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Ehi, è tornata Sony!

E se il 2014 fosse segnasse il ritorno del colosso giapponese? Dopo la crisi del 2011, rieccolo sulla scena a colpi di Playstation, nuovi smartphone e pure Breaking Bad.

In questi tempi di profonda recessione e mercati maturi in molti ci siamo appassionati alle storie e alle strategie del mondo dell’information technology e dell’hi-tech, gli unici a riservare sorprese e colpi di scena, e in particolare a quelle di Apple, Microsoft e della coreana Samsung (che nel 2014 inizia a leccarsi le prime ferite sul campo).

C’è però un altro player che nel tempo abbiamo parzialmente dimenticato, complice una serie di scelte e politiche sbagliate. Il gruppo giapponese Sony, di questo oggi voglio parlare, dopo un passato da assoluto leader e innovatore – basti pensare al Walkman, alla tv Trintron fino al blu-ray – negli ultimi anni è stato costretto ad attuare strategie da follower, nonostante alcuni successi planetari come Playstation; tuttavia le ultime novità annunciate al recente Consumer Electronic Show (Ces) di Las Vegas, l’appuntamento più importante dell’anno dedicato alle nuove tecnologie, fanno pensare a una nuova ascesa del gruppo giapponese nel mercato globale dell’intrattenimento digitale a 360°.

Partiamo da due news che danno un’idea della complessità dei mercati – videogaming, cinema, tv e tutta l’elettronica di consumo – in cui il gruppo giapponese si trova ad operare.

L’annus horribilis fu il 2011, il quarto consecutivo di conti in rosso, chiuso con un buco negli utili da 4,6 miliardi di euro.

A inizio dicembre il gruppo Sony, specificatamente la divisione entertainment, ha dichiarato di preparare tagli per 250 milioni di dollari dopo alcuni sonori flop al botteghino (uno su tutti, After Earth, il colosso sci-fi con Will Smith e diretto da quella sòla ambulante che è M. Night Shyamalan) e di trasferire parte delle risorse rimaste verso i contenuti per la tv. Dall’altra parte Sony Computer Entertainment ha annunciato che le vendite della Playstation 4 al 28 dicembre hanno superato 4,2 milioni di unità (contro i 3 milioni dichiarati da Microsoft Xbox One). Tuttavia per ogni PS4 venduta oggi e per tutto il 2014 il profitto sarà praticamente pari a zero, considerando che il costo di produzione di ciascuna console è 381$ e viene venduto al pubblico a 399$: per fare un confronto con la concorrenza, Apple vende il proprio iPad Air a 499$ con un costo di produzione di 274$. Ma Sony di questo non si preoccupa, dal momento che era successo lo stesso nel 2003 con la PS3, forte del fatto che dopo un anno i costi vengono abbattuti drasticamente e che i profitti arrivano principalmente dai giochi e dalla piattaforma di vendita e noleggio di film e musica (ai giapponesi fa molto più gola sapere che gli abbonamenti alla PSplus, community a pagamento per poter giocare in multiplayer, sono aumentati del 90%).

Nonostante tutto, il bilancio degli ultimi dieci anni di Sony è stato piuttosto grave. L’annus horribilis fu il 2011, il quarto consecutivo di conti in rosso, chiuso con un buco negli utili da 4,6 miliardi di euro. Il gruppo Sony dal 2000 ha sostanzialmente due anime: americana nella produzione di contenuti, dal cinema alla televisione, e giapponese per l’elettronica. Il presidente e Ceo di Sony Sir Howard Stringer fino al 2012 non solo non è riuscito a tenere unite queste due anime, ma ha continuato a perdere una serie di occasioni, come quella degli mp3 lasciata all’iPod di Apple, facendosi umiliare sui televisori dai coreani della Samsung e reagendo in ritardo alla rivoluzione degli smartphone e tablet.

E pensare che il management Sony ci aveva visto giusto quando dieci anni fa preconizzava un “mondo connesso”, in cui i televisori avrebbero comunicato l’uno con l’altro, i dispositivi senza fili sostituito i personal computer e la musica liquida ascoltata attraverso lo streaming. E sulla carta Sony poteva essere il leader di questo nuovo scenario, dal momento che controllava tutta la filiera, dalla produzione di contenuti all’ultimo dei device elettronici. Ma il desiderio di essere presente in tutti i settori, mantenendo anche quelli meno redditizi, non gli ha permesso di essere realmente incisiva in nessuno di questi.

Il management Sony ci aveva visto giusto quando dieci anni fa preconizzava un “mondo connesso”, in cui i televisori avrebbero comunicato l’uno con l’altro, i dispositivi senza fili sostituito i personal computer e la musica liquida ascoltata attraverso lo streaming.

Inoltre nell’era digitale il valore si è spostato dalla produzione dei dispositivi alla creazione di software e, sopratutto, di piattaforme ed ecosistemi digitali; per questo che molti solidi produttori giapponesi di hardware come Sharp e Panasonic, fedeli al concetto di monozukuri, una sorta di filosofia e orgoglio nazionale e che può essere tradotto con “l’arte di fare le cose”, hanno perso peso sul mercato e miliardi di dollari pur continuando a produrre buoni prodotti.

Però Sony con la sostituzione alla guida del gruppo di Sir Howard Stringer con il giapponese Kazuo Hiraki, ha iniziato a preparare una serie di contromosse: innanzitutto interrompendo le collaborazioni con Samsung e Sharp sulla produzione di pannelli tv, acquisendo aziende come Gaikai, leader nelle piattaforme di videogame streaming ad alta risoluzione, realizzando ottimi dispositivi (Xperia Z1 è forse uno dei migliori smartphone presenti oggi sul mercato), e provando a tenere il gruppo più unito possibile, creando un dialogo continuo tra contenuti per l’intrattenimento e prodotti hi-tech.

Ed ecco che arriviamo al recentissimo annuncio di Sony al Ces di Las Vegas: questa volta il gruppo giapponese si propone sul mercato come una singola fonte di intrattenimento, capace di offrire agli utenti un’offerta che spazio dalla tv, ai film e ai videogiochi, oltre che ai dispositivi (tv, pc, consolle, tablet e smartphone) per fruire di questi contenuti.

Non dimentichiamoci che Breaking Bad, ovvero la serie tv più premiata e vista degli ultimi anni, è un prodotto del network Amc-Sony.

In pratica l’obiettivo di Sony è creare una servizio di network televisivo online comprensivo di videoregistratore in cloud e che potrà essere seguito su tutti i suoi device (da smart tv a playstation ai tablet) scegliendo tra contenuti in diretta e on demand (non dimentichiamoci che Breaking Bad, ovvero la serie tv più premiata e vista degli ultimi anni, è un prodotto del network Amc-Sony). Il progetto sarà testato sul mercato statunitense nel 2014 su un pubblico potenziale di 70 milioni di utenti. A questo si aggiunge un accordo con YouTube e Netflix che punta ad ampliare la disponibilità di contenuti ad altissima risoluzione (4K o, come viene chiamato da altri brand, UltraHD).

Infine è stato presentato Playstation Now, cioè il sogno di ogni gamer, che permetterà di giocare ai titoli del catalogo Sony su qualsiasi tv online, tablet e smartphone Sony, senza quindi una console dedicata ai videogiochi, allargando di fatto il già ampio bacino.

Anche Playstation Now debutterà nell’estate negli States, e il successo di questo sistema (e dell’altro) ovviamente dipenderà molto dalla stabilità e performance della connessione, ma ci pare di capire che questa volta Sony sia partita con il piede giusto.

 

Immagine: un momento del keynote di Kazuo Hirai, Ceo di Sony Corp., al Ces 2014 di Las Vegas (Ethan Miller / Getty Images)

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