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Quanti buddy, quanti cop. Quanti buddy cop movie

La nuova serie Almost Human mette insieme un poliziotto umano e uno androide, rispolverando un grande genere (in cui c'entra anche un dinosauro).

Mentre siamo tutti in fase post depressiva per la fine di Breaking Bad, quest’anno sia la televisione americana sia quella inglese ci hanno regalato ben poche soddisfazioni per quanto riguarda le serie tv. Certo, magari qualcuno scavando nei meandri di una produzione ormai talmente ampia da essere quasi dispersiva ha scoperto una nuova serie “carina”, ma stento a credere che in questa stagione sia nato uno show di quelle destinati a resistere al tempo o di imprimersi nell’immaginario collettivo. Prodotti televisivi realizzati con estrema cura e con un largo dispendio di mezzi, che riescono magari a portare sul piccolo schermo grandi stelle del Cinema, ma che poi lasciano a desiderare dal punto di vista narrativo. Il problema, il più delle volte, è uno stanco appoggiarsi a dei cliché a cui siamo talmente abituati da trovarli privi di interesse. Prendiamo ad esempio l’ultima fatica di casa Fox, Almost Human.

Almost Human non è male: è divertente e lo si può tranquillamente vedere nei ritagli di tempo. Ha l’unico problema di essere incredibilmente prevedibile. Ma forse è perché noi con i buddy cop movie ci siamo cresciuti

La confezione è assolutamente di prim’ordine: ambientazione futuristica (siamo a Los Angeles nel 2048), effetti speciali digitali ben integrati con il resto, produzione firmata dal solito J. J. Abrams in coppia con Bryan Burk – ovvero la Bad Robot al completo – e un cast composto da grandi nomi come il roccioso protagonista Karl Urban in coppia con il tenero Michael Ealy, una ritrovata Lili Taylor, il bizzarro Mackenzie Crook e la bella Minka Kelly. Ma di cosa parla Almost Human? Si tratta di un poliziesco ambientato nel futuro, che strizza l’occhio a prodotti molto canonici come NYPD Blue – in italiano semplicemente NYPD: New York Police Department – con l’aggiunta di un grande classico: il buddy cop movie. Ne abbiamo già parlato quest’anno in occasione del film The Heat: Corpi da Reato, commedia al femminile – risposta rosa al precedente The Other Guys – Poliziotti di Riserva con Will Ferrell e Mark Wahlberg del 2010 – che metteva in scena la difficile collaborazione e amicizia tra due poliziotte antitetiche: l’irruenta e sboccata Melissa McCarthy, la precisa e rigida Sandra Bullock. In Almost Human il confronto/scontro destinato a dare il via a un’amicizia eterna e ad un proficuo rapporto di lavoro è tra un poliziotto umano, duro, vecchio stile, reso cattivo da un passato pieno di tragedie e un androide. Un robot, un involucro fatto di meccanismi e circuiti, un corpo freddo e infallibile. Ma c’è un ma. Parliamo di un androide di vecchia generazione, non quelli che nell’oggi del 2048 sono obbligatori per tutti gli sbirri di Los Angeles. Si tratta del modello precedente, quello che è stato ritirato dal mercato perché troppo emotivo, troppo simile all’uomo. E allora già si sa: entro la fine del pilota i due, che prima non si potevano vedere, sono già pronti a sacrificarsi l’uno per l’altro. Perché tra i poliziotti è così: si diventa quasi fratelli. Almost Human non è male: è divertente e lo si può tranquillamente vedere nei ritagli di tempo. Ha l’unico problema di essere incredibilmente prevedibile. Ma forse è perché noi con i buddy cop movie ci siamo cresciuti.

Alien Nation arrivava a solo un anno di distanza dal primo Arma Letale (il modello per il buddy cop movie moderno, anche se mi piace citare Running Scared dell’anno prima e metaforizzava i problemi legati al razzismo, ai ghetti e alla tossicodipendenza con gli Alieni

A metà della prima puntata di Almost Human m’è tornato in mente un vecchio film del 1988, Alien Nation, diretto da Graham Baker e sceneggiato da Rockne S. O’Bannon. Siamo sempre a Los Angeles in un immediato futuro. Un piccolo flashback ci racconta che qualche anno prima gli alieni sono arrivati sulla Terra. Dopo un iniziale e difficile periodo, i “New Comers” – i Nuovi Arrivati, gli Alieni – vivono tra di noi. Certo, esiste un pesante razzismo nei loro confronti, molti vivono nei ghetti e molti di loro sono dipendenti da una strana droga che li rende molti più aggressivi, ma esiste comunque un’interazione tra le due specie. Il duro poliziotto James Caan vede morire il proprio collega ucciso proprio da una band di New Comers. Poco dopo si trova a indagare sul caso proprio insieme a un Alieno, Sam “George” Francisco, interpretato da Mandy Patinkin, il Saul Berenson di Homeland. I due inizialmente non si possono vedere; soprattutto James Caan è particolarmente ostile nei confronti del suo partner, visto che fa parte della “razza” che ha ucciso il suo vecchio collega, ma dopo un paio di operazione e una virile sbronza insieme, i due diventeranno amici per la pelle. Alien Nation arrivava a solo un anno di distanza dal primo Arma Letale (il modello per il buddy cop movie moderno, anche se mi piace citare Running Scared – Una Perfetta Coppia di Svitati dell’anno prima, con Billy Cristal e Gregory Hines) e metaforizzava i problemi legati al razzismo, ai ghetti e alla tossicodipendenza con gli Alieni. Il risultato è ancora oggi piuttosto divertente e da questo film partì poi una piccola serie di cinque film per la televisione, senza il budget dell’originale ma comunque piacevoli. Sempre nel 1988 esce un altro film che mette in scena una strana accoppiata di sbirri. Si tratta di Dead Heat – Sbirri Oltre la Vita, diretto da Mark Goldblatt e scritto da Terry Black. In questo caso la coppia di poliziotti, interpretati da Treat Williams e da Joe Piscopo, è quanto di più assurdo si possa immaginare. La solita Los Angeles viene messa ferro e fuoco da una serie di malviventi che si rivelano essere ex cadaveri riportati in vita da uno strano macchinario, dietro al quale scopriremo esserci poi addirittura Vincent Price. I due poliziotti indagano e uno dei due fa una brutta fine; l’altro non perde tempo e lo riporta in vita dando vita alla prima coppia di poliziotti tra la vita e la morte. Il film è un divertente pasticcio piuttosto fantasioso, violento e divertente nella sua ingenuità ma che soprattutto fa da ponte a una pellicola da poco uscita nelle nostre sale.

Nel 1995 e a rischiare (e giocarsi) la carriera è la povera Whoopi Goldberg che finisce in un filmaccio che mette insieme una poliziotta dalla battuta dura e dalla facile come la Wholberg e un tirannosauro parlante e tenerone, T-Rex: Il Mio Amico Dino

Il 12 settembre di quest’anno è uscito nelle nostre sale cinematografiche R.I.P.D. – Poliziotti dall’Aldilà, diretto da Robert Schwentke e scritto da Phil Hay e Matt Manfredi, partendo da una graphic novel di Peter M. Lenkov edita dalla Dark Horse Comics. L’acronimo del titolo sta per Rest in Peace Department, che possiamo tradurre come il Dipartimento di Polizia dei Deceduti, ovvero dei poliziotti morti che vanno alla caccia di anime che stanno per passare dal mondo terreno all’Aldilà. In questo caso si riprende un vecchio standard del buddy cop movie, ovvero l’unione tra il veterano e il novellino, come per esempio La Recluta del 1990, che vedeva insieme l’esperto Clint Eastwood e un giovane Charlie Sheen. In questo caso la strana coppia è formata da un Jeff Bridges mai così gigione e morto da tempo, e da un Ryan Reynolds mai così statico e cadavere di fresco. R.I.P.D. – Poliziotti dall’Aldilà parte da un buon spunto, che rimane però quello della graphic novel, ma non riesce a svilupparlo decentemente, sprecando una buona occasione. Il pubblico infatti non ha gradito e, a fronte di un budget di ben 130 milioni di dollari, ne ha portati a casa solo 79. Concludiamo citando qualche altro esempio di buddy cop movie particolarmente stravagante. Partiamo da quello che possiamo definire un piccolo sottogenere, ovvero l’unione tra poliziotto e cane.

Nel 1988 escono quasi contemporaneamente Turner & Il Casinaro, che vede come protagonista un povero Tom Hanks in coppia con un Dogue de Bordeaux, e Poliziotto a 4 Zampe con James Belushi e un classico cane lupo. Quest’ultimo film avrà addirittura due seguiti usciti direttamente per il mercato home video. Che è esattamente la condanna che ha pagato il povero Chuck Norris per aver partecipato, totalmente fuori tempo massimo, a Il Cane e Il Poliziotto, pellicola del 1995 diretta dal fratello di Chuck, Aaron Norris. Prima della sua ricomparsa sul grande schermo ne I Mercenari II, questa è stata l’ultima apparizione al cinema del grande Chuck, a cui seguiranno molti anni di film di second’ordine destinati all’intrattenimento casalingo. Ci salutiamo ricordando quello che invece è il film da home video più costoso della storia del cinema, ovvero T-Rex: Il Mio Amico Dino. Siamo sempre nel 1995 e a rischiare (e giocarsi) la carriera è la povera Whoopi Goldberg che finisce in questo filmaccio scritto e diretto da Jonathan R. Betuel che mette insieme una poliziotta dalla battuta dura e dalla facile come la Wholberg e un tirannosauro parlante e tenerone. Il film, come detto, inizialmente pensato per il cinema è stato poi declassato a un uscita straight to video e rimane ad oggi l’unico esempio di buddy cop tra un umano e un dinosauro. Fortunatamente.

 

Immagine: una scena di Almost Human (Fox) e una di T-Rex: Il Mio Amico Dino (1996)

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