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Risate da niente

Jerry Seinfeld, Larry David e la comicità del niente ritornano nella web series Comedians in Cars Getting Coffee

Vi racconto una cosa divertente. Due amici si incontrano, salgono in macchina, e vanno in un bar, dove ordinano una tazza di caffè, una di tè, e un piatto di pancake. Tra un sorso e l’altro si fanno due chiacchiere, quattro risate, in quel modo schietto e frammentato che solo una coppia di persone con una lunga storia alle spalle si può permettere. Una volta finito si alzano, escono, e uno di loro butta un pezzo di carta nell’immondizia, mentre l’altro tiene il cassettone aperto. Poi se ne vanno via con la macchina. E basta.

Se si trattasse di uno qualsiasi di noi la visione di una scena del genere sarebbe così irrilevante e dimenticabile da non meritarsi queste righe. Nel caso di Jerry Seinfeld, invece, ne hanno fatto il primo episodio della nuova web series Comedians in Cars Getting Coffee, atteso ritorno mediatico del celeberrimo comico americano. Il format non brilla certo per immaginazione, ma non mi stupisco: quella di Seinfeld è una formula ben collaudata e funziona da parecchi anni. A partire dalla sit-com omonima co-creata insieme a Larry David nel 1988 e andata in onda su NBC per quasi un decennio, Seinfeld è sempre apparso quasi esclusivamente nella parte di sé stesso. Lo ha fatto anche in Comedian (documentario del 2002 incentrato sul suo ritorno alla stand-up) e poi in una serie di marchette pubblicitarie, fino a questo nuovo progetto per Crackle.com. Le “cars” del titolo sono un cenno alla sua passione per le quattro ruote (ha una collezione di Porsche, che stanno al suo patrimonio come i francobolli stanno al mio), mentre i “comedians” del caso sono amici suoi vecchi e nuovi. Il primo è stato, ovviamente, Larry David.

Il sodalizio comico tra i due simpaticoni di Brooklyn risale a metà anni ’80, quando si incontrano nel circuito dei comedy club newyorchesi. Nonostante siano persone parecchio diverse (Jerry carismatico, brillante e di successo quasi fin da subito, Larry pelato, sfigato e relegato al ruolo di “comic’s comic”), entrambi condividono lo stesso modo di vedere il mondo e lo stesso interesse morboso per l’osservazione delle minuzie quotidiane. Quando l’elegante stile “observational” di Seinfeld gli guadagna una serie sulla NBC, è David che gli suggerisce il concept di base, vale a dire quello di uno show “sul niente”.

Per chi non avesse mai visto la serie, l’umorismo di Seinfeld si basa quasi integralmente sulla decostruzione delle convenzioni sociali: politica del regalo, fenomenologia del saluto, etica della mancia, ontologia della zuppa. L’agire umano sembra essere paralizzato in una dimensione conformista, motivato dal sostenimento dell’apparenza e dell’aspettativa altrui, alimentato dalla menzogna e dalla paura di imbarazzo e umiliazione. Nonostante gli intrecci siano molto piú complessi dello standard televisivo del tempo (spesso e volentieri al limite dell’assurdo), é la vita vissuta a fare da ispirazione non solo per gran parte delle vicende, ma anche per i quattro personaggi principali. C’é Jerry nella parte di Jerry, il leggendariamente infimo George (vero perno comico, ispirato abbastanza letteralmente a Larry), il vicino Kramer e l’ex rimasta amica Elaine. Parte del successo della serie é dovuto al fatto che tutti (a parte Seinfeld, che palesemente non sa recitare ma in qualche modo riesce a renderlo un pregio) sono interpretati da attori di tutto rispetto, parte invece al fatto che la scrittura é spanne sopra il resto.

Oltre ai riferimenti alla vita del comico protagonista, però, un’altra cosa che caratterizza Seinfeld è l’autoreferenzialità interna alla serie stessa. Non dico solo a livello di linguaggio (molte “catch phrases” sono poi entrate nella cultura pop), ma anche la trama a un certo punto prende una piega meta-narrativa. Nella quarta stagione, infatti, Jerry e George propongono a NBC proprio uno show sul niente, rappresentando (in maniera ovviamente distorta e dagli esiti molto meno brillanti) la genesi della propria sit-com all’interno della stessa. Essendo la serie diventata la loro vita, la mettono dentro a sé stessa.

Una volta finito Seinfeld le vie dei due creatori si separano per un po’, almeno professionalmente, ma lo stesso pattern autoreferenziale si ripresenta a una manciata di anni di distanza, quando Larry David porta avanti il gioco con il suo Curb Your Enthusiasm. Lo speciale HBO, che dà poi titolo e struttura alla successiva serie omonima (oggi anch’essa oggetto di culto) è infatti un finto documentario, girato in uno stile che il comico aveva immaginato anche per la vecchia serie su NBC. Lo special si concentra su Larry che fa la parte di se stesso e che cerca in tutti i modi di non fare quello che sta facendo.

Il cerchio si chiude davvero solo un paio di anni fa, proprio nella settima stagione di Curb. In una sinfonia di echi, la tanto attesa reunion del cast di Seinfeld si realizza finalmente quando Larry (nella serie) decide di richiamare i vecchi colleghi, ciascuno coi problemi suoi, per mettere insieme un ultimo episodio allo scopo di riconquistare la propria moglie (David era davvero stato mollato dalla ex in tempi abbastanza recenti, e nella serie si trova a competere per quella fittizia proprio con il suo alter-ego seinfeldiano George).

A questo punto non posso biasimarvi se pensate che questi Seinfeld e David devono essere due degli ego più grossi d’America, dei narcisisti senza vergogna. Senza dubbio ce ne vuole di narcisismo per mettersi al centro di uno show dopo l’altro, esibendo nient’altro che se stessi (e nei lati peggiori). E la scusa della “maledizione di Seinfeld” (quella che impedisce agli ex membri del cast di trovare lavoro al di fuori del proprio personaggio) non regge particolarmente: il test del tempo ha provato chi ha saputo reinventarsi (Julia Louis-Dreyfus, per esempio, adesso protagonista di VEEP) e chi invece era monodimensionale (il Kramer di Michael Richards, seppellito da un’infelice scivolata razzista in un club di LA).

Arrivati al terzo strato meta-narrativo (uno show – Comedians in Cars etc – su uno show – Seinfeld – sullo show di uno – la stand-up di Jerry Seinfeld comico) viene un po’ di mal di testa. Anche da fan dichiarato sia di Seinfeld che di Curb, quando ho sentito che la prima puntata della web series sarebbe stata dedicata a Larry David non ho potuto non pensare: “Questi due se la cantano e se la suonano da soli”.

Eppure c’è qualcosa di commovente e intimo nel loro ultimo incontro mediatizzato, almeno nella decina di minuti che Seinfeld ha scelto di mostrarci. Per prima cosa vediamo due vecchi amici che si rivedono, assistiamo come timidi commensali alle collaudate routine di conversazione di una coppia d’acciaio, con tanto di inside jokes e risate sgangherate.

Li vediamo in certi momenti come due celebrità di successo, sfondate di soldi, che entrano nei locali dal retro e non fanno una piega di fronte alle telecamere. Una volta nel vivo del discorso diventano, come fosse ginnastica, gli stessi ai quali i loro show ci hanno abituati, due ebrei di Brooklyn che discutono al tavolo di un bar sul perché una pancake calda sia più buona di una fredda, anche se il calore non sa di niente. In altri momenti invece sono quasi imbarazzati, Larry arrossisce, a un certo punto gli scappa pure la risata-grugnito di George. Danno l’impressione di essere un pelino più sinceri, un pelino più sé stessi del solito. Orgogliosi, certo, ma sinceramente stupiti (quasi ci credo) di essere riusciti a costruire un’industria sul proprio tempo perso.

Dopo un’ispirata conversazione sulla differenza tra fumare un sigaro e una sigaretta (il primo è saggio, contemplativo, mentre la seconda è ansiosa, non te la godi), Seinfeld si complimenta con Larry per la sua analisi percettiva. Il secondo accetta il complimento come se l’avesse ricevuto per la prima volta, e si congratula a sua volta: “Sei davvero riuscito a fare lo show sul niente”.

 

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