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Peter Berg e le cine-spintarelle

Quando un grande autore raccomanda un giovane regista: l'esempio di Mann e Berg, che esce ora con Battleship

C’è un bellissimo aneddoto che ha a che fare con un grande regista, William Friedkin. Il regista de L’Esorcista, quando era un ragazzo, usciva con la figlia di Howard Hawks, ovvero uno dei più grandi registi di sempre. SusannaUn Dollaro d’Onore, giusto per citare due film a caso diretti da Hawks. Una sera, il giovane Friedkin prese il coraggio a due mani, si presentò al padre della sua ragazza, per poi chiedergli un consiglio per il suo futuro esordio nel mondo del cinema. Howard Hawks suggerì al ragazzo di girare qualche bella sequenza di inseguimento, perché il pubblico moderno (siamo nel 1971) sembrava essere molto attratto da quel genere di film. E William Friedkin esordì al cinema con un film come Il Braccio Violento della Legge. Un film che ha letteralmente ridefinito il concetto di inseguimento nella Storia del Cinema. E scrivo appositamente Storia con la S maiuscola. Vi racconto questa storiella perché ve la potete giocare tranquillamente per fare bella figura con qualcuno (e non vi chiedo neanche di citare la fonte. Questo per farvi capire che bella persona sono), ma soprattutto per introdurre l’argomento della giornata. Capita spesso che registi più che affermati si spendano in elogi e consigli verso giovani esordienti, regalando a questi ultimi, con un semplice colpo di bacchetta magica, un’aria autoriale. Pensate a quanti danni ha fatto Quentin Tarantino: quante volte nella vostra vita vi è capitato di leggere dichiarazioni del noto regista a proposito di filmetti che poi si sono rivelati essere delle mezze ciofeche? “Dal regista che una volta è stato salutato in pizzeria da Tarantino (che l’avevo confuso con un suo compagno del liceo)”. E poi ti trovi davanti una roba come Hostel. Che può anche piacere, sia chiaro. Ma che poco ha a che spartire con Jackie Brown, ecco.

Uno dei più grossi fraintendimenti degli ultimi anni è stato quella che vede come protagonisti Michael Mann, un vero e proprio gigante, e Peter Berg, un simpatico guascone che al momento è in testa alle classifiche di tutto il mondo con un film comeBattleship. Metto le mani avanti e dico che Battleship è un ottimo pop corn movie che soddisfa la volontà dello spettatore che paga il biglietto del cinema per vedere un film con i buoni, i cattivi, le esplosioni e Rihanna che imbraccia mitra e cannoni grossi come un armadio a quattro ante. Detto questo, va detto che tra Battleship e il cinema di Mann ce ne passa. Eppure a inizio carriera Peter Berg era stato indicato come uno dei futuri Grandi Autori del cinema statunitense, proprio grazie all’interessamento di Mann. Correva l’anno 2007 e vedeva il buio delle sale cinematografiche il quarto film da regista di Berg, The Kingdom, interpretato da Jamie Foxx, Chris Cooper e Jennifer Garner. Parliamo di un film all’epoca caldissimo, che parlava dei bombardamenti di Riyhad del 2003, girato con uno stile a cavallo tra l’action classico americano e un’aria apertamente documentaristica. Un prodotto dunque, sulla carta, d’attualità, girato con classe e stile, con un cast pieno di premi Oscar. Una pellicola quindi inseribile nel filone dei nuovi war movie democratici, progressisti e “intelligenti” (la categoria più pericolosa del mondo), come Three Kings oJarhead. In più, c’era appunto il nome di Michael Mann che campeggiava sulla locandina del film. Bè, se lo consiglia Mann non può essere un brutto film! E infatti The Kingdom non è un brutto film, ma non ha nulla a che fare con quello che ci si aspettava. E dire che c’era da aspettarselo.

Peter Berg è un attore, sceneggiatore e regista americano. Incredibilmente americano. Come attore lo avete probabilmente visto recitare in film come Sotto Shock di Wes Craven o Cop Land di James Mangold. Come sceneggiatore ha scritto la serie Tv Chicago Hope, l’action movie The Losers ma soprattutto la serie Friday Night Light. L’avete mai vista? È quella che parla di una squadra di football americano texana e che sottolinea tutte le sequenze post discorsone del coach, ovvero quelle in cui si dovrebbe provare il picco d’emozione con delle vedute dall’alto dello stadio e con dei pezzi degli Explosion in the Sky. Come regista poi ha regalato alla settima arte film come Cose Molto CattiveHancocke il film di Friday Night Lights, quello da cui nasce la serie TV. Insomma, lo dico con tutto il rispetto del mondo, Peter Berg è uno dei registi più “americani” in circolazione. Americano nel senso che ha una precisa idea di entertainment, più simile a quello di un Michael Bay piuttosto che a quello di Michael Mann. L’idea pubblicitaria di accostare il nome di Berg a quello di Mann ha ovviamente funzionato a livello distributivo (ribadisco: un film che esce con il nome di Mann sulla locandina, si guadagna automaticamente una larga fetta di pubblico), ma è in qualche modo ingannevole. Come già abbiamo scritto riguardo all’affaire riguardante il trailer del film Drive, così facendo si rende un cattivo servizio al regista e ai suoi prodotti. I fruitori dei suoi film, una volta messi di fronte ai suoi prodotti, si sentono in qualche modo ingannati. Fortunatamente è stato lo stesso Berg a mettere le cose a posto con il suo ultimo film, Battleship.

Battleship è un film prodotto dalla società statunitense di giocattoli Hasbro, la stessa dei Transformers. La storia è quella di un’invasione aliena fermata da dei buoni, bravi, fieri e belli militari americani a suon di cannonate sparate con una certa disinvoltura da una vecchia portaerei. Come in molti stanno dicendo in questi giorni, l’ultimo lavoro di Berg sembra una versione più leggera e meno seriosa proprio dei film dedicati ai Transformers. Come se si potesse trovare della seriosità nei film di Bay. Puro intrattenimento sparato ad altissimo volume, come le canzoni degli AC/DC che compongono la colonna sonora. Se si accetta di vedere quello che solitamente viene definito “un’americanata” – termine orribile che non vuol dire nulla e il cui utilizzo andrebbe multato o perseguito legalmente –Battleship è il massimo della vita. In questo caso, veramente, si mantengono le promesse fatte e si rende giustizia a un regista che evidentemente è sempre stato interessato a fare solo una cosa con i suoi film: divertire il pubblico. Con buona pace dell’Autore Michael Mann.


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