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Un presidente a Charlotte

Al via la convention democratica. Obama fra fiere popolari, una città che non lo ama, i Castro e i Clinton

Charlotte - Nei giardini delle belle villette immerse nel verde nella prima periferia di Charlotte spuntano pochi timidi cartelli per Barack Obama. Ce n’è qualcuno in più per Mitt Romney, che in North Carolina è in vantaggio e potrebbe spuntarla alle elezioni presidenziali del prossimo 6 novembre. La presenza della convention democratica, che inizia questa sera, quasi non si sente. Strade alberate, portici, macchine che vanno tutte alla stessa moderata velocità e una doppia striscia continua di un giallo vivo che corre sull’asfalto e si interrompe solo agli incroci: la città sembra impassibile alla presenza delle alte sfere del partito democratico che nel fine settimana sono cominciate ad arrivare nei grandi alberghi del centro. Il caldo è piacevole, i grilli cantano senza sosta, i moscerini del sud non danno tregua.

All’ombra dei grattacieli di downtown invece è tutto pronto, ordinato, pianificato. Le strade sono chiuse e transennate dalla polizia, a piedi, a cavallo o in bicicletta, che controlla gli incroci con grossi manganelli di legno infilati nelle cinture. Intorno alla Time Warner Cable Arena le vie sono animate da un’atmosfera vivace, stimolata anche dal Labor Day, la festività che segna la fine delle vacanze americane. Su Tryon Street, appena sopra l’area principale della convention, è stata allestita una fiera di strada con le bancarelle del partito democratico, gli stand a sostegno della riforma sanitaria del presidente Barack Obama e un camion che promette l’appoggio degli ebrei americani al ticket presidenziale Obama – Biden. Ognuno ha una buona parola da spendere per la rielezione.

In giro c’è molta gente, quasi non si cammina. I tantissimi volontari, i sostenitori e anche i semplici curiosi indossano tutti qualche gadget elettorale. Una spilletta, un cappello, un cartello scritto a mano oppure una tshirt. Fra la folla aleggia un dolce odore di cibo che arriva dagli stand che servono pollo fritto e panini. In fondo alla strada, chiusa dalla polizia, è stato allestito un palco dove si alternano gruppi rock e speaker che incitano la folla a confermare Obama alla Casa Bianca. Nel pomeriggio hanno suonato anche Jeff Bridges e James Taylor.

L’atmosfera di Charlotte fa a pugni con quella più distaccata e quasi indifferente di Tampa, dove si è svolta la convention repubblicana. Tampa sembrava resistere all’arrivo della politica, Charlotte sembra invece amalgamarsi volentieri. Ad aiutare i democratici è però anche il piacevole sole che riscalda la città, oltre alla festività. Davanti al convention center, dove è stata allestita l’immensa sala stampa, c’è un unico manifestante, silenzioso e ignorato da tutti, con in mano un cartello. “Salviamo l’America e Israele”, si legge. “Rieleggere Obama significa perdere”. Poco dopo una violenta tempesta si è abbattuta su Charlotte.

L’Air Force One atterrerà mercoledì alle 2.45 alla North Carolina Air National Guard Base. Qualche ora dopo salirà sul palco l’ex presidente Bill Clinton. Ad aprire la convention saranno però questa sera la first lady Michelle Obama e il giovane sindaco di San Antonio Julian Castro, astro nascente del partito a cui è stato assegnato il keynote speech. Il discorso di Obama è invece in programma per giovedì al Bank of America Stadium, un colosso in cemento da quasi 75.000 posti che dovrà però essere abbandonato in caso di pioggia. Nei tre giorni il partito ha riservato ampio spazio alle donne e alle minoranze, importanti spicchi di elettorati su cui i democratici puntano forte e che saranno determinanti a novembre. In totale ci saranno 5.556 delegati. Fra loro ci sarà anche una signora del 1914, Elzena Johnson, e due ragazzi diciottenni. Charlotte si prepara così ad accogliere Obama, che ha scelto la North Carolina sopratutto per motivi elettorali. Questo è infatti uno dei pochi stati ancora indecisi dove si decide l’esito dell’elezione.

 

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