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I panini Autogrill: un classico nel futuro

Dal mitologico Camogli alla nuova linea, che unisce ricette gourmet e tradizioni regionali.

Di Mattia Carzaniga

L’Autogrill di Lainate, Milano, nome ufficiale Villoresi Est o Ovest a seconda di come ci arrivi, è certamente il più famoso d’Italia. Da una parte (Est, direzione Laghi) c’è quella specie di comignolo che pare un vulcano, forse perfino una chiesa moderna. Dall’altra (Ovest, direzione Milano) svetta quella struttura sospesa da film di fantascienza con gli ottovolanti e gli ultracorpi, la progettò l’architetto Angelo Bianchetti nel 1958, allora non si chiamavano archistar eppure lui finì dentro un numero di Life Magazine, fu Storia. Veniamo da Milano e dunque ci fermiamo a Est, e subito ti accorgi che il segno è diverso, il passato è diventato futuro. Il vulcano adesso è un tappeto di pannelli solari, l’avanguardia della sosta stradale di ieri è oggi la contemporaneità dell’ecosostenibile, del traffico consapevole.

C’è aria fresca pure dentro, rinnovato di recente, nei frigoriferi ci sono i succhi biologici e vicino ai giornali troneggia un espositore con le Lonely Planet di «Milano e Lombardia», questo non è più solo un luogo di passaggio ma un puntino su una nuova mappa turistica, la città dell’Expo e il Lake District, che nell’immaginario forestiero è il nuovo Chianti, e tutto quel che c’è da scoprire in mezzo. Siamo qui, «somewhere in Northern Italy» (da Chiamami col tuo nome, il film che ha rilanciato su scala internazionale questo Nord piatto e sconosciuto, vedremo forse i frutti nei prossimi anni), e facciamo i conti con un altro cortocircuito dell’immaginario tra passato e presente. C’è aria fresca, si diceva, e la sintesi potrebbe già essere: è l’evoluzione della Rustichella.

Autogrill è ormai parte della tradizione italiana. È «il primo operatore nel mondo nei servizi di ristorazione per chi viaggia», oggi ha quarantun anni e si fa una domanda: che cosa resiste del passato, dov’è il futuro? Si procede a passi meno piccoli di quel che sembra, si comincia dai panini che sono un totem nazionale, una denominazione d’origine controllata assegnata direttamente dagli automobilisti, la grande madeleine collettiva di una nazione. La Rustichella, appunto, e il Camogli (il primo, classe 1981), e l’Apollo con la cotoletta, fino al più recente Bufalino, una lunga lista di pause, ricordi, fughe dalle code, nottate fameliche, pranzi coi bambini, gite del fine settimana, «ce lo smezziamo?», «forse oggi cambio», e via così. I pilastri restano tutti, non si fa innovazione senza avere le basi solide, ben piantate per terra.

Poi però guardi la vetrina del bar ed è tutto nuovo. Autogrill, negli anni, ha dato retta al sogno del chilometro zero, lui che di chilometri ne macina da sempre a migliaia, su una rete che va da Aosta a Brindisi. Ha ascoltato i consulenti giusti, attivando il cosiddetto Spazio Fucina: alla pizza ha messo Renato Bosco, alla pasticceria Luca Montersino, come orchestrali specializzati nel loro strumento. Ha cambiato, forse rischiato, oggi presenta la nuova collezione dell’estate 2018 e di tutte le stagioni che verranno. Restano i Grandi Classici, che sono appunto il Camogli e i suoi fratelli, poi ci sono quelli “Dalla cucina” con tentazioni gourmet (per dire: ora ti fermi nel profondo Piemonte e puoi mangiare un bagel con salmone e avocado, nome di battesimo Norvegese), e poi i “Benvenuti a”, cioè i regionali, i chilometro zero per davvero, a Milano becchi il tautologico salame Milano, a Norcia la porchetta, in Valtellina la bresaola, ma poi tutte le carte si mischiano, e allora a Norcia puoi trovare anche il salame Milano. C’è pure il primo club sandwich vegano, coi semi di lino e la curcuma. Torna in mente il guidatore anni Ottanta che si fermava per un tradizionale prosciutto-e-formaggio, chissà che cosa penserebbe oggi, probabilmente si avventurerebbe suoi nuovi arrivati senza timore.

Anche il pane è nuovo, fatto coi grani antichi, i cereali selezionati qua e là, si trovano anche nel nuovo Ciao, il self-service pure lui ridisegnato. Fino a ieri c’erano solo i classici panini di grano tenero, adesso è tutta una piccola bakery (oggi si dice così) ad accompagnare brividi street food (oggi si dice così) come le ali di pollo, e poi le insalatone perché dobbiamo stare leggeri, mangeremo di più quando saremo arrivati a destinazione, e dentro la tua ciotola fai-da-te ci metti i super food (oggi si dice così) come il cavolo nero, e infatti le insalate si chiamano Super Life, è un mondo nuovo sul serio.

Il pannello sopra la macchina del caffè annuncia l’altra novità solo estiva, ovverossia la caffetteria fredda in diciotto versioni, dal classico shakerato al frappuccino, e la iced-cioccolata, pure questa è una roba che non si era mai vista, «al massimo chiedevi un cubetto di ghiaccio nella tazzina, ma al Sud è più facile, qua ti guardano un po’ storto», dicono al bancone. Ci si immagina nuove special edition per il futuro: che so, la linea natalizia? All’Autogrill finiremo per mangiare anche il panettone? Intanto si vocifera di un imminente tiramisù firmato.

«I bisogni dei consumatori sono cambiati», fanno sapere dall’azienda. Con una postilla che è una realtà già evidente: negli ultimi anni l’investimento principale della società, che con le sue propaggini (una per tutte: Motta) opera ovunque nel mondo, è stato fatto in Italia, per l’Italia. E i panini di Autogrill sono il simbolo, l’icona, da lì era giusto partire e tornare, come in un cerchio. Alla fine, seduto a un tavolino dentro il vulcano ecosostenibile, ho mangiato un club sandwich (non vegano). Mica potevo resistere a questa botta di modernità.

 

In testata: una gallery dell’Autogrill di Lainate: all’interno: il nuovo panino Norvegese e il Benvenuti a Milano

Studio X Autogrill

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