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Renzi e quel valore aggiunto da dare al Pd l’otto dicembre

La vittoria di questa fase del congresso da parte del sindaco di Firenze non era affatto scontata. Ma la vera differenza la faranno le primarie: più gente porterà ai gazebo, più Renzi darà forza alla sua corsa e al futuro del partito.

Roma – Sintesi della giornata. Renzi ha vinto tra gli iscritti e non era scontato. Otto punti in più rispetto a Cuperlo (che, tra parentesi, è il candidato di Bersani e di D’Alema, che ancora qualcosa contano in questo partito) sono molti, non sono pochi. Nessuno dubitava (nessuno) che Cuperlo sarebbe andato bene in questa fase dove a contare sono gli iscritti. Renzi resta ancora un corpo estraneo per una buona parte del Pd e sono in tanti (basta farsi un giro per i circoli, per le feste dell’unità) a vedere nel sindaco di Firenze niente di più che una ciambella di salvataggio necessaria da indossare per non affogare in questa complicata fase della vita politica.

E’ vero: se la distanza tra Cuperlo e Renzi dovesse rimanere la stessa da qui all’otto dicembre quello sì che sarebbe un risultato clamoroso, e quello sì che sarebbe un mezzo flop per il sindaco di Firenze. Nel 2009, ai tempi di Bersani e Franceschini, la differenza tra fase degli iscritti e la fase degli elettori non ha portato a uno sconvolgimento del risultato. Ricordate? Tra gli iscritti, il vantaggio di Bersani su Franceschini fu 55 a 36. Ai gazebo, poi, le proporzioni risultarono simili: 52 a 33. A questo giro per Renzi le cose devono andare necessariamente in modo diverso. La forza di Renzi, si sa, è l’elettorato che vive con un piede fuori dal partito e se il sindaco non dovesse essere in grado di mobilitare il suo popolo, diciamo così, rischierebbe di vincere male. Il vero dato allarmante, per tutti, riguarda però la partecipazione a questa fase congressuale. Tra i circoli hanno votato qualcosa come 300 mila iscritti, quasi la metà di quelli che hanno votato nel 2009. Si dirà: c’è stato lo stop al tesseramento. Pazienza, non è una scusa valida. Oggi, di fatto, hanno votato lo stesso numero di persone (poco più) che hanno votato nel 2007 all’ultimo congresso dei Ds (i Ds!). 250 mila allora, 300 mila oggi. Nel 2009 erano circa 466.573.

Renzi, l’otto dicembre, dovrà dimostrare di saper dare quel valore aggiunto che manca al Pd, e la sua sfida è questa: riuscire a dare una svolta anche comunicativa alla sua campagna elettorale e convincere i suoi elettori che la sua forza di condizionamento del governo di larghe intese è direttamente proporzionale al numero di persone che verranno portate nei gazebo. Il partito delle tessere, come è evidente, si è auto rottamato, ed evidentemente non è più quello il suo core business. La forza del Pd deve arrivare da fuori. Se Renzi non riuscirà a incrementare il suo vantaggio in modo sostanziale e se non riuscirà a portare ai gazebo almeno due milioni di elettori, la sua vittoria non solo rischia di essere dimezzata ma soprattutto di rimanere prigioniera di quei signori delle tessere che oggi hanno dato una mano importante a Renzi per vincere nei circoli. La legittimazione di Renzi dunque dovrà venire più da fuori che da dentro l’apparato del Pd. E se mancherà il famoso bagno di folla l’otto dicembre, si può dire già da oggi che il Partito democratico di Renzi rischia di restare ostaggio dello stesso apparato che ha incatenato gli ultimi sfortunati segretari del Pd.

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