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Ed è subito Demolition Man

Sandra Bullock è tornata e sembra seguirci dappertutto nei cinema, prima con Gravity e ora con Corpi da reato, buddy movie che non le appartiene.

Lo scorso 3 ottobre, è uscito nelle nostre sale cinematografiche il film Corpi da Reato, brutto titolo italiano per The Heat, uno dei successi della stagione cinematografica statunitense. Vediamo di cosa si stratta. Corpi da Reato è il secondo lungometraggio diretto da Paul Feig, già dietro la macchina da presa per Bridesmaid – Le Amiche della Sposa, e la prima sceneggiatura firmata da Katie Dippold. Entrambi vengono dalla televisione e si sono fatti notare per il loro lavoro su due delle serie comiche più incisive e famose degli ultimi anni, la versione statunitense di The OfficeParks and Recreation. Per chi non li avesse mai visti, parliamo di due show con più di un punto di contatto; sia The Office sia Parks and Recreation sono girati con la tecnica del finti documentario e basano la loro forza su un senso dell’umorismo esagerato, spesso al limite del paradossale. Ma al tempo stesso contano anche sul lato “soap opera”. La cosa più interessante è il loro sapere coinvolgere lo spettatore nelle varie love story che ci sono tra i diversi personaggi. Non vi nascondo che in più di un’occasione mi sono trovato a sospirare come una ragazzina (o addirittura in lacrime) davanti al televisore. Insomma, facendola molto breve: risate e sentimenti in un solo prodotto. Perfetto, no?

L’amicizia tra uomini e donne thirty something, alle prese con un’evidente immaturità e una vita che invece sembra andare dalla parte opposta, non si regge sulle stesse regole o posizioni, soprattutto se vediamo il tutto in ambito comedy

Peccato però che al cinema abbiano deciso di fare altro. Il film precedente di Paul Feig, Bridesmaid, è assolutamente esemplificativo. Il nome forte dietro al progetto era quello di Judd Apatow, ovvero colui che si tende a identificare come responsabile principale della commedia bromance. Della bromance abbiamo già lungamente parlato, ma tentiamo di darne una breve definizione (in ambito cinematografico): film comici che si basano sul rapporto di amicizia/amore tra due uomini irrimediabilmente immaturi, anche se in età da matrimonio. Bridesmaid era la risposta alla domanda che evidentemente poco tempo prima aveva sollevato la comica del Saturday Night Live Kristen Wiig, poi sceneggiatrice e protagonista della pellicola: “Perché noi no?”. Sotto questa luce Bridesmaid non è male, ma è un giochino quasi troppo scoperto. Sembra veramente di assistere alla versione pensata appositamente per le donne di The Hangover – Una Notte da Leoni. Una sorta di exploitation in rosa. So per certo di muovermi in un campo minato, ma non è detto che il meccanismo della bromance sia applicabile a un film interamente al femminile. Quello che intendo dire è che l’amicizia tra uomini e donne thirty something, alle prese con un’evidente immaturità e una vita che invece sembra andare dalla parte opposta, non si regge sulle stesse regole o posizioni, soprattutto se vediamo il tutto in ambito comedy. E questo potrebbe essere un problema.

Veniamo a Corpi da Reato – The Heat. Qui, come detto, il procedimento è lo stesso di Bridesmaid. Se in quel caso il film di riferimento più evidente era The Hangover, qui ci si riferisce a un qualsiasi buddy cop movie degli anni Ottanta. Qualche titolo? Arma Letale con l’immortale coppia Danny Glover e Mel Gibson o Una Perfetta Coppia di Svitati con due irresistibili Billy Cristal e Gregory Hines. O se preferite la doppietta Cop Out – Poliziotti Fuori con Bruce Willis e Tracy Jordan o soprattutto The Other Guys – Poliziotti di Riserva con Will Ferrell e Mark Whalberg, ovvero la versione aggiornata del genere. Due poliziotti diversi l’uno dall’altro, opposti, che devono però diventare amici per risolvere un caso. Qui la storia è la stessa, con l’unica differenza che le protagoniste sono due donne. La strana coppia in The Heat è formata da Melissa McCharty e da Sandra Bullock. Cominciamo dalla McCharty: l’elemento più divertente di Bridesmaid, premiata non a caso addirittura con una nomination all’Oscar, è una gigantesca donna dell’Illinois che s’è fatta notare per i suoi spettacoli di stand up a New York e che poi, a partire dal 1999, ha cominciato a recitare in Gilmore Girls – Una Mamma per Amica. Da lì al cinema il passo è stato molto breve: ultimamente l’abbiamo vista Questi Sono i 40 (ultimo film diretto dal già citato Apatow), Io Sono TuUna Notte da Leoni 3. L’attrice è alfiera di una comicità spesso sboccata, violenta, fisica, che passa sicuramente anche attraverso la sua stazza. In Corpi da Reato interpreta la poliziotta casinista, cresciuta per strada, che se ne infischia delle regole ma che riesce a portare a termine con successo ogni cosa che fa. Certo, forse il rapporto non è redatto come si deve, ma non è quello che a lei interessa. Dall’altra parte c’è invece Sandra Bullock che è più magra, più bella e più ordinata. Più che ordinata: è una specie di maniaca ossessiva compulsiva, affetta da una grave forma di secchionismo acuto che la fa passare per l’antipatica della stazione di polizia. Le due dovranno lavorare insieme e tutto procede esattamente come vi potete immaginare: le due prima si odiano poi si apprezzano poi si amano ed infine riescono a risolvere un intricatissimo caso. Le regole del genere sono quelle e non si sfugge, ma non è quello il problema. Il problema, per quanto mi riguarda, è Sandra Bullock.

La Bullock risulta incredibilmente posticcia e fuori parte. Ma non solo qui. Sembra non crederci mai; torna alla mente la sua interpretazione in Demolition Man

Vi ricordate quando Ben Affleck vinse la Coppa Volpi come miglior attore al Festival di Venezia per Hollywoodland? In molti gridarono allo scandalo e qualcuno addirittura vide il tutto come uno dei primi segnali dell’imminente Apocalisse. Più o meno la stessa reazione che ho avuto io quando Sandra Bullock ha vinto l’Oscar per The Blind Side, film vagamente ricattatorio e prevedibile come l’arrivo del Natale. In questo momento, grazie a Gravity e proprio a The Heat, la Bullock si trova ancora una volta sulla cresta dell’onda dopo ben venticinque anni di onorata carriera. Una carriera, va detto, costellata di film e di interpretazioni, a voler essere buoni, non proprio indimenticabili. In The Heat la Bullock tenta di tutto per risultare simpatica, ma semplicemente (e drammaticamente) non ce la fa. Se è vero che l’attrice è stata per quasi un decennio la reginetta della commedia rosa a stelle e strisce – ricordiamoci di pellicole come Un Amore Tutto SuoPiovuta dal Cielo oRicatto d’Amore – non sembra essere proprio a suo agio con una vera e propria comedy. Qui non basta un viso buffo e tenero per funzionare di fianco a un tornado come la McCharty. C’è una sequenza in cui le due ballano ubriache in uno squallido bar di periferia “Groove Is In The Heart”dei Deee-Lite. La sequenza è uno di quei montage che dovrebbe risultare esilarante. La classica scena posta a metà film per aumentare l’affezione da parte degli spettatori nei confronti delle due protagoniste che sono finalmente cambiate e lo dimostrano ballando male una vecchia canzone. L’effetto però è assolutamente disarmante. La Bullock risulta incredibilmente posticcia e fuori parte. Ma non solo qui. Sembra non crederci mai; sia quando inizialmente è la poliziotta armata di penna rossa pronta a sottolineare gli errori di quelli che la circondano, sia quando verso il finale si lascia andare, abbracciando lo stile “casual” della collega. Torna in mente la sua interpretazione in Demolition Man, curioso action movie diretto dal canadese di origine italiana Marco Brambilla nel lontano 1993. Anche in questo caso si era fondamentalmente di fronte a un buddy cop movie in cui l’attrice, che interpretava una serissima poliziotta di un futuro privo di violenza, divideva lo schermo con un tonicissimo Sylvester Stallone, sbirro tutto muscoli proveniente da un passato violento e scorretto. Per curiosità sono andato a recuperare il film in questione e Sandra Bullock sembra più vecchia allora che oggi, ma soprattutto sembra essere sempre costantemente stupefatta. Tutto attorno a lei esplode, crolla, scoppia ma lei non riesce nemmeno a corrucciare la fronte. E non penso sia una scelta artistica. Lo stesso lo si può dire più o meno per la sua interpretazione in Speed, al fianco di Keanu Reeves, ma soprattutto nel deludentissimo seguito, Speed 2 – Senza Limiti. Qui il pullman viene sostituito da una nave da crociera, Reeves viene sostituito da Jason Patrick ma nessuno sostituisce l’espressione della Bullock, che permane uguale in tutti e due i film. Ma il picco più basso della sua carriera action risulta essere lo “straordinario”The Net – Intrappolata nella Rete, pellicola di Irwin Winkler in cui la nostra nella parte di un genio dell’informatica, è credibile come Russell Crowe nella parte del matematico John Nash in A Beautiful Mind. In più il film mette insieme tutta una serie di “cose informatiche” che riviste oggi fanno apparire Il Tagliaerbe come un film moderno, innovativo e credibile.

Ricordate quando uscì Saturno Contro e tutti parlavano di quanto era cresciuta artisticamente Ambra Angiolini? Ecco, da Crash – Contatto Fisico in avanti Sandra Bullock ha ottenuto il patentino di attrice credibile, seria e drammatica

Ma il peggio lo lasciamo per ultimo. Più o meno tutti sostengono che questa nuova e felice fase della carriera della Bullock parta appunto dal suo Oscar del 2009 con The Blind Side. In realtà, una nuova credibilità la Bullock se l’è guadagnata nel 2004 partecipando al film Crash – Contatto Fisico. Vi fermo subito: Crash quello di Croneberg? No, parliamo di quello di Paul Haggis, ovvero il creatore di Walker Texas Ranger che, dopo aver fatto la fortuna della programmazione di Rete 4, decise all’epoca di diventare la più forte voce del cinema statunitense mainstream ma al tempo stesso impegnato e democratico. Qui Bullock interpreta una parte per lei nuova, quella di una donna ricca, razzistella e isterica, a cui due ragazzi neri rubano una macchina. La sua storia poi, e se lo fa Altman non vedo perché non lo può fare pure Haggis (attenzione! C’è dell’ironia), si andrà a intersecare con quella di altri mille piccoli personaggi di una Los Angeles cruda e dolorosa. La Bullock prima di Crash non se la passava dal punto di vista lavorativo. Rimasta in qualche modo vittima del suo ruolo nelle scialbe commedie rosa che interpretava (altri due titoli: Miss DetectiveTwo Weeks Notice – Due Settimane per Innamorarsi) rischiava di scomparire dalle scene. Quand’ecco che arriva l’ultima possibilità di rivalsa sotto forma di film impegnato. L’attrice si rende conto di non essere più al fianco di Hugh Grant (ma di Brendan Fraser…) e decide di lasciarsi alle spalle tutto quello che ha fatti fino a quel momento. La sua è una parte che vorrebbe essere seria e sofferta. Si tratta di un grido di emancipazione che risulta evidente da ogni singolo fotogramma. Era il periodo in cui si vinceva un Oscar se ci si metteva un naso finto come Nicole Kidman in The Hours o un doppio mento come Charlize Theron in Monster. Sandra Bullock non ricorre a nessun trucco prostetico, ma cambia le carte in tavola e tenta la via della serietà. I critici ne sono entusiasti, il pubblico corre in sala e Crash vince ben 3 Oscar. Lei non vince nulla, ma accade quella cosa bizzarra che ogni tanto, ovvero quando ci sono dei buoni uffici stampa al lavoro, accade. Ricordate quando uscì Saturno Contro e tutti morivano dalla voglia di spiegarti quanto era cresciuta artisticamente Ambra Angiolini? Di quanto era un errore considerarla ancora una delle ragazze di Non è La Rai, quando era diventata una grande attrice drammatica? Ecco, da Crash – Contatto Fisico in avanti Sandra Bullock ha ottenuto il patentino di attrice credibile, seria e drammatica. Una che se decide di partecipare a The Heat lo fa per ironizzare sul suo status di Attrice, non certo per appartenenza al genere. Tutta colpa di quel vecchio film di Haggis. Film che a onor del vero oggi ricordano in pochi. E quelli che lo fanno, lo fanno con un certo imbarazzo.

 

Immagine: Sandra Bullock e Melissa McCharty in un’immagine promozionale di Corpi da reato – The Heat (20th Century Fox)

 

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