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Putin fan club

Com'è che Vladimir Putin, da ex agente del Kgb, è diventato un'icona di destra? Il Presidente russo ha molti fan in Italia e persino negli Usa.

Come sono cambiati i tempi dalla guerra fredda. Sessantasei anni dopo la «cortina di ferro» introdotta in un discorso da Winston Churchill, sessantaquattro dopo il blocco di Berlino, cinquantotto dopo il patto di Varsavia e cinquantuno dopo la crisi dei missili a Cuba, un presidente russo può vantare nientemeno che un fan club americano: i suoi ammiratori non sono post-comunisti nostalgici del’Urss, bensì amanti della caccia ed altri passatempi virili nell’orbita culturale della destra più radicale. Una costellazione socio-politica che ha trovato in Vladimir Putin uno dei suoi punti di riferimento principali.

Putin, pietra angolare dell’establishment supremo russo dal 2000, negli Stati Uniti (e non solo, per la verità) gode di una vasta schiera di seguaci, che vedono nelle sue policy autoritarie e nelle sue dichiarazioni autarchiche il viatico per sconfiggere i mali della modernità. The Atlantic racconta la storia di Gayne C. Young, un giornalista e blogger di Outdoor Life – decano dei magazine d’avventura a stelle e strisce – che due anni fa riuscì a ottenere un’intervista col Presidente russo dopo averlo ammirato e seguito a lungo. Usando le parole dello stesso Young, si era preso una «man crush» (una cotta, diremmo, tra maschi eterosessuali) per Putin.

«Anche se Clinton spara alle anatre, tu non lo vedi. Se Rick Perry dice che gli piace andare a caccia, non lo vedi. Dicono che è così, ma non ne danno dimostrazione. Qui c’è un tizio che va a pesca senza pensarci su».

Il motivo è presto detto: scrivendo di caccia, pesca e sport a contatto con la natura, il blogger non poteva rimanere indifferente al fascino di alcune delle immagini rimaste più celebri della propaganda del Cremlino (di cui avevamo già fatto un sommario qui): Putin che spara un tranquillante a una tigre, Putin che pesca le balene, Putin che spegne gli incendi con un canadair, Putin che sfida a braccio di ferro e tanti altri esempi approfonditamente documentati del machismo poco sovietico del leader. «Anche se Clinton spara alle anatre, tu non lo vedi. Se Rick Perry dice che gli piace andare a caccia, non lo vedi. Dicono che è così, ma non ne danno dimostrazione. Qui c’è un tizio che va a pesca senza pensarci su. È come se ti dicesse “Non ti piace? Amen”. E poi continua a farlo», spiega Young in maniera congrua. A maggio del 2011, contattando il consolato russo, riuscì anche a farsi rispondere ad alcune domande (alcune non proprio scomode: «Sei l’uomo più figo della politica?») dal Presidente in persona, che nel suo scritto colse l’occasione per passare in rassegna argomenti come la salvaguardia delle tigri, i suoi libri di Hemingway preferiti e il politically correct.

Come si nota dai commenti entusiasti all’intervista, reperibile online, il culto della mascolinità ancestrale propugnata dal capo di Stato russo si andava diffondendo a macchia d’olio: in altre parole, era ufficialmente nata la putinfilia. «Visti i dati demografici dei lettori, la maggior parte di loro sono Repubblicani irriducibili», commenta Young. Da qualche mese esiste anche una pagina Facebook, Americans for Putin, che si propone di  «riunire gli americani che ammirano molte delle politiche e lo stile di leadership del Presidente russo Vladimir Vladimirovich Putin». Il gruppo ha anche una piattaforma programmatica di otto punti che richiama al valore di una «cultura nazionale americana unificata» e vuole una «presa di posizione forte contro l’imperialismo israeliano». Quando pochi mesi fa l’ex funzionario sovietico pescò un luccio (apparentemente il più grande mai catturato), il forum conservatore Free Republic traboccava di commenti entusiasti: «Meglio del nostro Presidente metrosexual», chiosò caustico uno dei suoi utenti.

Ma Putin non ha soltanto sfondato la cortina di ferro: è anche riuscito nell’impresa non risibile di passare dai palazzi del KGB alle lodi dell’estrema destra, a iniziare da quella italiana, che lo ammira da tempi non sospetti. La pagina Vladimir Putin Italian Fan Club, sempre su Facebook, nel momento in cui scrivo ha 9.164 fan, più di dieci volte quelli della sua omologa americana, e commenti molto in linea con quello di Free Republic appena citato: in appendice a una foto che ritrae il Presidente russo a torso nudo, nell’atto di gonfiare il bicipite, Mariano commenta sardonico: «Uguale a Letta».

In appendice a una foto che ritrae il Presidente russo a torso nudo, nell’atto di gonfiare il bicipite, Mariano commenta sardonico: «Uguale a Letta».

Nel gruppo italiano convivono diverse anime, anche se alcune la fanno da padrone: ci sono quelli che avversano il «Satana americano» (cit. Luca), i critici della globalizzazione, gli oppositori del «regime frocista» (Francesco Paolo dixit) e del «mondo frocio» (Paul) che – a loro dire – trama nell’ombra per ottenere privilegi e poteri, i nemici del multiculturalismo e quelli del mondialismo, oltre ai berlusconiani più ortodossi. E poi ci sono gli admin, i responsabili del braccio digitale della fandom di Putin. Ultimamente animati da fervori per la questione siriana e le reazioni internazionali alle leggi “anti-gay” russe, i gestori della pagina attingono a piene mani a siti dichiaratamente orbitanti attorno all’asse forzanuovista del pugno duro con gli immigrati, al complottismo e alle tendenze euroscettiche («Andiamocene da questa Europa del cazzo e facciamoci amica la Russia», chiosa sul merito Gia) come imolaoggi.it e voxnews.info, prendono per buone notizie redatte in maniera non esattamente imparziale e generano decine di fotomontaggi: c’è quello in cui Batman-Putin schiaffeggia Robin-Obama, quello della pagina amica in cui Putin minaccia Angela Merkel chiamandola «CULONA» e quello – molto riuscito, a guardare il numero di like – in cui Obama guarda in un binocolo e vede il solito Vladimir intento a mostrargli il medio.

Grandi protagonisti della pagina – oltre, ovviamente, al santificato VVP – sono il ministro per l’Integrazione e le Pari opportunità Cécile Kyenge, gli sbarchi dei clandestini (regolarmente corredati da commenti xenofobi), i  cosiddetti «banchieri sionisti mondialisti» e l’antiamericanismo che vede in Barack Obama la sua vittima sacrificale designata. Spesso i post – ci sono sempre quello di metà mattinata e quello che augura la buonanotte, con un Putin sul ring o in divisa da arti marziali – vengono firmati con «o/» – il simbolo del braccio teso. Del resto dice tutto il commento di Angelo alla gallery fotografica «Putin prova i nuovi Kalashnikov»: un onesto e speranzoso «Putin, per pietà, invadi l’Italia».

 

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