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Qualcuno insegni a scrivere a Nabokov

"Lo stroncatore" è il Tumblr che raccoglie dal web recensioni "atipiche" dei classici letterari. Il suo creatore ci racconta cosa ha capito curandolo.

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Il signore degli anelli? «Una noia infinita, prolisso, con trovate da telenovela e vagamente (ma non tanto) “no-global”». Se questo è un uomo? «Troppo scontato». Fahrenheit 451? «1 (sic) stella mi sembra anche troppo». “Lo stroncatore” è un Tumblr che da qualche tempo cataloga giudizi come i precedenti, lasciati nelle sezioni recensioni dei siti web da lettori delusi dalla loro esperienza coi classici più celebri; li posta nudi e crudi, senza commento. E quindi i libri di Vonnegut «sembrano scritti da un matto», Tolstòj è «un fastidioso e presuntuoso professore», Il piacere dannunziano più prosaicamente «carta da culo». Ho scritto al gestore del blog, uno scrittore che alla fine del percorso de “Lo stroncatore” rivelerà il suo nome, per cercare di capire se questa raccolta in perenne aggiornamento ha qualcosa da dirci sulla cultura e su di noi. Ad esempio: siamo sicuri che tutti debbano apprezzare Guerra e pace?

Davide Piacenza: Quando ho iniziato a scriverti, aprendo il tuo Tumblr l’ultimo post era dedicato a un recensore che definisce Infinite Jest, il celebrato capolavoro di Foster Wallace, «un gigantesco ammasso di chiacchiere». Vorrebbe anche rivalersi fisicamente sull’autore, probabilmente ignorando che. Tra le stroncature famose che hai raccolto, anche un salace «uno studente di istituto tecnico scrive meglio» a commento de Le correzioni di Franzen, Il grande Gatsby divenuto «un esile libello», chi rimprovera ad Anna Karenina una presunta «mancanza di un editing adeguato», un sospirato «se fosse stato scritto bene…» indirizzato a Lolita di Nabokov, Gente di Dublino giudicato «un’accozzaglia di parole» e insomma, si potrebbe andare avanti a lungo. Come ti è venuto in mente di passare in rassegna queste opinioni per così dire in controtendenza?

Lo Stroncatore: Ho cominciato “Lo stroncatore” così come avrei cominciato un racconto: principalmente per realizzare un’idea che mi piaceva. Un’idea o se preferisci una visione. Rispetto a un racconto è stato molto strano realizzare un’opera di assemblaggio senza scrivere una sola parola eccetto quelle del titolo e del sottotitolo, ma ho trovato comunque molte affinità. Per esempio mostrare la mia visione agli altri: le recensioni erano lì, molti sapevano che erano lì ma in fondo nessuno prestava loro troppa attenzione. La raccolta invece ha fatto emergere in modo chiaro alcuni problemi legati alla scrittura, alla lettura, a Internet, alla libertà di espressione e così via. Abbiamo – dico “abbiamo” perché mia moglie mi aiuta nella selezione delle recensioni –  scelto recensioni negative di libri molto famosi, ma avremmo potuto inserire anche recensioni negative di libri meno famosi e, idea per noi ancora più stimolante, recensioni positive (di capolavori e no). Certe recensioni positive non sono meno assurde e ridicole di quelle negative; molte persone si mantengono nei confini di una certa rispettabilità quando recensiscono un’opera, è vero, ma si tratta comunque di un contributo superfluo.

«La raccolta ha fatto emergere in modo chiaro alcuni problemi legati alla scrittura, alla lettura, a Internet»

Qualcuno riferisce a Gadda «meglio se facevi l’ingegnere». La tagline del blog, «La critica letteraria ai tempi di Internet», potrebbe sembrare eloquente nel trovare in un certo uso odierno della rete, se non direttamente un problema, perlomeno un mezzo in grado di banalizzare il discorso culturale. Il tuo pensiero è questo?

No, non è questo. Direi invece il contrario: questo uso odierno della rete alimenta il discorso culturale. Noi abbiamo visto una risorsa dove prima avevamo visto un problema. Alcuni si arrabbiano leggendo certe stroncature ma noi invece le troviamo divertenti e, raccolte tutte insieme, lette una dopo l’altra, utili e istruttive, anzi siamo convinti che siano diventate persino belle, troviamo una recensione, la leggiamo ad alta voce, ridiamo e diciamo “bellissima!”. Il brutto ci piace quasi quanto il bello, e a volte troviamo persino un fondo di verità. Ciò che manca a molti stroncatori sono l’equilibrio e la disciplina. Ovviamente non mi riferisco a chi liquida un testo definendolo «carta da culo», ma sono casi rari (di casi rari).

Andrebbe considerato anche l’altro lato della medaglia. Se, da una parte, tutte le recensioni sono unite dallo stesso spesso strato di insipienza, confusione dei piani di lettura e sostanziale ignoranza, dall’altra si apre la questione della costruzione della portata culturale di un’opera. Senza arrivare a citare direttamente Bourdieu e il suo habitus, possiamo dire che forse una certa iconoclastia, in piccole dosi, in realtà ci servirebbe?

Credo di sì, ma la mancanza di rispetto di certe recensioni deriva molto spesso prima di tutto da una mancata comprensione del lavoro dello scrittore. Leggendole mi viene infatti da pensare che certe persone non abbiano idea di quanto sia difficile scrivere una buona pagina. Anzi, scrivere una buona frase. Se l’avessero, sarebbero forse più caute nei loro giudizi. Detto questo, è legittimo criticare tutto, non è per forza obbligatorio apprezzare un autore o una sua opera, così come non è obbligatorio essere dei critici letterari o degli esperti di letteratura, e inoltre è sempre interessante capire perché un lettore non ha amato o ha addirittura abbandonato un testo. È importante però che il lettore dia la sua spiegazione in modo equilibrato e onesto. Per esempio molti si annoiano leggendo un libro e dicono che il libro è noioso, ma in realtà dovrebbero dire “mi sono annoiato” e poi, invece di stroncare il libro, spiegare perché si sono annoiati leggendolo. Trovo questo interessante e legittimo. Invece molti lettori trasferiscono una sensazione soggettiva al testo e pretendono di farla diventare una sua caratteristica oggettiva.

«Il brutto ci piace quasi quanto il bello, e a volte troviamo persino un fondo di verità»

Quale pensi sia, se esiste, il trait d’union che collega gli stroncatori dei messaggi che passi in rassegna? Non è che per caso sono soltanto persone partite con l’idea di farsi piacere ciò per diversi motivi (magari anagrafici, socio-culturali o legati alla formazione) non poteva piacergli?

Ci sono tante possibili spiegazioni. Sono incuriosito dalla rabbia e dalla repulsione che certi stroncatori riescono a provare nei confronti dei libri. Mi dico che quasi sempre deve esserci una connessione tra il libro stroncato e le vicende personali dello stroncatore. Qualcuno lo confessa apertamente: “Non ho amato questo libro perché il protagonista mi ricordava quel tizio”. Questo tipo di mancanza di obiettività è interessante. Altri invece stroncano un libro sulla base di un’aspettativa erronea e di una scarsa attenzione nei suoi confronti, per esempio chi ce l’ha con Lolita perché non abbastanza erotico, La metamorfosi perché non abbastanza realistico o Amleto perché “fortemente teatrale”. Altri ancora sembrano non abituati e non determinati a leggere con impegno e attenzione, non sanno e non vogliono fare fatica quando leggono, e interpretano questa fatica come un difetto dell’opera. Forse se provassero a intendere certe opere come montagne da scalare, capirebbero il senso di sudare e di soffrire pur di arrivare in cima. Certo bisogna essere prima di tutto scalatori, e poi avere gli strumenti giusti.

«Credono di essere loro a gettare un libro nel camino ma è il libro che si fa gettare nel camino dal lettore»

Tornando a due domande fa: come pensi che cambierà il concetto di “classico” nei prossimi anni? Quali sono i “classici” dei giorni nostri? Sarebbe interessante mettere in atto una vera e propria decostruzione di questa categoria, secondo me.

Non so dirti come cambierà, è già difficile darne una definizione. Mi sembra di poter individuare dei futuri classici, oggi, ma forse sto solo individuando dei libri che dovrebbero diventarlo secondo i miei gusti.

Qual è il tuo libro preferito? Se è tra quelli che hai postato, potresti abbozzare una risposta allo stroncatore di turno? Una replica seria, come se in ballo ci fosse l’opinione di un critico della Paris Review.

Meridiano di sangue è senza dubbio uno dei miei libri preferiti. Il recensore dice:

Libro veramente noioso e difficile da finire. L’ho infatti abbandonato a metà, cosa rarissima per me. Era il primo libro di questo autore. Descrizioni troppo lunghe e per parecchie pagine non succede nulla. Sconsiglio l’acquisto e non lasciatevi ingannare dalle recensioni entusiastiche come ho fatto io. Non so bene qual’è il concetto di bel libro per le 5 stelle date da molti utenti. Proverò a leggere “Non è un paese per vecchi” magari riesce a invogliarmi ad arrivare fino all’ultima pagina.

Direi che è vero, è un libro difficile da finire. Lui lo ha abbandonato a metà e io ci sono andato vicino, ma il motivo per cui non l’ho fatto è che riuscivo distintamente a sentirne la bellezza, la poesia, la verità. È un libro che mi ha fatto domandare perché lo stessi leggendo, un libro che mi ha disturbato, affaticato, che ha cercato di respingermi ripetutamente. Direi che a un certo punto ho avuto la netta sensazione che fosse lui a voler abbandonare me, non io lui, e questo vale anche per gli stroncatori, credono di essere loro a gettare un libro nel camino ma è il libro che si fa gettare nel camino dal lettore pur di abbandonarlo.  “Questo lettore è noioso, debole, impreparato: lo lascio”. Non sarebbe male se i libri stroncati potessero stroncare gli stroncatori. Non l’ho abbandonato, comunque, mi sono invece impegnato come se fosse un viaggio e l’ho fatto perché sentivo che alla fine del viaggio sarei stato più ricco, ed è così che è andata, e adesso lo amo, quel libro, ma avrei rischiato di odiarlo. E non sarebbe triste odiare un libro del genere? Non è triste odiare Lolita o La metamorfosi? Ma forse non è odio, è rabbia. Rabbia per aver subito un rifiuto da parte dell’opera.

Sai che cosa mi sorprende di più delle recensioni che leggo, negative e no? Che un attributo positivo per molti lettori è “scorrevole”. Non so che fretta abbiano di scorrere, sinceramente, forse hanno fretta di passare al libro successivo, forse non si vogliono immergere, e molti intendono la scrittura come un “relax” (recensione negativa per Il pendolo di Focault: «Non adatto per il relax»). È una cosa che non posso condividere. Io non leggo per rilassarmi, ma per impegnarmi. Questo mi permette di sentirmi amato da libri bellissimi.

Immagini in evidenza e nel testo via “Lo stroncatore”.
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