scriviamo musica e ci aiutano a classificarla se invece la stiamo ascoltando. Ecco, sapendo pochissimo di musica italiana posso lavorare facendo a meno di un sacco di regole di cui invece sono consapevole se scrivo o lavoro in inglese. Così posso lavorare con più leggerezza e un pezzo come “Un ragazzo per l’estate”, che in inglese avrei quasi sicuramente snobbato, si rivela per quella bellissima canzone che è”.

Detto questo, avrei finito, lo scopo della rubrica oggi era dare testo e accordi di “Un ragazzo per l’estate” a uso spiaggia, ma visto che ho avuto la fortuna di entrare nel magico mondo mentale di Roberto Tinti, allego lo scambio di domande e risposte per completezza.

 

Quando è stata scritta? (Visto che tardava a rispondere gli ho fatto sapere che avevo bisogno delle risposte per mercoledì.)

Avere un termine giova. Avevo già cominciato a perdermi dietro ricordi lontani, imprecisi, confusi. Non ne sarei uscito più. Aggiungi la forma mentale che mi è rimasta dai tempi in cui mi occupavo di filologia medievale: l’analisi e il confronto delle fonti, lo stemma codicum, lo studio delle varianti… Allora, cominciamo dalla prima domanda. La datazione dell’opera? C’è un termine post quem? Sì, ma non è molto preciso, perché si tratta di un’altra canzone, la mia prima in assoluto, e tutta dedicata alla stessa ragazza. Si chiamava “Caterina Capece”, la canzone, e mischiava Napoli e Roma, De Gregori e Daniele. L’ho ritrovata da poco, registrata nella stessa audiocassetta che conserva una delle prime versioni di “Un ragazzo per l’estate”. Non rispetta nessun canone della canzone, direi, ma a me piace un sacco, e mi commuove la sua “coda” appassionata, una dichiarazione di bonghi innamorati. Dunque, siamo dopo la Caterina del Titanic, che è dell’82. E direi, ora che ci penso, anche dopo il successo dei Matt Blanco, quindi dopo l’84. Deve aver avuto diverse stesure, la canzone, durante quegli anni, che erano anche gli anni della tesi, della vita a Berlino e dei viaggi da solo (non mi è mai piaciuto, fare il viaggiatore solitario, ma era una carta indispensabile, per piacere alla ragazza che mi piaceva). Il termine ante quem? Il viaggio in Nord Africa, nel 1986. Prima di partire, registrai e regalai l’audiocassetta che mi è stata “restituita” l’anno scorso, dopo la registrazione con Marcello e i suoi Tommasi. Dunque, alla prima domanda potrei rispondere che la canzone in questione, scritta e riscritta tra l’82 e l’86, e’ stata registrata nella sua versione definitiva nell’estate dell’86.

Per quale spiaggia?

All’epoca frequentavo le spiagge del Tirreno, ma nella canzone riaffiora l’atmosfera febbrile delle vacanze sulle spiagge affollatissime di Riccione e Milano Marittima, frequentate da ragazzino, dove – che meraviglia, per me che venivo dal Sud! – erano le ragazze a prendere l’iniziativa, a corteggiarti, a innamorarti. Poi tornavano al Nord, dove avevano un ragazzo del Nord, e “neanche una cartolina”: eri il ragazzo per l’estate. Per quale spiaggia, allora? Per Riccione e per Baratti.

Come mai l’hai fatta registrare a Newman?

Fortuna. Marcello e suo fratello sono amici dei miei figli. Marcello è un artista: ha la curiosità e la pazienza degli artisti veri – sono abbastanza vecchio per averne conosciuto qualcuno; ha avuto la pazienza di occuparsi del mio testo, ha messo insieme un gruppo di suoi amici e in pochi giorni ha portato a termine il lavoro, con discrezione, affetto e una incredibile capacità di concentrazione e di impegno, che mi ha stupito in un gruppo di ventenni. Mi aspettavo dei musicisti ventenni simili a quelli dei miei tempi: strafatti di canne, confusi, inaffidabili, e spesso inconcludenti. Ho chiesto a Marcello di venire ad ascoltare la canzone, portando con sé un registratore. L’abbiamo anche suonata insieme. Qualche mese dopo, gli ho chiesto se conosceva qualcuno che poteva aiutarmi a registrare la canzone in modo tale da renderla ascoltabile, e Marcello si è offerto di occuparsi del progetto. Per me è stata la soluzione ideale.

La parte finale cantata da Margherita Vicario (di Marcello e il mio amico Tommaso) è presente nell’originale? Andava cantata in falsetto?

La parte di Margherita era presente nell’originale e il più delle volte era cantata da me in falsetto. La “coda” è da sempre – meglio: dai tempi della Canzone del sole – un artificio retorico che mi cattura. Lo uso tutte le volte che posso: dopo il finale, mi piace che ci sia il contro-finale – mi sembra che lo chiamino così, gli sceneggiatori.

È vero quel che ho letto su youtube, che c’è stato uno scambio di persona e la tipa cui si presumeva fosse ispirata in realtà non era lei?

La ragazza a cui la canzone è dedicata non corrisponde in tutto a quella che compare nella canzone. La coincidenza piena c’era in quella “Caterina Capece” di cui ho parlato prima. Nel Ragazzo per l’estate, la figura femminile nasce dalla fusione di diverse ragazze dell’epoca. Una ricostruzione più dettagliata di quella storia si può leggere in un racconto scritto in quegli anni, “I pennacchi”.

Cosa si prova a sentire dei bambini che suonano così bene una cosa scritta quando eri giovane tu?

Durante la registrazione del brano, quello che più mi ha stupito, in questi presunti “ragazzini viziati”, è stata la capacità di concentrazione, la serietà nel lavoro, la pazienza, la puntualità. Il fatto che alcuni di loro mostrassero di apprezzare la canzone mi ha fatto piacere (ma a dire il vero, sono più contento quando mi dicono che ascoltano volentieri “Le donne non sanno amare” o “Non ho più l’età”.)

 

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