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Intanto in Francia

Cos'è successo a destra e a sinistra nella République, che si prepara a un voto, l'anno prossimo, importante per tutta l'Europa.

Nelle ultime settimane, mentre eravamo occupati a seguire i risultati del referendum italiano e in misura minore le presidenziali in Austria, dove un candidato in odore di neonazismo ha perso di poco, in Francia sono successe molte cose: il presidente François Hollande, oggi uno dei leader più impopolari del mondo occidentale, ha annunciato che non si ricandiderà; il suo primo ministro, Manuel Valls, si è dimesso, con l’intenzione di candidarsi al suo posto; nel frattempo François Fillon ha vinto le primarie del partito conservatore. La Francia è uno dei tre Paesi europei dove si vota nel 2017 e dove le destre radicali, euroscettiche e xenofobe, sono date pericolosamente in ascesa (gli altri due sono la Germania e i Paesi Bassi): secondo diversi analisti le elezioni francesi saranno un test importante per la tenuta dell’Unione europea, e più in generale per la tenuta degli equilibri delle democrazie europea. A complicare le cose, c’è il fatto che la République versa in una situazione difficile su diversi fronti: da un lato quello della sicurezza, dopo gli attentati di Parigi e di Nizza; dall’altro quello economico, con un Pil stagnante, una disoccupazione alta e una serie di riforme in agenda, che però stanno creando divisioni; e infine il versante socio-culturale, dove le tensioni più forti riguardano la minoranza musulmana e la conciliazione tra libertà di credo e la laicità dello spazio pubblico.

La scelta di Hollande è stata a dire poco obbligata: secondo un sondaggio di Novembre, soltanto il quattro per cento dei francesi ritiene che stia facendo un buon lavoro, mentre appena il 12 per cento sarebbe disposto a votarlo alle elezioni presidenziali. L’andamento del suo indice di popolarità, il peggiore della storia recente dei presidenti francesi, indica una forte correlazione negativa con la sicurezza nazionale: a ogni attentato – Charlie Hebdo, HyperCacher, Bataclan, e Nizza – Hollande ha perso punti. A uscirne nettamente indebolito anche il suo partito socialista: in Francia, che ha un sistema presidenziale, si vota con il secondo turno; e per il momento lo scontro più probabile sembra quello tra i conservatori e il Front National (poi, certo, si vota ad aprile e da qui ai prossimi mesi il clima potrebbe cambiare).

Francia

Non sarebbe la prima volta che la destra radicale va al ballottaggio. Accadde nel 2002, ma era una situazione molto diversa: 14 anni fa Jean-Marie Le Pen, padre di Marie, batté, a sorpresa e per un soffio (16,9% contro 16,2), i socialisti di Lionel Jospin al primo turno, per poi essere polverizzato dal gollista Jacques Chirac al secondo; adesso la posizione del Front National è più consolidata e s’inserisce in un contesto più ampio di avanzamento delle destre radicali e dei populismi nel mondo occidentale, c’è chi al primo turno dà Marine intorno al trenta per cento e, per quanto improbabile, una sua vittoria al secondo non sembra così inconcepibile.

Il risultato è che le scelte dei due principali partiti mainstream sono state dettate dall’esigenza di contenere Le Pen e fare fronte a un elettorato sempre più disaffezionato alla politica tradizionale: in un contesto di incertezza e di malcontento, mentre in Francia come in altri Paesi tira un’aria di sovvertimento degli ordini politici, conservatori e socialisti hanno giocato in difesa. Nel caso dei Républicains giocare in difesa, cioè in funzione anti Le Pen, ha significato passare al contrattacco: la cosiddetta destra gollista (anche se nella contingenza specifica la parola “gollista” potrebbe essere fuorviante) ha eletto alle primarie il candidato più a destra, l’ex primo ministro François Fillon, che ha sconfitto Nicolas Sarkozy e Alain Juppé. Secondo alcuni Fillon è il candidato ideale per sconfiggere il Front National al secondo turno, e i sondaggi attuali (per quel che possono valere, specie visto che manca ancora il nome del candidato socialista) sembrano confermarlo. Su alcuni temi, Fillon quasi si sovrappone con Marine Le Pen: vuole ridurre l’immigrazione, ha usato parole molto dure sull’Islam radicale, ed è apertamente filo-putiniano. Alcuni considerano queste posizioni, che di fatto rappresentano uno spostamento a destra del baricentro politico francese, come una necessità per sottrarre voti agli estremisti; secondo altri è un’ammissione implicita che la destra radicale ha già vinto, almeno in senso culturale.

Francia Parigi

I toni forti su questioni tradizionalmente lepeniane (immigrazione, Islam, sicurezza) non sono però l’unico fattore che fanno di Fillon un candidato atipico per la destra gollista. Dove per “gollista” s’intende quella tipologia, prettamente francese, di conservatori fedeli ai cosiddetti “valori repubblicani”, cioè laici; orgogliosamente nazionalisti, ma non nell’accezione etno-identitaria del termine; e, soprattutto, piuttosto interventisti, almeno per i canoni conservatori, in fatto di economia. Dal canto suo, Fillon è un cattolico praticante, e anche questa è una sovrapposizione con il Front National, tendenza Marion però. Ma, soprattutto, Fillon è un liberista: crede in una politica di laissez faire, vuole portare avanti riforme economiche, liberalizzare il mercato del lavoro, abbassare le tasse, tagliare la pubblica amministrazione, alzare l’età pensionabile. Per questo è stato soprannominato “il Thatcher francese”. E in questo è molto diverso dal Front National, che, oltre a un referendum sull’uscita dall’eurozona, propone di abbassare l’età pensionabile e revocare gli accordi di libero scambio.

In tutto questo, si diceva, resta aperta la partita tra i socialisti e la sinistra più in generale: il premier Valls, per l’appunto, si è dimesso per candidarsi alle primarie, e c’è chi dice che sia stato lui a convincere Hollande a non ripresentarsi, ma non sarà facile distaccarsi dall’immagine di un governo impopolare. Inoltre, sempre da sinistra, l’ex ministro dell’Economia Emmanuel Macron ha annunciato la sua candidatura da indipendente. La sinistra è molto divisa, e questo di per sé è preoccupante. La cosa più preoccupante però è che è proprio sui voti della sinistra che i Républicains dovranno contare in un eventuale secondo turno con Le Pen. E, come s’è visto, non sempre la sinistra, specie quella più radicale, è disposta a fare argine all’ondata dei populismi.

Nelle foto: esibizione aerea per il 14 luglio, Parigi, 2016 (STEPHANE DE SAKUTIN/AFP/Getty Images)
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