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Transeuropa

Con la creatura di Tondelli continua l'inchiesta sulla piccola-media editoria italiana

Continua l’inchiesta di Studio sullo stato dell’arte della piccola e media editoria italiana.

 

Stavolta siamo davanti a un vero piccolo editore, non certo di quelli che chiedono denari ai propri autori o praticano con questi accordi sul ri-acquisto di un tot numero di copie perché si decida per andare in stampa; tantomeno un’impresa di self-publishing da cui si tiene lontana per ragioni estetiche e culturali, oltre che etiche; e nemmeno uno di quei marchi conosciuti solo da lettori fortissimi e che si fregiano della propria natura di piccoli competitor in un mercato difficile come sta diventando sempre più quello del libro; pubblica anche un po’ di poesia ma non lo si può collocare nel microcosmo dei tipografo/libraio/editore che ha fatto la gloria delle nostre lettere all’inizio del secolo scorso. Transeuropa è considerata una fucina di talenti, un vero e proprio scopritore di interessanti e innovativi narratori (a volte giovani a volte no come nell’iniziativa “Over-age”), gode di una buona stampa riuscendo ad accedervi con frequenza nonostante l’ingombro dei titoli da classifica che spesso obnubilano le pagine culturali dei giornali, ma soprattutto è costantemente nel mirino dei principali editor nazionali che non di rado finiscono per portargli via le sue migliori operazioni di scouting. Tutti aspetti che legano la Transeuropa di oggi a quella messa in piedi nel 1987 da Tondelli, balzata alle cronache di allora proprio con le sue antologie di scrittori Under 25. «Sono tanti i punti di contatto della mia direzione editoriale di Transeuropa con l’idea di letteratura e di editoria che aveva Tondelli, alcuni immediatamente visibili quantomeno a chi conosce il fenomeno e quel pezzo di storia, altri più sottili ma comprensibili a un’analisi attenta della nostra politica». Guardiamo allora come oggi viene gestita questa nobile e pesante eredità in Transeuropa da Giulio Milani e soci: «La lezione di Tondelli la porto sempre con me, nonostante la mia carta d’identità (Giulio Milani è nato nel 1973, nda) non mi abbia permesso di lavorare insieme a lui. Se scorri il nostro catalogo ti accorgi innanzitutto di qual è la percentuale di esordienti tra le nostre pubblicazioni di narrativa ogni anno. Rappresentano la maggior parte delle nostre uscite». E questo è già un solido legame con la politica della prima Transeuropa di Tondelli: «Ma non finisce qui. L’andamento di molti di questi esordi rende forse ancor più saldo quel legame. Autori che dopo la loro prima pubblicazione con noi vengono notati dalle grandi case editrici e spiccano il volo di una carriera letteraria con i fiocchi. I primi due esempi che mi vengono in mente, quantomeno tra i più recenti, sono Fabio Genovesi e Giuseppe Catozzella».

Genovesi e Catozzella, esordienti di lusso

Versilia rock city di Fabio Genovesi, in effetti un bel romanzo d’esordio che offre uno squarcio sociale, economico e culturale insolito di quell’angolo di Toscana attraverso una penna davvero felice, fu un buon successo in libreria (oltre duemila copie) che non passò inosservato a Giulia Ichino, editor di Mondadori. Presto fatto: Genovesi è stato arruolato nella collana principale di Segrate per cui ha pubblicato Esche vive. Un caso analogo, benché agli antipodi per scrittura e contesto narrativo, è stato quello di Giuseppe Catozzella. Un autore che ha messo a frutto l’esperienza giornalistica e l’ambizione letteraria con Espianti, un libro che si leggeva d’un fiato nonostante il tema non fosse proprio d’evasione. Mescolando uno stile letterario e la tecnica dell’inchiesta, Espianti (Transeuropa, 2008) prende le mosse da un’indagine della magistratura italiana e racconta dei sequestri di persona che ogni anno avvengono in India in occasione di un rituale religioso e del conseguente espianto di organi loro inflitto, fino ai legami che queste pratiche hanno con alcune cliniche del nostro Paese. Anche qui, dai banconi delle librerie sono finiti nei salotti italiani oltre un migliaio di copie, l’endorsement di Roberto Saviano finì sulla fascetta rossa in copertina e il destino di Catozzella prese una certa piega: Alveare, il libro successivo che con lo stesso impasto di tecnica giornalistica e scrittura letteraria racconta le infiltrazioni mafiose al nord, è uscito per Rizzoli e ora sta girando l’Italia in una riduzione teatrale che annovera Paolo Rossi nel cast. Mentre l’autore oggi prosegue le tappe della sua carriera editoriale come editor in Feltrinelli.

In questo modo la memoria di Tondelli è salva, ma Milani ne gioisce? «Per la persona certamente. Sono contento che Fabio sia stato notato da Mondadori così come sono sicuramente contento del fatto che sia stata una scoperta di Transeuropa. Di certo a volte il rammarico di perdere un autore che si è visto nascere e affermarsi, con cui si è lavorato a stretto contatto per tanto tempo, a cui si sono dati consigli e da cui si sono ricevuti stimoli…beh, qualche volta questo rammarico si fa sentire». Ma Giulio Milani è un eccellente lettore editoriale ed editor prima ancora che un imprenditore, mestiere che s’è trovato a fare quasi per caso, e queste fughe non gli fanno certo paura. Perlomeno finché continuerà – e per ora sembra andare così – a scoprire nuovi scrittori da far nascere, crescere e…offrire a terzi. Mica per beneficenza? «Non vorrei sembrare presuntuoso, anche perché le casse di Transeuropa non possono permettersi atteggiamenti snobistici, ma avrei preferito tenere Fabio Genovesi con me al posto dei settemila euro che Mondadori mi ha corrisposto per rilevare il suo esordio. Ovviamente per quella cifra hanno voluto tutti i diritti d’edizione. La trattativa è passata attraverso varie fasi: non potendo trattenere Fabio, io inizialmente avrei preferito tenere il titolo dandolo a Mondadori in concessione pur per una cifra inferiore. A Segrate però mi sono parsi puntare molto su Fabio, sia attraverso il nuovo romanzo sia con la ripubblicazione di Versilia Rock City rivista dall’autore e quindi l’accordo che abbiamo concluso era l’unica via praticabile». Nel frattempo l’attivismo di Transeuropa si è manifestato nella creazione di un’agenzia letteraria, che mutua il nome dalla collana Inaudita. «Un modo per proseguire la gloriosa tradizione di Pier Vittorio Tondelli e dare una forma compiuta all’attività di scouting letterario e al tempo stesso fare argine contro la dipartita degli autori scoperti e lanciati nel mondo editoriale».

Over-age, esordienti fuori quota

Un discorso a parte lo merita il concorso Progetto Over 65. Undici esordienti in età ormai pensionabile, confluiti in una raccolta curata dallo stesso Milani e intitolata “Over-age – apocalittici e disappropriati”, che aveva il simpatico strillo in copertina: perché nessuno più resterà in panchina. La panchina era ovviamente quella dei giardinetti e non quella a bordo campo. Leggendo l’introduzione di Milani al volume, si capisce come l’idea alla base sia qualcosa di diverso e di più significativo di una pur encomiabile opportunità offerta a degli arzilli vecchietti dediti alla scrittura. Ci sono per carità simpatici tratti generazionali come la richiesta d’aiuto al libraio di fiducia per inviare il testo via mail, la rilegatura fatta in casa con la cura da maestro d’altri tempi, la grafia curata come appreso sui banchi di scuola oltre mezzo secolo fa. Ma esistono più rappresentativi tratti di un’indagine culturale attraverso il mezzo letterario: e cioè, Tondelli a parte, Milani fa il punto su entità e mappature geografiche sulla provenienza degli scritti, predilezioni per la short-form del romanzo breve, del racconto o dell’epistola che meglio soddisfano l’antitesi tra il desiderio di vedere compiuto il proprio sforzo e la consapevolezza di non avere più un tempo indefinito davanti a sé. E ancora, non è così scontato che il tema forte dei racconti sia la Guerra, quanto invece il risultato «dell’attraversamento di quel formidabile e breve periodo che è stato il secondo Novecento».

Da Ancona all’Afghanistan

La decisione di Giulio Milani di rilevare Transeuropa non è stata facile, soprattutto a causa di certa ruvidezza che la fine triste del primo capitolo aveva lasciato in chi ancora deteneva il marchio. «C’è stata una lotta psicologica con Massimo Canalini perché abbandonasse le sue quote. Per un anno e mezzo dal 2003 al 2005 io mi trasferii ad Ancona. A quel punto però era chiaro che a lui mancasse l’entusiasmo della prima ora e per far risorgere un marchio con la speranza che tornasse a competere sul mercato questo era essenziale. Nel 2005 trovammo un accordo e a quel punto trasferii la sede a Massa, dalle mie parti. Partimmo praticamente dal salotto di casa, con Floriane Pouillot a occuparsi dell’aspetto grafico e il primo libro che pubblicammo verso la fine dell’anno fu Miti d’origine – persecuzioni e ordine culturale di René Girard con cui s’inaugurerà anche Girardiana, la prima delle due collane che Transeuropa decise di dedicare al pensatore francese (l’altra è La realtà umana, nda)». E da lì Transeuropa è rinata, anche nei numeri: «Nel 2003 partimmo con un capitale di 20.000 euro; nel 2006, primo vero anno di attività, abbiamo pubblicato cinque titoli, otto nel 2007, 10 l’anno successivo, 40 i titoli usciti nel 2011».

Cosa bolle in pentola in questo primo scorcio di 2012? Tante cose, Transeuropa sfrutta l’agilità che gli consente la sua dimensione ma soprattutto l’attivismo dello staff che la guida. Ci sono anche autori importanti in catalogo. Inaudita Big è infatti una collana che nasce come un’estensione dell’esperimento Inaudita, che Milani definisce «rivoluzionaria» e in cui Transeuropa aveva declinato una nuova forma di pubblicazione per la poesia e non solo: un’elegante e agile plaquette abbinata a un allegato multimediale. «Una collana liquida e in perenne evoluzione», recita un po’ prosaicamente il claim. E la sorella Big? «Una scelta che rende contenti tutti: autori noti, diversi per estrazione e idee, editori maggiori che abitualmente li pubblicano, e ovviamente noi che proseguiamo anche in questo caso la nostra missione di ricerca», sintetizza Milani. Partiamo dal nome: Big sta per autore affermato, non per la dimensione del volume sebbene questo possa uscire dalle logiche svelte della plaquette. E poi perché dovrebbe rendere contenti tutti, a questo punto speriamo anche i lettori? Perché la collana si prefigge di pubblicare il laboratorio nascosto e inaspettato di autori già affermati. Quindi sono contenti i grandi editori che non avrebbero grande interesse a pubblicare titoli sui quali non sono certi di ottenere i numeri garantiti dal mainstream; gli autori, che così non rimangono ingabbiati in formule vincenti ma spesso costrittive e Milani che può offrire al lettore un retroscena senza gossip. Qualche nome? Vincenzo Cerami, Pier Paolo Pasolini, Tiziano Scarpa, Aldo Nove, Carlo Lucarelli. Altro Big, ma fuori da Inaudita: Ettore Mo che ha offerto a Transeuropa Diario dall’Afghanistan, il tema che da almeno un decennio connota la sua produzione giornalistica.

Editoria slow

Chiudiamo il nostro racconto di Transeuropa con l’ultima iniziativa messa in campo da Giulio Milani come referente del consorzio Internet slow book farm, Coop e Generazione TQ: lo scaffale dell’editoria biologica. Già Isbf e Pordenone Legge avevano mutuato alla loro nascita alcuni principi che stanno alla base di Slow food di Carlo Petrini. Lo scaffale dell’editoria ha fatto un passo avanti stilando una carta dei principi in cui si indicano le caratteristiche che le case editrici devono presentare per essere ammesse: attenzione alle politiche del lavoro, utilizzo intelligente della carta, condivisione della classifica di qualità di Pordenone legge. E poi s’è dato vita al sistema partecipato di garanzia (SPG) già applicato nell’industria alimentare e nel comparto tessile in cui le tre realtà a capo dell’iniziativa si controllano a vicenda. «È un sistema migliore e più complesso di quello alla base del bollino biologico, precisa Milani. Lì esiste un ente certificatore che stabilisce se il tuo prodotto ha rispettato determinate logiche produttive, nel caso dello scaffale il bollino si ottiene a seguito di un autocontrollo incrociato dei tre soggetti coinvolti: Coop, Isbf e TQ. Il lancio dell’iniziativa avverrà con un libro realizzato in collaborazione con l’associazione Libera di Don Ciotti e curato da Nando Dalla Chiesa, distribuito solo presso le librerie Coop: sei storie di donne che hanno resistito e combattuto la mafia». Insomma, potrebbe essere un modo intelligente per mettere un buon libro nel carrello della spesa, insieme a una bottiglia di Brunello e una mozzarella di Bojano.

 

Le altre puntate:
1 – minimum fax

 

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