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Come si fa un trailer nel 2014?

Due casi studio molto recenti: il trailer di Jurassic World e quello di Star Wars: The Force Awakens, due modi diversi di creare hype e ipnotizzare il pubblico (c'è però già un vincitore).

La settimana scorsa, approfittando del dibattitto su Interstellar – che mi ha portato di fatto a perdere l’amicizia di molti – abbiamo tentato di definire le caratteristiche di uno degli oggetti cinematografici più interessanti degli ultimi anni, il blockbuster. Ma come si vende un blockbuster? Come si fa a creare quello che potremmo semplicisticamente chiamare “l’hype”? In che modo si riesce a portare persone come il sottoscritto – oltre i trenta, con un lavoro, una famiglia, definibile tutto sommato come “normale” – ad uno stato d’agitazione febbrile, curabile solo il giorno in cui ci si ritrova in fila per entrare in sala a vedere finalmente il film? Insomma, quali sono le strategie di marketing che trasformano una pellicola in un blockbuster?

Probabile che il budget di Safety Non Guaranteed sia uguale a quello del catering di Jurassic World. Insomma, due estremi del cinema moderno che, come abbiamo più volte visto, hanno poi degli impensabili punti in comune.

Negli ultimi giorni, a distanza molto ravvicinata, sono usciti due trailer che possono darci qualche risposta ai quesiti appena posti. Il primo è quello di Jurassic World, quarto capitolo della saga tratta dai romanzi di Michael Chricton, trasportata poi su grande schermo da Steven Spielberg. Il secondo, inutile che stia qui a spiegarvelo, è quello di Star Wars: Episode VII – The Force Awekens. Partiamo da Jurassic World. Parliamo del terzo seguito di un film, bellissimo, che ha più di vent’anni sulle spalle (The Lost World: Jurassic Park II e Jurassic Park III, i due seguiti, rispettivamente del 1997 del 2001, non erano di certo esaltanti). Steven Spielberg, qui in veste solo di produttore esecutivo, non è più sinonimo di garanzia da ormai molti anni. Poi volendo ne possiamo discutere, ma l’uomo che forse più di tutti ha contribuito a creare il blockbuster, da tempo ormai sembra disperdere le sue energie in tanti, troppi progetti il più delle volte fallimentari. Prima di guardare il trailer, per una deformazione professionale, mi concentro sul nome del regista: Colin Trevorrow. Mi dice qualcosa. Guardo la sua filmografia e scopro che è quello che ha diretto Safety Not Guaranteed, una commediola indipendente di quelle che mandano in sollucchero quella fetta di pubblico che ogni anno si reca con una scatto fisso nello Utah per il Sundance (e che io ho visto solo perché interpretato dalla mia adorata Aubrey Plaza). Probabile che il budget di Safety Non Guaranteed sia uguale a quello del catering di Jurassic World. Insomma, due estremi del cinema moderno che, come abbiamo più volte visto, hanno poi degli impensabili punti in comune. Come Trevorrov sia arrivato alla corte di Spielberg lo ignoro, ma fiducioso clicco play e mi guardo il trailer. Anzi, facciamolo insieme.

Prima modalità di trailer. Cosa si vede in questi 160 secondi? Su cosa si punta per vendere un prodotto che raggiungerà le sale cinematografiche di tutto il mondo durante la prossima estate, a metà giugno? Il famoso parco divertimenti dell’Isla Nubar, al centro dei tre capitoli precedenti, apre i battenti. il sogno del povero professore Hammond (il recentemente scomparso Richard Attenbrough) è finalmente diventato realtà. Un bambino biondo con i capelli a scodella insieme al fratello più grande, l’adolescente problematico con la felpa con il cappuccio e le cuffie con cui ascolta la musica che lo aiuta a isolarsi, partono alla scoperta di questo mondo dimenticato. Si divertono moltissimo, ma se c’è una cosa che abbiamo imparato dai tre film precedenti è che con i dinosauri non si scherza. Prima o poi si ribelleranno e si dovrà correre per rimanere in vita.  Soprattutto poi se c’è una scienziata pazza che ha deciso di creare «il primo dinosauro geneticamente modificato». Probably not a good idea.

L’evoluzione della computer grafica che ha reso possibile il primo capitolo di Jurassic park deve rimanere come punto di partenza – per mantenere una coerenza estetica – ma deve al tempo stesso apparire come antichissima.

Per prima cosa, si crea un collegamento con il passato: siamo in un territorio famigliare. C’è l’isola, che conosciamo quasi a menadito. C’è ancora quell’enorme portone e quella famosa scritta che abbiamo visto più e più volte. C’è addirittura una sequenza in cui la scienziata pazza si lancia nel “pippone scientifico”, alternata a viste della sfera d’ambra con all’interno un insetto preistorico, ovvero l’elemento da cui sono nati tutti i dinosauri della saga. C’è il divertimento e l’emozione della prima parte, promesse di una tragedia annunciata nella seconda. Seguono gli inserimenti delle novità, qui rappresentati principalmente da due fattori: le star e gli effetti speciali. Il protagonista di Jurassic World sarà Chris Pratt, attore di cui vi abbiamo già parlato e in evidente ascesa nel mercato d’intrattenimento popolare cinematografico statunitense. Dopo essere diventato un adventure hero credibile grazie al successo mondiale de I Guardiani della Galassia, il nostro non ha nessun timore a presentarsi in scena con sguardo da duro e – brrrr – un gilet di pelle nera. Oltre a lui c’è la bella Bryce Dallas Howard, attrice che a dire il vero vorremmo vedere di più su grande schermo, ma che rimane comunque un volto noto.

Discorso differente per quanto riguarda invece gli effetti speciali. Un film che racconta di un parco divertimenti in cui ci sono dei dinosauri ibridi modificati geneticamente che scorrazzano liberi e felici deve ovviamente puntare sul motto: «ancora non avete visto nulla». L’evoluzione della computer grafica che ha reso possibile il primo capitolo deve rimanere come punto di partenza – per mantenere una coerenza estetica – ma deve al tempo stesso apparire come antichissima. In realtà il giorno dopo l’uscita del trailer sono stati in molti a lamentarsi della resa della Cgi, per alcuni addirittura inferiore a quella del primo film. Dalla Universal, mentre qualcuno metteva in una scatola di cartone tutti i suoi oggetti e si preparava a tornare a casa ad aggiornare il curriculum, ci hanno informato che il film è ancora in post produzione e che gli effetti speciali non sono ancora ultimati. Sicuramente sarà così, ma è anche lecito chiedersi per quale motivo allora è stato fatto uscire un trailer in anticipo di un giorno rispetto a quanto era stato dichiarato di un film che vedremo tra sette mesi. Ma questo non cambia il discorso fondamentale. mentalmente sono già davanti alla cassa di un multisala con in mano i soldi del biglietto. Questo perché, in un’ottica di marketing, abbiamo già tutti gli elementi del mio futuro gradimento. Un attore per cui al momento vado pazzo, protagonista del nuovo capitolo di una saga che credevo morta e sepolta e che invece mi promette di ricominciare con calma, con una sorta di placido remake del primo capitolo da cui poi – se tutto va bene – si potranno creare altri capitoli. Personalmente, non chiedo di meglio.

Ogni sua mossa di J. J. Abrams ha segnato un nuovo traguardo nell’efficacia del marketing, si può dire sia uno dei capi indiscussi del teasing. Come è in grado di stuzzicarci lui, pochi altri.

Poche ore dopo l’uscita del trailer di Jurassic World, è arrivato anche il trailer del nuovo Guerre Stellari. Scusate, non è corretto chiamarlo così: si tratta in realtà del primissimo teaser, letteralmente “lo stuzzichino”. Parte del marketing ormai si muove solo in questa direzione: si stuzzica la curiosità dello spettatore, senza svelare nulla di concreto. Non esiste solo il teaser video, di cui parleremo fra poco, ma ci sono anche altri assi nella manica. Il primo Hunger Games per esempio venne lanciato nel 2012 con una locandina animata, se non sbaglio la prima del suo genere. Da allora, mentre l’attenzione nei confronti dei poster ufficiali continua a scemare assumano sempre più rilevo piccole Gif animate pubblicitarie o i character poster, ovvero delle locandine in cui si presentano nel modo più semplice possibile i personaggi del film, puntando più sul make up o la coolness dell’attore. Insomma, una specie di album delle figurine che nulla racconta del film ma che tanto piace e che soprattutto è facile da condividere e molto impegnativo da guardare rispetto a un trailer di due minuti e mezzo. Ma torniamo al teaser di Star Wars. Come molto probabilmente sapete, il regista di questo nuovo e rischiosissimo capitolo della più amata saga di fantascienza di sempre è J. J. Abrams, l’uomo che ha rivoluzionato il modo di intendere la comunicazione legata ai prodotti di intrattenimento. Ogni sua mossa – a partire dalle finte vecchie pubblicità inserite a tradimento nel sito di Lost, fino ai subliminali richiami alla Dharma presenti in Cloverfield – ha segnato un nuovo traguardo nell’efficacia del marketing. Si può dire che Abrams sia uno dei capi indiscussi del teasing. Come è in grado di stuzzicarci lui, pochi altri. Guardiamo insieme il teaser di Star Wars – The Force Awekens.

Seconda modalità di trailer: 90 secondi di sofferenza. 45 secondi di immagini, 45 secondi di nero e di titolo. Dove si vede qualcosa, possiamo notare: uno stormtrooper interpretato dal protagonista di Attack The Block, John Boyega, perso in quello che sembra essere il deserto di Tatooine. Un robottino tenero a forma di palla. Altri Troopers su una meglio non identificata navicella. La semisconosciuta Daisy Ridley a bordo di una motocicletta che sembra uscire dritta dalla matita di Moebius. Tre X-Wing che volano sopra un lago. Un personaggio di spalle, molto probabilmente un Sith, che cammina in una foresta innevata prima di estrarre una spada laser rossa con tanto di elsa fiammeggiante. In conclusione, prima della scritta più frustrante mai vista, “December 2015”, un acrobatico volo del Millenium Falcon contro due Tie Fighter. Tutto qui? Sissignore! Eppure non solo siamo già in fila con i soldi del biglietto – con 12 mesi d’anticipo – ma ovunque non si parla d’altro. C’è chi è felicissimo e chi invece ha già decretato che sarà il film più brutto della storia del cinema. C’è chi ha analizzato ogni singola inquadratura ed ha estratto dal cilindro magico una serie di domande e annotazioni con cui si potrebbero riempire due o tre enciclopedie. T.C. Sottek di The Verge ha scritto un lunghissimo articolo, corredato di schizzi e disegni, in cui spiega a J. J. Abrams come mai l’ormai famosa nuova spada laser sia “tecnicamente” sbagliata. Anche Stephen Colbert ha voluto dire la sua sull’argomento. Infine c’è chi ha realizzato delle parodie del trailer con cui tenta di fare il simpatico sulle bacheche Facebook altrui. Meno di un minuto e mezzo in cui non si racconta nulla di nulla del film, ma che colpisce nel segno mescolando una ragionata dose di novità senza però tradire l’estetica generale e lo spirito dell’Originale (volutamente in maiuscolo per farne comprendere l’importanza e l’intoccabilità).

Al di là del gradimento personale dei due esempi presi in considerazione, fatta la tara con il fatto che Star Wars non è Jurassic Park, Abrams è quello che fa la differenza.

Anche in questo caso, come per Jurassic World, in un’ottica di marketing vengono presentati tutti gli elementi che decretano il mio futuro gradimento: rispetto dell’Opera con inserimento di novità. Con l’importante aggiunta del nome forte di J. J. Abrams a garanzia del progetto che, ne converrete con me, non è come dire “Jurassic World è diretto da Colin Trevorrow”. Al di là del gradimento personale dei due esempi presi in considerazione, fatta la tara con il fatto che Star Wars non è Jurassic Park, Abrams è quello che fa la differenza. È lui la forte discriminante, quello che rende il teaser di Star Wars più interessante di quello che effettivamente è. La scelta di comunicare ogni notizia importante tramite dei cartelli scritti a mano e caricati poi sull’account twitter della sua società di produzione, la Bad Robot, l’attenzione (e la prudenza) con cui vengono trattati gli eserciti di appassionati sparsi per il mondo, le piccole indiscrezioni dal set, la cura con cui sono state fatte uscire le prime fotografie del cast. Tutto perfetto. Ed il paradoosso è ancora una volta questo: il blockbuster, l’oggetto cinematografico che l’opinione comune considera vacui esercizi  privi di personalità, assumono una loro credibilità proprio grazie al nome di un Autore. Ora non ci resta altro da fare che armarci di pazienza. E attendere il prossimo trailer…
 

Nell’immagine in evidenza: la tipica schermata che si vede all’inizio dei trailer

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