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Metti Susanna un mattino a Roma

Gonnone blu, camicia bianca, foulard rosso: cronaca di un'anacronistica giornata di sciopero

Il vigile della “Polizia-Urbana-Di-Roma-Capitale”, come recita la scritta che come nelle vecchie barzellette sui Carab(b)inieri rischia di non starci nella fiancata troppo corta della pur Grande Punto all’incrocio tra via Cavour e via dei Fori Imperiali ne è sicuro: «Ci sta solo questo di corteo stamattina, quello della Cgil è nel pomeriggio». Quello in questione è dunque quello degli Usb, gli ex Cobas che han fatto il restyling dell’acronimo in versione da chiavetta.

Subito si pensa al boicottaggio, si era letto la sera prima su Corriere.it che i due cortei si sarebbero svolti paralleli, e in particolare quello della Cgil partenza da piazza dei Cinquecento (vicino Stazione Termini) per approdare all’arco di Costantino alle 12,30. Vuoi vedere che De Bortoli per vendicarsi dell’azione camussiana sui poligrafici diffonde notizie false e tendenziose. Diabolico. Invece no. Altri vigili della “Polizia-Urbana-Di-Roma-Capitale”, su a via Giovanni Lanza, famosa per la sede dei servizi segreti, per la caserma dove avvenne il primo arresto-show della storia italiana, quello di Enzo Tortora, e dove Giorgio Armani ha comprato, pare, un intero isolato per farne residenze di lusso (ma c’è solo una palma triste, il cantiere è fermo) sono meglio informati e confermano: il corteo camussiano c’è, è su a via Merulana, dunque De Bortoli assolto, il sospetto rientra, il serpentone viene intercettato nei luoghi gaddiani (ma rimane il tormentone e subito, a via Labicana, si incontra un’amica intelligente e ciclista che sostiene che De Bortoli tratta Camusso non come un segretario, ma come una segretaria). A via Labicana fa molto caldo, c’è una solitaria pattuglia del Crap (Coordinamento romano acqua pubblica) forse all’oscuro dei risultati referendari. Alcuni coraggiosi della Fiom pogano e fanno flessioni sull’asfalto rovente, e da un camioncino una signorina incita ad andar su a via del Fagutale ad assediare la casa involontaria di Scajola, ma poi ci son le macchine della Polizia-Urbana-Di-Roma-Capitale, e forse fa troppo caldo, è tutta ‘na salita, nessuno ci pensa più (e saranno contenti Raoul Bova e Lori del Santo che stanno nello stesso condominio). Via allora all’arco di Costantino, dove Camusso ha già iniziato a parlare. C’è molto sole, lei inopinatamente non ha il cappellino rosso, ma invece un gonnone blu e una camicia bianca e un foulard rosso al collo che dovrebbe essere look partigiano ma il tutto fa invece molto capo delle Coccinelle, o dei Lupetti. Sotto il palco, quando Camusso parla di patrimoniali sugli immobili, tutti ci facciamo due conti e pensiamo alle case di papà e di mammà. Intanto tra i pensionati e la “base” si tramandano febbrilmente notizie su Milano (Borsa di) e soprattutto sullo spread. «Sta a 370» «È arrivato a 377», corregge una signora con fazzoletto bianco in testa. I Fori sullo sfondo, il Palatino, il Colosseo, aleggia il paragone archeologico con la Grecia.

Di segretari di partito qui non c’è nessuno, solo un Di Pietro molto sudato che compare a metà comizio, fa un giretto e se ne va. Sul palco c’è Epifani, ma in disparte. Sotto, i giornalisti cercano disperati bottigliette d’acqua, ma sono finite. Ci sono due sindaci, uno piccolo e giovane, non sembra neanche maggiorenne, un altro vecchio e grosso, con le loro fasce tricolori, son della provincia di Rieti (ci sono anche molti manifestanti, di Rieti), e vengono intervistati dalla tv tedesca, spiegano i tagli della manovra, sono molto preparati. All’una meno un quarto è già finito tutto, ricompaiono i centurioni già stigmatizzati all’inizio dell’estate e forse già riabilitati. Camusso canta Bella Ciao in versione Modena City Ramblers, poi parte Ligabue con l’Amore conta: «Io e te ci siam tolti le voglie/ ognuno i suoi sbagli/ è un peccato per quelle promesse/ oneste ma grosse/ ci si sceglie per farselo un po’ in compagnia/questo viaggio in cui non si ripassa dal via».

 

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