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Qualcosa si è rotto

Dopo The Office Stephen Merchant e Ricky Gervais potevano cambiare il mondo. Che è successo? E cosa aspettarsi dal nuovo Hello Ladies?

C’è stato un momento, nell’ultimo decennio, in cui si pensava che Ricky Gervais e Stephen Merchant avrebbero cambiato il mondo. Era il 2007, e la loro seconda serie, Extras, si concludeva come di consueto con uno speciale natalizio.

La coppia inglese era diventata celebre – che dico, celeberrima – per via di un’altra serie tv, una cosina a basso costo prodotta dalla Bbc in cui inizialmente nessuno aveva fiducia. Un mockumentary incentrato sul delirio egotistico di una persona spiacevole, o un ottimo saggio sull’uomo medio in Inghilterra che dir si voglia. Uno show che in seguito è stato venduto in tutto il mondo, ha fatto spuntare franchise ovunque, ha lanciato un nuovo stile di commedia seriale, e ha reso Gervais e Merchant dei multimilionari. «Alt, alt, qui ne state parlando in tal modo da farlo sembrare The Office.» E infatti è The Office.

Dopotuttto Extras ci ha donato un momento come “Robert De Niro che interpreta Robert De Niro e guarda le donnine nude apparire su una penna a sfera”

Extras era stato definito dai suoi creatori «un numero di vaudeville» rispetto all’asciuttezza della serie che li aveva lanciati, ed era il primo esempio in cui si potesse fiutare l’effetto della nuova influenza di Gervais e Merchant: un’intera serie tv basata al 55% (diciamo 65%) sulla presenza di star televisive e cinematografiche pronte a prendersi gioco di sé.

Ovvio, i protagonisti erano le comparse che danno il titolo alla serie, e l’intenzione originaria dei due autori era quella di pagare delle celebrità per farle apparire sullo sfondo senza che dicessero nulla. Ma l’interazione con i vari Patrick Stewart, Samuel L. Jackson, Kate Winslet e Chris Martin sarebbe diventata uno dei valori aggiunti di ogni episodio: parliamoci chiaro, Extras ci ha donato un momento come “Robert De Niro che interpreta Robert De Niro e guarda le donnine nude apparire su una penna a sfera”.

In seguito, Merchant e Gervais decidono di prendersi una pausa dalle serie tv (il che non significa che non lavoreranno insieme, oltre a interpretare sé stessi sporadicamente). Gervais si sposta negli Stati Uniti, diventa il protagonista di una serie di commedie, dimagrisce, presenta i Golden Globes più controversi della storia recente (della storia in generale?), sguazza nelle royalties di The Office. Diventa una di quelle celebrità che poco tempo prima erano comparse su Extras.

Merchant, che non era mai stato propriamente l’elemento esplosivo del duo (su questo punto, però, torniamo dopo) se ne rimane in patria, conduce per due anni un eccellente show radiofonico su 6 Music, è uno dei due doppiatori principali in Portal 2, il gioco della Valve, e compare in una serie di film in cui interpreta la spalla eccentrica con l’accento di Bristol (Libera uscita), la spalla scurrile con l’accento di Bristol (I Give It a Year) e l’agente di sorveglianza di The Rock ne L’acchiappadenti.
Insomma, se è vero che la carriera cinematografica di Merchant non è esattamente esemplare, non lo è nemmeno quella di Gervais, e se non altro, al contrario di Gervais (ormai volto più che noto), la presenza di Merchant nei film è una sorta di Easter Egg, una specie di gemma nascosta tra i buchi della sceneggiatura del film, destinata a coloro che sapranno riconoscerla. (In effetti, benché Gervais avesse un ruolo predominante in Extras e, soprattutto, in The Office, Stephen Merchant è comunque alto due metri e un centimetro e non riesce a stare seduto nei mezzi pubblici. In pratica, individuarlo è piuttosto semplice.)

 

Nel mezzo di tutto questo è successo qualcosa, e la macchina ha smesso di funzionare.

 

Nel 2010 Gervais e Merchant scrivono e dirigono un lungometraggio, L’ordine naturale dei sogni, un film tiepido con delle ottime ma, ahimè, sporadicissime intuizioni comiche.

L’idea di base, comunque, non era quella di realizzare una commedia bensì un ritratto dolceamaro di un luogo e di un’epoca (gli anni ’70 nella provincia inglese). Forse si tratta di una delle rare occasioni in cui il titolo italiano rende meglio le tinte del film rispetto al meno prolisso titolo inglese (Cemetery Junction). Se queste erano le intenzioni, pur senza troppi colpi di genio, i due riescono egregiamente nell’impresa.

Poi si ritrovano nuovamente ai tavoli della Bbc per sviluppare insieme a Warwick Davis una nuova serie tv, Life’s too short, che fallisce nel riprendere le stesse metodologie di The Office (un mockumentary su una persona spiacevole! Stavolta affetta da nanismo!) e di Extras (stelle del cinema! Johnny Depp!) in cui ogni mossa è un pretesto fine a se stesso per non far smuovere la storia di un solo passo.

Io l’ho visto, Hello Ladies e ho desiderato che gli dèi mi fulminassero per tutte le volte che avevo sostenuto nelle discussioni che era Merchant l’unico a saper dare struttura narrativa e forma comica a Gervais

Poi Gervais e Merchant si separano di nuovo, almeno momentaneamente. Gervais va a realizzare la sua prima serie tv senza Merchant, Derek (che, nonostante sia stato detto il contrario, è una tortura cinese), Merchant recita nei film sopracitati, poi in alcuni altri film (costringe Halle Berry a intingere una tetta nel guacamole in un segmento di Comic Movie). Nelle pause, si accinge a riprendere una pratica che aveva abbandonato a metà degli anni ’90, la stand-up comedy.

E ora giungiamo a noi.

Questo mese Hbo trasmetterà il primo episodio di Hello Ladies, una nuova serie tv scritta da Merchant, Lee Eisenberg e Gene Stupnitsky (entrambi sceneggiatori di Bad Teacher – Una cattiva maestra e di una manciata di episodi del The Office statunitense). È ispirata all’omonimo spettacolo di Stephen Merchant debuttato nel 2011.

Una cosa per volta.

Io l’ho visto, lo spettacolo di stand-up di Stephen Merchant. L’ho visto, e ho desiderato ferocemente che gli dèi mi fulminassero per tutte le volte che avevo sostenuto nelle discussioni che, sì, magari Ricky Gervais caricava le serie tv di tutta l’aggressività e il vetriolo necessari, ma che era Merchant l’unico vero moderatore a saper dare una struttura narrativa e una forma comica all’invettiva tipica della routine stand-up di Gervais.

Parliamoci chiaro: Merchant probabilmente è stato responsabile di ciò che ho appena elencato. Poi però è successo qualcosa di grave. Qualcosa di quasi illegale: Stephen Merchant ha obnubilato il raziocinio dei critici, perché Hello Ladies ha ricevuto perlopiù critiche lodevoli e una sequela di «continua così!».

Il problema grave è che il monologo Hello Ladies non fa ridere. Stephen Merchant, lo si ripeteva prima, ha i suoi meriti, ma non ha il physique du rôle di Gervais, o quella che più frequentemente è stata definita la sua ‘faccia come il culo’, perciò decide di presentarsi sul palco nei panni del suo alter ego smargiasso in cerca di moglie e, in quest’ordine, snocciola una serie di battute su 1) quanto Gervais sia più famoso di lui 2) quanto la sua altezza (la definisce «current Steve height») sia uno svantaggio 3) quanto i problemi matematici delle elementari siano inapplicabili nella realtà 4) quanto le abbreviazioni via sms (in particolare “soz” per “sorry”) siano inefficaci e tutto sommato evitabili 5) quanto le donne siano pigre nella sfera sessuale e quanto si possano raggirare facilmente, tanto poi vogliono che voi paghiate il conto al ristorante.

Hello Ladies, la serie tv, è incentrata sulle disavventure amorose di un inglese a Los Angeles. È possibile che, applicando la formula e la sua persona al formato televisivo, Stephen Merchant si sia sentito più a suo agio e abbia deciso di sfoltire il repertorio di una serie di battute nate già antiche, e si sia dedicato a quello che un tempo sapeva fare meglio – dare una forma comica alle cose.
Stephen Merchant, Ricky Gervais, eravate lì lì dal cambiare il mondo irreversibilmente. Che cosa si è rotto?
Hello Ladies andrà in onda il 29 settembre su Hbo. Non è al momento previsto un debutto in Italia.

 

Immagine: Stephen Merchant e Ricky Gervais nel 2010 (Frederick M. Brown / Getty Images)

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