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Slate celebra Hitch, un grande

Il mondo dei libri e dei giornali si ferma per celebrare Christopher Hitchens. Imperdibile lo speciale di Slate

La sua rubrica Figthing Words – generalmente il lunedì ma non solo, qui trovate tutto l’archivio- su Slate era una di quelle cose che non ti perdevi assolutamente; era la possibilità di avere la tua piccola dose settimanale di Christopher Hitchens, l’immenso polemista/giornalista/scrittore scomparso giovedì, sconfitto da un cancro all’esofago. Di obituary in queste ore ne potete leggere davvero ovunque e la quantità di essi e la passione con cui sono scritti molti dicono tanto della grandezza dello scrittore e restituiscono finalmente senso compiuto alla più luogocomunista delle espressioni: “lascia un vuoto incolmabile”. Ma lo lascia davvero, fisicamente, soprattutto in chi per lavoro o per passione, legge e scrive. Ed è il motivo per cui molti di noi dalla notizia della sua scomparsa, pur se ampliamente annunciata e da lui stesso pubblicamente preparata, non riescono a togliere gli occhi da ogni articolo che parli di lui o che da lui sia stato scritto. Hitch, cazzo. Ok, calma e proseguiamo.
Dicevamo di Slate.com: lo speciale che gli dedica la celebre rivista online per cui Hitch scriveva è davvero degno di nota: una ventina di pezzi da leggere tutti di un fiato, senza se e senza ma, se non ora quando, se non lui chi.
Si va da un pezzo del suo editor a Slate June Thomas che spiega come editare Hitch fosse il lavoro più semplice del mondo, a uno del suo amico poeta e scrittore James Fenton che racconta perché lui, inglese, avesse deciso di diventare cittadino americano.
Gustosissimo il ricordo dell’editor in chief di Vogue America Anna Wintour, che racconta di un loro recente incontro in cui si sono trovati a rivivere i tempi in Inghilterra in cui loro uscivano insieme e facevano coppia con l’inseparabile Martin Amis e la sua ragazza dell’epoca, la scrittrice Gully Wells.
Commovente lo scambio di email avuto con Hitch di cui scrive Andrew Sullivan, e che si conclude così:

Brunch? Sunday? Smooch Hitch”

I responded,

“lol. many many many thanks. an honor. brunch sounds great. we tend not to be conscious till around noon, tho. xx a”

He replied:

“Dearest Andrew I always think of Sunday lunch as beginning at about 2.30 (“a lavish and ruminative feast”, as Waugh says about elevenses). Want to come here?”

Yes, I do, Hitch. Yes, I do.

Lo speciale completo obbligatorio lo leggete qui.

 

 

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