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Sexpert

L'industria dei guru del sesso. Ovvero: Ti spiego io perché lo stai facendo sbagliato (e lui ti lascerà)

Nel 1984, la scrittrice Susie Bright esordì col nome di “Susie Sexpert”, curando una rubrica su una rivista per donne e attingendo anche alla sua esperienza personale in materia di sesso.

Non so se abbia inventato lei il termine sexpert o se l’abbia solo popolarizzato; sta di fatto che lì nacque un nuovo stile nel giornalismo d’opinione, una professione destinata a inevitabile sviluppo televisivo, e, va da sé, un mezzo stile di vita.

Innanzitutto: quando parliamo di sexpert, non intendiamo uno scrittore uomo o donna – come, ad esempio, Tracy Clark-Flory – che un giorno intervista un produttore di film hard e il giorno dopo parla di scienza, contraccezione, consenso informato. Il sexpert è la persona la cui attività principale è il dare consigli, e la cui tendenza di massima, oggi, è il dare consigli su qualsiasi genere di sessualità, molto al di là di quello che è il suo orientamento individuale, o di quello che gli/le piace fare a letto.

Su cosa permetta a un esperto di diventare più famoso di altri, possiamo discuterne a lungo. A volte c’è di mezzo la fotogenia, per cui personaggi convinti della bontà delle proprie opinioni, come Violet Blue, vengono corteggiati anche dai talk show per massaie. Comunque sia, l’affidare questi spazi a luminari del cinema per adulti non è una pratica consolidata: la rubrica di Joanna Angel su Spin è durata due mesi (forse), Nina Hartley ha scritto un libro direttamente. E il motivo in effetti c’è. Là dove, per citare il caso più recente, se chiedete un consiglio a James Deen lui vi risponde «ehi, sono solo un attore, non sta a me spiegarvi in che modo fare sesso», il classico sexpert dirà «nessun problema: ve lo spiego io tutto quello che c’è da sapere».

Tra i leader del settore, Dan Savage è forse il più seguito, di sicuro il più discusso. Dal 1991 cura Savage Love, una rubrica settimanale pubblicata da dozzine di giornali, estremamente popolare online. La sua è una filosofia riassunta nella formula «GGG», good, giving and game (dovete essere bravi a letto, generosi e disponibili), e che nella pratica ha portato a scambi medi di questa natura:

– Caro Dan, il mio ragazzo vuole che io gli pisci addosso, ma a me la cosa lascia un po’ “eh”; cosa devo fare?

– Cara lettrice, quanto la metti giù dura! Se tu non fai esattamente quello che vuole lui, lui ti lascerà, e tu passerai il resto della vita sapendo che il tuo ragazzo si sta facendo pisciare addosso da qualcun altro.

E’ la stessa ideologia alla base – da sempre – dei magazine alla Cosmopolitan, e dei loro strilli di copertina alla 101 trucchi per farlo impazzire a letto (cose che voi deridete e qualcuno prende terribilmente sul serio, sappiatelo); devi fare (X) per tenerti la persona con cui stai. E no, il fatto che si parli di “persona” invece di “maschio/marito” non è un passo avanti, per nessuno. Uomo o donna, gay, etero o qualcosa nel mezzo, l’esperto ti ripeterà che lo stai facendo male, lo stai facendo sbagliato, non lo stai facendo abbastanza o con sufficiente intensità. Se la regola numero uno nell’industria dei guru, stando a un saggio che vi consiglio di leggere (Eat, Pray, Spend) è quella di «non risolvere mai il cliente», così che lui/lei continui a pagare in cerca dell’illuminazione finale, l’obiettivo non dichiarato di un sexpert non è tanto il farti sentire represso e inadeguato (anche se può accadere), quanto spostare ogni giorno la linea che ti separa dall’orgasmo definitivo, quello dopo cui, wooosh!, nulla sarà più come prima. E intanto, informazioni come «il clitoride non è un bottone, è un intero organo che circonda la vagina» arrivano a voi tramite Twitter, se vi arrivano.

Che poi le lettere spedite a Savage Love siano le migliori – compresa quella del tizio che tornando a casa trova la fidanzata in flagrante incesto – e che Savage abbia lanciato il fortunato progetto anti-bullismo It Gets Better, sono entrambe cose vere. Se sfogliate le sue ultime rubriche, ci trovate una voce molto più pacata, più conciliante. Il suo impero è stato comunque costruito su battute taglienti e dichiarazioni tipo «gli uomini bisessuali sono promiscui, tutti», sull’uso di parole offensive per chiamare persone transgender, da tranny (“travone”) a shemale (“donnuomo”), e a chi gli diceva «questa parola è bruttissima, puoi non dirla più?», lui rispondeva «AH AH AH, no». (In teoria si è dato una calmata anche su questo fronte, cosa che non ha impedito agli attivisti della comunità di tirargli addosso glitter durante tre diverse apparizioni pubbliche nell’ultimo anno: in due occasioni lui stava girando un episodio del reality show Savage U.)

Quando Susie Bright scriveva che era assolutamente legittimo, per una donna omo- o bisessuale, usare un vibratore o un fallo artificiale a scopo ricreativo senza per questo tradire se stessa, erano gli anni ’80, e lei queste cose le scriveva su una rivista per ragazze che amavano ragazze, On Our Backs. Non sta a me giudicare se stesse davvero facendo politica. Ma era un’opinione controversa, allora, faceva arrabbiare qualcuno, metteva disordine. Aveva un senso discuterne. Quando oggi Bright parla di sesso, sul suo sito o nel suo podcast, non sta creando le condizioni perché scatti lo scambio di ricette; sta sempre mettendo in gioco la sua storia personale, di bisessuale che ha una figlia ventenne e sta ancora insieme all’uomo con cui l’ha fatta. E rischia di sembrare lei, quella troppo conservatrice, quando non si sognerebbe mai di darti consigli per tenerti il tuo ragazzo.

 

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