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Tristissimo Affleck

Dai due Oscar alle prese in giro, Ben soffre, è in declino, o forse è molto più intelligente di quanto voglia farci credere.

Sad Affleck è la gif più bella del 2016. Resterà una delle più belle di sempre, in questa nostra epoca di condannati al culto di cazzate di pochi secondi. Lo sapete: è la faccia di Ben Affleck durante il tour promozionale di Batman v Superman, il collega Henry Cavill sta rispondendo all’ennesima domanda dell’ennesimo intervistatore e lui si perde in un’impasse struggente, è lì da solo e chissà a cosa pensa, alla fine la risolve commentando più o meno: «Anche per me». Il solito cialtrone dell’Internet ci ha messo come sottofondo “The Sound of Silence” di Simon & Garfunkel, e quel silenzio è ancora più straziante e interminabile.

Ben Affleck è triste, Ben Affleck soffre, Ben Affleck è in declino, Ben Affleck non si è ripreso dal freschissimo divorzio (da Jennifer Garner), Ben Affleck è finito, Ben Affleck è il peggiore Batman di sempre, Ben Affleck è un Batman perfetto perché è tormentato per davvero, Ben Affleck non si rialzerà mai più. Più del coro di critiche unanimi rivolte a Batman v Superman, il tema vero e caldo è il destino del suo protagonista. A pochi giorni di distanza dalla condivisione di massa della gif, è stato annunciato che Ben Affleck dirigerà e interpreterà il prossimo film in solitaria sull’Uomo Pipistrello, il primo dell’era post-Nolan, se si decide di non contare il pastiche in coppia col compare dalla tuta rossa e blu. Quindi quale crisi, quale declino, quale fine. E però Sad Affleck non si dimentica presto: una gif, si sa, è per sempre.

L’equivoco nasce molto tempo addietro. Ben Affleck, insieme all’amico Matt Damon, vince a 24 anni l’Oscar per la sceneggiatura di Will Hunting – Genio ribelle (1997), regia di Gus Van Sant. Oltre a spartirsi le statuette, i due all’epoca si dedicano a fidanzate famose (rispettivamente Gwyneth Paltrow e Winona Ryder), si scambiano copertine, si avviano insomma verso una carriera di grandi speranze. Mai si sono visti due così fighi, così amici, così perfettamente americani ma con velleità di auteur, e allora si comincia a mettere in giro la solita voce è-tutta-una-montatura, quel copione premiatissimo mica l’hanno scritto loro, è solo una storia edificante (amici d’infanzia, corsi di scrittura, esordio alla sceneggiatura, Academy Award) da raccontare ai giornali. Damon e il suo sorriso da quarterback sono naturalmente al sicuro dai pettegolezzi maligni: arrivano molto presto vari successi (Salvate il soldato Ryan, Il talento di Mr. Ripley), poi la saga di Jason Bourne, il posto d’onore nel clan Clooney, una brava moglie, eccetera eccetera.

Affleck forse un po’ sad lo è già allora, o quantomeno ha il vizio di stare sempre all’ombra di qualcun altro. Lasciato solo dall’amico Matt, esaurito lo strascico della bomba Armageddon, viene la fase J.Lo, da cui non esce vivo. Lei è la popstar gnocchissima e tamarra, lui il ragazzo col curriculum impeccabile di colpo vittima di un video (“Jenny from the Block”) che è tutto un favoloso meta-racconto di cosa vuol dire essere delle celebrità quando ancora non c’era Instagram. Ma di Ben si ricorda soprattutto una faccia già appunto sad mentre accarezza il culo della sua signora sullo yacht, in un montaggio che scimmiotta i servizi rubati dei rotocalchi all’inseguimento di Bennifer, la coppia brandizzata prima ancora di Brangelina.

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Non si contano i flop commerciali, su tutti il film girato appunto con Jennifer Lopez: Gigli, da noi Amore estremo. Fortuna non era ancora epoca di gif. Poi arriva la brava ragazza (Jennifer Garner) e la favola di un tempo riprende a funzionare, ci sono i figli (periodo Dad Affleck), le foto al parco giochi, i sorrisi rassicuranti da album di famiglia. Ben Affleck è rinato, Ben Affleck è vivo, Ben Affleck ha messo la testa a posto, Ben Affleck fa il cinema di qualità: per il dimenticato Hollywoodland (2006), guarda caso su un attore in crisi, vince una dimenticata Coppa Volpi a Venezia. Ben Affleck torna ad essere Ben Affleck.

Ci crede anche lui, sicuro, si sarà detto: cazzo, ho già vinto un Oscar, non posso essere così coglione da continuare a farmi prendere per il culo da mezzo mondo. Ci crede e dunque si mette a studiare da regista, inizia nel 2007 col buon thriller Gone Baby Gone, poi viene l’altrettanto riuscito The Town, grandi consensi di critica (anche i recensori, sotto sotto, vogliono la favola), fino ad Argo, che quindici anni dopo il primo Oscar gli fa vincere il secondo. Ben Affleck è il regista del miglior film dell’anno, chi l’avrebbe mai detto. Il sorriso sul palco del Dolby Theatre, dopo l’annuncio del premio per bocca di Michelle Obama dalla Casa Bianca, è però ancora tirato: è la rivincita, sì, ma raramente si è visto un vincitore che sembra quasi chiedere scusa ai presenti.

Due anni fa David Fincher, che gli attori hollywoodiani giustamente venerano, gli offre un ruolo clamoroso in un film clamoroso: Gone Girl, da noi tradotto L’amore bugiardo. Sapete anche questo: è la storia di un brav’uomo sospettato di uxoricidio e in realtà vittima di una moglie psichiatrica. Ben Affleck è gigantesco quanto il film, ma la grandezza di entrambi viene da molti sottovalutata. Si ricomincia col solito ritornello: facile fare quello con la faccia da ebete quando lo sei davvero, quello non è lo sguardo ci-è-o-ci-fa di uno che forse è colpevole forse no, quello è l’occhio da tonno che Affleck ha sempre avuto. È la maledizione dell’ha-una-sola-espressione che lo perseguita dalla notte dei tempi.

An Alternative Look At The 2016 Vanity Fair Oscar Party Hosted By Graydon Carter

All’annuncio che sarebbe stato lui il nuovo Batman, viene giù il pieno: cosa gli tocca fare, chissà che disastro, il fiasco (l’ennesimo) è dietro l’angolo. Ben Affleck trattato come un Val Kilmer qualsiasi. Gli va di culo: il film è brutto, ma lui incredibilmente salva la baracca. Forse è stato un sabotaggio dall’interno, forse ha miracolosamente trovato il modo di mettersi al riparo dai cecchini, forse Ben Affleck è molto più intelligente di quanto voglia farci credere, persino di quanto sia disposto a credere lui stesso. E però non basta. Il successo personale come Batman, impresa che non è riuscita nemmeno a tizi che piacciono a tutti come George Clooney, capita in un momento in cui tutto il resto cade a pezzi. Cade il matrimonio, perché – si legge nelle riviste – «è un pessimo marito, non sta mai con la moglie e i bambini». Cade l’immagine tutta, tanto che ci si appiglia persino alla foto di un orribile tatuaggio sulla schiena (si scopre poi fatto per esigenze di set) per dire quanto sta male Ben Affleck, Ben Affleck è impazzito, povero Ben Affleck.

All’ennesima intervista Affleck non ce la fa più, e trova la sua vera maschera da antieroe, il ruolo perfetto: Sad Affleck. Sa che verranno, al solito, tempi migliori. Pensa al quarto film da regista ora in post-produzione, titolo Live by Night, nel cast lui e tanta gente figa tra cui Sienna Miller, Scott Eastwood, Elle Fanning, Chris Cooper. Sa che ci sarà un altro riscatto, un’altra resurrezione, magari pure un altro Oscar, annunciato da una nuova First Lady: Bill Clinton. E però – pensa lui in quei secondi in cui gli scorre tutta la vita davanti – io non l’ho mai chiesto a nessuno, di essere Ben Affleck.

Foto Getty Images.
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