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Come un papa diventa una popstar

La copertina di Francesco su Rolling Stone e gli stereotipi papali: perché Bergoglio è il papa buono mentre Ratzinger ha dovuto recitare la parte del cattivo.

Sulla copertina della rivista Rolling Stone c’è Bergoglio che sorride, titolo: «Francesco: papa pop». Francesco è il papa che piace ai giovani, il papa che conquista intellettuali e anticlericali. Rilascia lunghe interviste ad atei come Eugenio Scalfari, piace agli agnostici come Francesco Guccini: «La rivoluzione di Francesco è vera e sentita» (intervista a Guccini del 2015). Francesco è davvero così diverso dagli altri papi? Ogni papa ha la sua accoglienza mediatica. Prima ancora che parli o agisca se ne costruisce un mito.

roPer la narrazione di Francesco sono bastate le prime quattro parole, «fratelli e sorelle buonasera», e si sono sciolti tutti. Diventa papa il 13 marzo 2013 e sette giorni dopo la sua leggenda è già scritta per intero: sarà raccontato e venduto come un Rivoluzionario. A una settimana dall’elezione, il 20 marzo, su Repubblica Concita De Gregorio scrive: «Appare da un lato della basilica sugli schermi giganti come un punto bianco che rotola silenzioso: sembra una grande goccia di latte che scivola attraverso i corridoi lasciati vuoti dalle transenne. Occupa lo spazio come un liquido. Avanti diritto, poi a destra, poi a sinistra, poi di nuovo a destra. Sta in piedi sull’auto, non ha protezioni. La folla lo chiama per nome, Francesco, lui si volta e a ciascuno sorride, prende in braccio un bambino che piange, poi fa cenno al conducente di fermarsi, ha visto qualcosa, vuole scendere».

In sette giorni non si incide su nulla – figuriamoci sulla storia millenaria della Chiesa – ma i giornali hanno bisogno di nuovi eroi, di simboli, di storie da vendere: Francesco è l’uomo che deve far dimenticare gli scandali, la corruzione, e le divisioni interne della Chiesa. Il 20 marzo per Concita De Gregorio è già «quello di cui c’era bisogno: un rivoluzionario». Francesco è diverso da Benedetto. Francesco è l’opposto di Benedetto. Sette giorni dopo l’elezione ci sono già tutti gli elementi per la copertina di Rolling Stone.

Pope Attends Palm Sunday

Anche la narrazione di Ratzinger è scoccata con l’elezione. L’accoglienza è di segno opposto ma con meccanismi identici. Benedetto XVI è eletto il 19 aprile 2005, sul sito di Indymedia viene pubblicato un fotomontaggio che ritrae il papa sorridente mentre indossa l’uniforme nazista e con un drappo munito di svastica sullo sfondo e la scritta «Papa nazista» (il sito viene oscurato perché il Gip del Tribunale di Roma riscontra gli estremi del reato di vilipendio della religione). Il giorno dopo l’elezione, il 20 aprile 2005, il quotidiano Il Manifesto titola in prima pagina «Il pastore tedesco». Il papa viene associato a un cane, il cane simile al lupo, una bestia che ringhia piena di rabbia. Anche il britannico Sun titola a caratteri cubitali «From the Hitler Youth to Papa Ratzi».

Dal momento dell’elezione si estrapolerà di ogni discorso di Benedetto XVI la frase giusta per incrementare la leggenda: ogni parola e gesto sarà la conferma della sua ferocia. Come per Francesco: ogni giorno il papa apre ai gay, ogni giorno apre ai divorziati, ogni giorno il papa agisce come una persona comune: va dall’ottico per cambiare montatura degli occhiali rotti, va in farmacia per acquistare scarpe ortopediche. Ogni sua improvvisata in un negozio fa il giro del mondo. Il papa annuncia un Giubileo della misericordia e i giornali si commuovono. Ma gli altri giubilei cosa celebravano? Tornando in aereo da Manila papa Ratzinger associa la teoria gender ad altri tipi di «colonizzazione ideologica», dice che «le dittature del secolo scorso hanno fatto la stessa cosa. Sono entrate con la loro dottrina. Pensate ai balilla, pensate alla gioventù hitleriana». Anzi no, non è Benedetto a dirlo, è Francesco, e quindi il giorno dopo, per fare titoli, i giornali estrapolano un’altra frase dell’intervista: «Il Papa invita alla procreazione responsabile: “I cattolici facciano figli, ma non come conigli”».

Pope Benedict XVI Holds His Final General Audience Before His Retirement

Anche i detrattori di Bergoglio lo schiacciano su posizioni estreme: «Parla di diritti dell’uomo, solidarietà, sfruttamento, diversità, ecologia, globalizzazione, immigrazione. Non parla di aborto, eutanasia, matrimonio omosessuale. Parla dei temi che piacciono, non di quelli che fanno discutere» (Éric Zemmour, in Francia). Oppure: «Si occupa di ecologia, di acque reflue e della sopravvivenza di zanzare e vermi, ma – per esempio – ha accantonato la tragedia epocale dell’aborto» (Antonio Socci). Benedetto XVI e Francesco non cambiano una virgola del catechismo della Chiesa cattolica, non spostano di un millimetro la dottrina, né riscrivono il Vangelo o modificano i dogmi, né cambia la loro influenza sulla politica italiana (il papa tuona di non aver invitato il sindaco di Roma Ignazio Marino all’incontro mondiale delle famiglie a Filadelfia, e in breve il sindaco sarà defenestrato). Cambiano solo scarpe, accento e sorrisi. Eppure a uno sarà impedito di parlare all’Università La Sapienza, nel 2008, a causa di «manifestazioni studentesche contrarie all’invito», l’altro un mese fa è accolto con entusiasmo all’Università di Roma Tre. Furore ideologico, seconda parte. Ora è sulla copertina della più importante rivista di musica. Come una rockstar. La copertina di Rolling Stone esce per i quattro anni di pontificato ma era pronta il giorno dell’investitura.

Immagini Getty Images
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