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Portikus

Una serie di video in mostra a Milano ripercorre la storia di una delle più grandi istituzioni dell'arte contemporanea europea: il Portikus di Francoforte.

“Portikus under construction” è un progetto che parla di arte contemporanea attraverso le riprese di 132 mostre prodotte in una delle più importanti istituzioni europee d’arte contemporanea, il Portikus di Francoforte sul Meno. Fondato nel 1987 da Kaspar Konig e associato alla Städelschule, un’accademia in cui il corso di video arte è diretto da Douglas Gordon e quello di scultura da Tobias Rehberger, Portikus è uno dei più iconici centri di sperimentazione della pratica artistica e ha ospitato nelle sue stanze un mostro sacro dell’arte concettuale americana come John Baldessari, l’irriverente provocatore Maurizio Cattelan e molti altri artisti, da Francis Alys al vincitore del Turner Prize Mark Leckey, da Wolfgang Tillmans (articolo nel numero 11 di Studio in edicola ndr) a Paul Chan.

Tutti hanno trovato nelle sue sale intonse, archetipo del whitecube, uno spazio del quale appropriarsi per sovvertire i codici espositivi in voga nei musei internazionali e inventare inediti modi di rapportarsi al pubblico. E ogni volta accanto a loro c’era la regista polacca Helke Bayrle con la sua videocamera che, silenziosamente, registrava tutte le azioni che nella settimana precedente all’inaugurazione della mostra si succedevano nello spazio: l’arrivo delle casse con le opere, le prove di allestimento, le riunioni dell’artista con i suoi collaboratori e la produzione di nuove opere on site.

È stato Hans Ulrich Obrist a scoprire e a riconoscere per primo il valore inestimabile dei suoi film alcuni anni fa, e oggi fino al 20 dicembre è possibile vederli nella sede di Peep Hole a Milano, dove è stata organizzata una videoteca temporanea con la collaborazione del curatore Francesco Garutti. Per l’inaugurazione del progetto Helke Bayrle è venuta in città per parlare del suo sistematico lavoro documentario con il marito Thomas Bayrle, docente alla Städelschule e ideatore di un visionario vocabolario di immagini impastate con ironia e ripetizione – le super-forms  – che gli ha valso il riconoscimento di pioniere del movimento Pop tedesco; soprattutto, anche lui protagonista di una mostra al Portikus documentata dalla moglie.

Mentre scorrevano le immagini di un atipico brainstorming tra Guillermo Faivovich & Nicolás Goldberg, uno dei due seduto nel centro della sala ancora disallestita e l’altro su un monopattino che gli girava intorno, Helke Bayrle spiegava come tutto fosse cominciato da un atto di curiosità. “Era il 1993 e la città di Franforte spendeva cifre astronomiche per assicurarsi un posto nella mappa dell’arte: c’erano piani per la costruzione di musei di rilievo internazionale e si chiamavano architetti famosi per realizzarli” ha ricordato. “E poi c’era il Portikus, una macchina espositiva che ridefiniva la sua identità e i suoi spazi a ogni mostra con un budget che era appena il 5% delle cifre spese per gli altri musei e con il prezioso supporto degli studenti che frequentavano la Städelschule, artisti tra gli artisti”.

Con il suo breve excursus storico Helke ha rivelato come, proprio in virtù della sua scarsa rilevanza negli ambiziosi piani comunali, il Portikus sia riuscito a mantenere la sua anarchica indole creativa. Quella che lei ha voluto registrare spontaneamente con la sua macchina da presa, avvicinandosi agli artisti nei momenti di maggiore intensità produttiva per poi scomparire in quegli inevitabili attimi di tensione in cui il progetto espositivo si stava per sfaldare, per poi ridefinirsi a pochi minuti dall’inaugurazione. Per questo tutti i girati inclusi in questo archivio non sono solo una fondamentale fonte di documentazione della storia di un’istituzione, ma anche degli intimi ritratti di alcuni dei più interessanti artisti contemporanei e, insieme, costituiscono uno spaccato di cosa significa fare arte nel XXI secolo.

 

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