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Quello delle foto grandi

Come Alan Taylor ha rivoluzionato in pochi anni il rapporto tra siti web e fotografia di qualità

Foto, tante foto. E grandi, per sfruttare a pieno lo schermo dei computer (e dei tablet), riempiendone ogni pixel di colore. La corsa alla fotografia di impatto e di dimensioni ampie è cominciata qualche anno fa ma oggi possiamo vederne i semi germogliare in quasi ogni sito d’informazione di livello.

Ha cominciato il Boston Globe con la rubrica “The Big Picture”, una carrellata di immagini a schermo pieno, un modo alternativo di raccontare la realtà, lasciando alle parole lo spazio di una didascalia e alla potenza dell’arte fotografica tutto lo spazio che un display è in grado di offrire. Da allora, la qualità dell’informazione passa anche per la qualità fotografica, non più snobbata e costretta a un ruolo secondario, buono solo a “spezzare” l’andamento del testo.

Se ci si pensa l’idea di base di questa nuova tendenza è bizzarra: in un tempo in cui i giornali online scoprivano le fotogallery come miniera d’oro di click utili per ingrassare in numeri dei contatti del sito per stupire gli inserzionisti e la concorrenza, la scia cominciata dal Globe è diretta testardamente in senso opposto: le foto sono presentate una dopo l’altra, in un’unica schermata (addio gallery) che va scorsa orizzontalmente così come le foto di cui è fatta. La magia è tutta lì: foto estese da “visitare” scrollando con il mouse, dall’alto verso e il basso, come un sipario che si apre lentamente e concede gradualmente alla vista lo spettacolo del palco.

Il successo di pubblico e critica di “Big Picture”, inaugurata nel maggio del 2008, ha aperto la strada ai “numerosi tentativi di imitazione” che sono però riusciti a non deteriorare il genere. Tutt’altro: hanno finito per arricchirlo. Così sono nati “In Focus” dell’Atlantic.com, nato pochi mesi fa e curato da Alan Taylor, l’”inventore” della sezione del Boston Globe. Il nuovo prodotto, a differenza del precedente, ha cadenza quotidiana e non trisettimanale ma conserva il “Big Picture” touch in tutte le sue componenti, che poi sono sempre le stesse: poche parole, solo foto in grado di spiegare qualcosa da sé. Foto parlanti. Regola aurea: le immagini devono essere grandi «almeno il doppio di quelle pubblicate dagli altri giornali» nei contesti classici. Temi preferiti: guerra, ritratti, bianco e nero, fenomeni sociali. Anche gli animaletti vanno alla grande, ovviamente, ma in queste occasioni non scadono nel cliché del “gattino con la zampina alzata” che fa tanto tenerezza – sorta di moltiplicatore di pani, pesci e like in uso in ben altri siti internet – ma conservano la natura da reportage. Foto belle ma non fine a se stesse: foto che si siedono e ti raccontano una storia.

Si potrebbe pensare che tale scossa di vita per la fotografia nel web sia arrivata da un addetto ai lavori. Non proprio: Alan Taylor è un programmatore informatico cresciuto a pane e riviste come Life e National Geographic. Il suo apporto è stato tecnico: spaccare il template classico dei siti per fare spazio a immagini che altrimenti patirebbero in formati 450 per 300 pixel; lavorare le foto a Photoshop per dar loro continuità. E il gioco è fatto, come ha spiegato lui stesso. La rivoluzione partita da Boston si è allargata in pochi anni a macchia d’olio. Il New York Times raggruppa le sue straordinarie fotografie nel blog “Lens”, che però conserva il funzionamento della gallery, per quanto di altissima qualità. Il sito della National Public Radio ha creato “The Picture Show”, il cui nome spiega già tutto. Il Time ha invece aperto la sezione “LightBox“. Persino il Daily Beast ha recentemente modificato la sua homepage ospitando un’area fotografica. In pieno stile Tina Brown il sito unisce sacro e profano, reportage mozzafiato a sfilate di starlette. Nonostante questo è impossibile non notare lo zampino di Taylor nell’iniziativa del Beast.

E l’Italia? Il Belpaese è ancora molto indaffarato con il famigerato “boxino morboso”, termine inventato nel 2006 da Giovanni Tromboni per indicare quella sfilza di notizie leggere che vanno dal panda che sbadiglia all’upskirt della modella, che si possono trovare sulla colonna laterale destra dei maggiori quotidani online italiani. Un esempio illuminante: qualche tempo fa Repubblica.it ha dedicato una breve gallery a un fatto di cronaca che racchiude bene le peculiarità del morbid box: il consumo di caramelle alle liquirizia dell’ex premier Silvio Berlusconi. (Va da sé che in questi casi le foto non sono né suggestive né di ampio formato: la qualità non serve, se c’è la morbosità.) Eppure anche nella penisola qualcosa si muove: Il Post, sito di news diretto da Luca Sofri, offre quotidianamente gallerie fotografiche grandi e a-tutta-pagina in due sezioni diverse: “Foto del giorno”, legata all’attualità e “Archivio”, con foto in bianco e nero e vintage.

Alan Taylor l’ha fatta grossa e con un piccolo esperimento pensato inizialmente per un blog del Boston Globe ha rappresentato la famigerata farfalla che sbatte le ali ecc. ecc. L’effetto a catena ha fatto il resto e oggi possiamo dire che i giornali online sono parzialmente cambiati grazie a “The Big Picture”. Niente male per uno smanettone incapace di fare foto: «Quando ero al college – ha raccontato – mi iscrissi a un corso di “Visual Communications” ma (…) non riuscivo mai a far fare alla macchina quello che volevo. Tutte le foto sembravano scatti di una persona di passaggio, o peggio». E così Taylor si è fatto da parte e, appeso l’obiettivo al chiodo, ha fatto quello che sapeva di poter fare: programmare un sito per dare spazio alle immagini di quelli bravi.

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