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La bruttezza di Prism

Il caso Nsa era nascosto dietro a un logo da incubo e abominevoli slide Powerpoint da anni '90: la fine dell'estetica dello spionaggio.

La mia opinione sul caso Nsa e Prism è: Bello ma si poteva fare di più.

Non nel senso di una migliore copertura della popolazione osservata, sia ben chiaro – sembra che il tutto sia fatto a regola d’arte -, quanto per il suo aspetto. Da quando Glenn Greenwald ha regalato al Guardian lo scoop dell’anno, la scorsa settimana, tre cose sono state immediatamente chiare: 1) l’immagine di Obama come quella del presidente bello, buono, di cui è impossibile e sbagliato avere paura ha preso una batosta dalla quale potrebbe non riprendersi, specie in campo liberal; 2) forse essere osservati è la cifra della nostra civiltà; 3) la Nsa ha bisogno di un buon grafico.

Tralasciando le prime due questioni – quelle importanti – sulle quali potrete leggere molto altro altrove, concentriamoci sul terzo punto, ché lo stile, si sa, fa l’uomo, ma anche l’ente, l’istituzione, il nostro piccolo Grande Fratello nel nome della sicurezza. E che ci dice lo stile riguardo l’operazione di data mining chiamata Prism con la quale la National Security Agency statunitense controlla le informazioni riguardanti utenti telefonici e internet col bene placido dei giganti del web (da Facebook a Microsoft passando per Amazon)? Ci dice che il nostro destino è così beffardo da consegnarci nelle mani di un “controllo totale” che non ha nemmeno coscienza della sua posizione, del suo peso e delle aspettative di noi pubblico, di noi “vittime” abituati a fantasie distopiche curate nel dettaglio, che ora ci troviamo delusi, sconfitti in tutti i fronti. 1984, per esempio, si basava su attori epici come la psicopolizia e i teleschermi, o i volti enormi stampati sulle enormi facciate dei palazzi sotto lo slogan breve e brutale: “Il Grande Fratello Vi Guarda” – slogan di cui ci immaginiamo tutto: la font austera e ben curata, la grafica fredda e svizzera. L’ordine.

E invece ecco cosa ci tocca, a noi:

Queste macchie sfocate, questa sottospecie di parodia della cover di Dark Side of the Moon rifatta dal grafico degli Asia, nascondono il logo del famigerato Prism di cui abbiamo conosciuto l’esistenza tramite la soffiata dell’ex consulente della Nsa trasformato in “delatore”, Edward Snowden, ora rifugiatosi a Hong Kong. Negli ultimi giorni sono state pubblicate alcune diapositive provenienti da un documento in Powerpoint interno all’Agenzia americana, diapositive che sollevano molti interrogativi sul fronte del trattamento dei nostri dati personali ma, più frivolamente, gridano anche vendetta, vendetta grafica.

 

Il nostro immaginario di documento top secret era un pullulare di microfilm, chip sottocutanei e «questo filmato si autodistruggerà entro 10 secondi»; e invece, ecco il Grande Orecchio, Prism, utilizzare un immaginario da piccola amministrazione fatto di grafici, la Buffettizzazione dei segreti nazionali, “la presentazione da finire entro domani” che invade anche i Poteri Forti, incontenibile e banale.

Ma torniamo al logo incriminato: appena reso pubblico dai media internazionali, Max Read, blogger di Gawker, ha deciso di utilizzarlo a scopo di lucro – e di trolling. «Come tutti gli americani,» ha spiegato, «sono un un tipo imprenditoriale, un creatore di piccoli business, quindi appena ho saputo che la Nsa stava archiviando enormi quantità di dati da quasi tutte le compagnie tecnologiche del pianeta, il mio primo pensiero è stato: come posso guadagnarci?» Utilizzando Zazzle.com, ovviamente, il sito che permette di produrre e mettere in vendita vestiti e accessori personalizzati: tra i prodotti scelti da Read, una t-shirt, una tazza da tè, una custodia per iPhone e una felpa con cappuccio, tutti contrassegnati dal temibile logo di Prism. Un vero e proprio emporio online, un piccolo sogno di rivalsa personale nei confronti del Gigante che può invadere la nostra privacy ma non può fare a meno di subire la sorte di tutti noi, diventare merce. Il sogno è durato pochissimo: dopo qualche ora Read ha ricevuto una mail da Zazzle in cui si annunciava la chiusura del negozio e la cancellazione dei prodotti creati: «(…) il design [degli oggetti creati da Max Read, Nda] contiene un’immagine o un testo che potrebbero infrangere dei diritti intellettuali. Siamo stati contattati dai proprietari dei diritti e procederemo a rimuovere il vostro prodotto (…)», si legge nella mail, che allega anche un link in cui si può vedere l’immagine della discordia: questa.

Ovvero: il prisma pixellato che tutto vede e tutto sente (ma non può permettersi un grafico).

Colpito nell’orgoglio e gabbato nel cuore, il giornalista ha tentato di capire chi fosse il vero proprietario dell’immagine, incappando in una risposta inaspettata: l’autore del famigerato volume sarebbe Adam Hart-Davis, «secondo cugino di David Cameron e parente alla lontana della Regina», che tempo fa l’aveva resa disponibile online . L’immagine – consultabile qui (di seguito l’originale confrontata con il logo di Prism) – è corredata dalla scritta «© Adam Hart-Davis» e fa parte di una collezione multimediale il cui scopo, si legge, «è di servire in parte come risorsa per studenti e insegnanti».

Perché una risorsa scolastica e di ricerca, il cui autore è peraltro esplicitato, è finita per diventare il logo di un’organizzazione segreta che da anni colleziona i nostri dati? Si tratta forse di un’ambiziosa citazione-autodenuncia – la scelta del raggio di luce riflesso è un voluto richiamo al capolavoro dei Pink Floyd per segnalare il lato oscuro del mondo odierno?

Sembra una beffa: ai cittadini viene chiesto di sacrificare parte della propria privacy nel nome della sicurezza e del counter-terrorism, ma un poveruomo non può stampare magliette usando un logo free senza ricevere lamentele da parte di un’organizzazione che non ha nulla a che fare con lo stesso. Non è questa l’America che sognavamo! Allora ha ragione Matt Drudge di Drudge Report, che ieri twittava allarmato:

Do you get the feeling God is no longer watching over America?

— MATT DRUDGE (@DRUDGE) 11 giugno 2013

L’abominio grafico della Nsa ha fatto ovviamente il giro del mondo, generando uno scandalo parallelo a quello politico, ad uso e consumo dei nerd del design. A tal proposito Emiland De Cubber, designer specializzato in presentazioni per aziende, ha realizzato la sua modesta proposta per migliorare l’estetica della Nsa: una bella immagine coordinata per Prism, che ha pubblicato su Slideshare.

Dear NSA, let me take care of your slides. from Emiland

Il messaggio è chiaro: se proprio dobbiamo vivere in uno clima orwelliano, almeno facciamolo bene.

P.S. Come nota la National Public Radio, dopo 24 ore dalla diffusione dello scandalo Nsa, le vendite del capolavoro di George Orwell 1984 su Amazon sono aumentate del 6021% scalando la classifica delle vendite fino al 213esimo posto. C’è da sperare che i neo-acquirenti abbiano acquistato l’edizione classica, quella Penguin. Anche per rifarsi un po’ gli occhi dopo tutte quelle slide Powerpoint.

 

 

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