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Quirinarie: attori, attrici, cattolici, democratici

Quinta puntata del totonomi di Michele Masneri per il Quirinale: oggi si va dal Bill Murray italiano (Pozzetto, ça va sans dire) a Bruno Tabacci, elegante, cattolico e un po' Sean Connery. In mezzo, anche Franceschini e Fenech.

Continuano, e continueranno fino alla fine dell’anno, le quirinarie masneriane, schede e appunti su probabili e meno probabili aspiranti futuri Presidenti della Repubblica. Dichiarazione: è un classico totonomi, quello che tutti fanno dicendo di non fare, per carità, e come tale, nonostante si cerchi spesso di far credere il contrario, si nutre quasi mai di fatti e molto spesso di fantasia. E allora tanto vale non darsi regole: outsider, quote rosa, quote pop, quote camp, papabili, per nulla papabili, impresentabili. Verranno presentati a coppie, rigorosamente senza un criterio. Un divertissement, va da sé. E magari indoviniamo pure. (La prima parte è qui, la seconda qui, la terza qui, la quarta qui).

*

Bruno Tabacci

Per una riconciliazione nazionale con la DC (forse superflua, a questo punto). Già segretario della Democrazia cristiana lombarda, nel 1987 divenne presidente della regione su indicazione di De Mita. Incappato in Tangentopoli, due volte indagato, due volte assolto. Cattolico adulto, ogni tanto viene fotografato in Ferrari con Angiola Armellini, “lady mattone”, figlia di Renato, costruttore romano, una specie di Romolo Catenacci di C’eravamo tanto amati. Elegante e roccioso insieme, è lo Sean Connery della Balena Bianca.

Mario Sarcinelli

Per una riconciliazione nazionale col Porto delle nebbie. Da vicedirettore generale e capo della Vigilanza della Banca d’Italia, venne fatto arrestare nel 1979 da una Procura di Roma insolitamente attiva. Aveva mandato gli ispettori al Banco Ambrosiano di Roberto Calvi, e la cosa non piacque né ad Andreotti né a Sindona né a Gelli.

Renato Pozzetto

Per una riconciliazione nazionale con la Macroregione. Il nostro Bill Murray di Laveno Mombello, potenzialmente. Ha rappresentato al cinema tematiche scomode in anticipo sui tempi, anche: l’alienazione urbana e il rapporto tra città e mondo rurale (Il ragazzo di campagna, 1984); la condizione dei senzatetto e l’aumento delle disuguaglianze (Un povero ricco, 1983) e il rapporto tra comunità gay e proletariato politicizzato, ben prima di recenti pellicole inglesi (La patata bollente, 1979).

Dario Franceschini

Per una riconciliazione nazionale con la barba. Ferrarese, e poi esquilino, Dario Franceschini, già numero due alle primarie del Pd 2009, è anche sudamericamente scrittore, autore di romanzi come Nelle vene quell’acqua d’argentoLa follia improvvisa di Ignazio Rando, e risiede da poco in una delle traverse di via Merulana dedicate ai poeti (Leopardi, Alfieri, Foscolo). Molto stimato dal quartiere, lo si vede felice insieme alla neosposa in democratiche Conad e Oviesse. In caso di ascesa al Colle, in molti avrebbero già pronto il pezzo: dal presidente monticiano (Napolitano) al normcore esquilino (altri preferirebbero esprimersi sulla consorte esuberante, che riporterebbe antichi fasti alla Vittoria Leone). Pare che la Lega punti seriamente su di lui. Noi ci speriamo comunque, per far salire le quotazioni del quartiere.

Giancarlo Caselli

Per una riconciliazione nazionale con i terrorismi, le trattative, i pool, le mani pulite, i maxiprocessi, i no tav. Già in pole position nelle Quirinarie 2013 dei Cinquestelle: con 1761 voti su 28.518, tra Romano Prodi e Dario Fo.

Edwige Fenech

Per una riconciliazione nazionale col corpo delle donne. Nata in Algeria da padre maltese e mamma di Ragusa, attrice in pellicole ormai iconiche in cui ha interpretato il variegato mondo delle professioni femminili (la Pretora, l’Insegnante, la Poliziotta, la Soldatessa, la Dottoressa) le cui istanze potrebbe ben rappresentare al Quirinale. A Claudio Sabelli Fioretti che le chiedeva se le desse fastidio rivedere i suoi film: «Sta scherzando? Mi hanno pagato per farli».

 

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