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Paninari e Leopolda, controreplica di Robertini

Giovanni Robertini, autore televisivo, ieri ha scritto sul suo blog su il Post un pezzo intitolato I nuovi paninari della Leopolda, tirando in ballo alcuni nostri tweet dal Big Bang renziano. Siamo tornati stamane sull’argomento con un pezzo di Federico Sarica cui qui Robertini con eleganza risponde.
Sotto l’ulteriore chiosa del direttore.

 

Ciao Federico,

prima di tutto una precisazione: non ho scambiato i tweet che hai fatto dalla Leopolda per militanza incondizionata. Tutt’altro: come nella migliore tradizione di quei reportage americani che ci hanno cresciuti e che ci hanno avvicinato alla lettura e alla conoscenza di un mondo, tu sei stato l’unico tra quelli che ho letto ad aver aggiunto anche un po’ di colore, mettendo in luce che quella dello scorso weekend fosse non solo una manifestazione politica ma la vetrina di un modo d’essere e di vedere le cose nuovo e diverso, nei consumi culturali e – perché no, è pure quella cultura – nel look. Io fossi stato lì avrei fatto lo stesso.

Detto questo, altre due cose: non faccio politica e non mi piace la proposta politica di Renzi.

Il problema secondo me sta nel discorso che fai sugli “stili di vita”. Il mio avere un Ipad e un Mac (e il frigo della Smeg identico a quello della Leopolda, regalo di mammà) mi avvicina tanto a Renzi quanto ai romani che si sono messi in fila da Trony per gli sconti, bloccando il traffico settimana scorsa. Che sia reale o aspirazionale, ideologizzata o aspramente criticata, questa omologazione dei consumi più contemporanei e progressisti, non può e non deve essere l’unico tratto distintivo di una presunta futura classe dirigente. Mtv, Steve Jobs, Facebook e i mitici baretti berlinesi ci rendono come dici tu “sereni, capaci e soddisfatti di esserlo”, ma non in grado di cambiare le cose. Sarò pessimista, ma non penso che un Wiki Pd possa essere meglio di un normale Pd.

Quanto alle critiche su Renzi, la questione non è essere fighetti o meno, quella è solo una questione di forma. Una bellissima forma, liscia, ultrasottile, ipertecnologica, touch screen, ma appunto forma. L’hardware verrà, ma per ora non l’ho visto.

Con affetto, Giovanni

 

 

Caro Giovanni,

Grazie per la rettifica. Prendo atto che il paninari era più per chi è salito sul palco che per noi.

Per il resto in realta’ il pezzo, tranne il finale, l’ho scritto prima di leggere il tuo, dopo un weekend di velati insulti e ironie di amici e conoscenti perché sono andato da quel fighetto di Renzi.

La critica al software la trovo ridicola, incoerente e fuori tempo massimo.
Sarebbe bello iniziare a confrontarsi sull’hardware che, capisco non faccia piacere ammetterlo, c’e’ eccome.
Come ha fatto notare da poco Christian Rocca sul suo blog (e non solo lui), si stanno delineando nel centrosinistra due visioni contrapposte, culturalmente ancora prima che politicamente: una socialista, libertaria, statalista, che sostiene che al centro di tutto vadano messi i diritti, a costo di rallentare. Ed è quella che sostengono, con sfumature diverse, Camusso, Vendola, Bersani. Poi ne esiste un’altra che possiamo definire liberale e che mira ad accelerare e a semplificare, mettendo insieme pubblico e privato, e che sostiene che al centro di tutto vadano messe le opportunità, coi rischi che cio’ comporta. Ed è la linea di Renzi e in parte di Chiamparino (due che proprio male male non hanno fatto).
Su questo si dovrebbe litigare costruttivamente, non sull’iPad, lo Smeg e Steve Jobs (che Dio li benedica).

Saluti, Federico

 

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